Il sito web non è più attivo e – a parte qualche eventuale e rarissima eccezione – non sarà più aggiornato. Resterà comunque pubblico e accessibile a tutte e a tutti coloro che avranno piacere a visitarlo.
Ringrazio di cuore tutte e tutti coloro hanno apprezzato il mio lavoro nel corso di questi lunghi anni.
Laura Violet Rimola
14 febbraio 2024
9 gennaio 2023
Il Santuario di Oropa, antico tempio naturale della Madre Nera
Santuario di Oropa – Oropa – Biella – PIEMONTE
L’antico tempio naturale della Madre Nera
Considerato fra i luoghi di culto più importanti delle Alpi, il Santuario di Oropa sorge a circa 1200 metri di altitudine su un vasto pianoro, simile a un anfiteatro naturale circondato dalle vette delle montagne, ed è ritenuto sacro sin da tempi remoti. Fu infatti centro spirituale femminile dedicato alla Grande Madre e alle sue manifestazioni naturali molto prima che il cristianesimo vi mettesse radici, costruendo le sue chiese.
I fedeli vi si recano per pregare e chiedere guarigione alla Madonna Nera, custodita all’interno della Basilica Antica, ma è raro che conoscano le origini del santuario e i suoi siti più magici e potenti, fatti di rocce millenarie, boschi e corsi d’acqua.
I centri più noti e frequentati del santuario sono infatti le due Basiliche, diverse per valore e importanza. La Basilica Antica, piccola e accogliente, risalente al 1600 – nata come voto fatto dalla Città di Biella durante la grave epidemia di peste avvenuta nel 1599 – e ultimata nel 1620, è da considerarsi l’edificio più rilevante; quella nuova, la Basilica Superiore, o Basilica Nuova, molto più spaziosa, è stata costruita alla fine del 1800 – la prima pietra venne posata nel 1885 – e consacrata nel 1960, con lo scopo di contenere comodamente il grande flusso di fedeli in visita al santuario, troppo numerosi per poter assistere alle funzioni nella piccola Basilica Antica.
Accanto alle due Basiliche si snoda il percorso del Sacro Monte, con le numerose cappelle disseminate sul versante della montagna, mentre all’interno del complesso, sul lato sinistro, si trovano gli appartamenti reali dei Savoia e il Museo dei Tesori di Oropa, nel quale sono custoditi i preziosi gioielli che, una volta ogni cento anni, adornano la statua della Madonna Nera durante il rituale dell’incoronazione.
I misteri più antichi di Oropa, però, sono legati alla terra su cui sorge il Santuario, ed emergono anche dalle varie leggende sulla sua origine e su quella dell’emblematica Madonna Nera.
L’antico tempio naturale della Madre Nera
Considerato fra i luoghi di culto più importanti delle Alpi, il Santuario di Oropa sorge a circa 1200 metri di altitudine su un vasto pianoro, simile a un anfiteatro naturale circondato dalle vette delle montagne, ed è ritenuto sacro sin da tempi remoti. Fu infatti centro spirituale femminile dedicato alla Grande Madre e alle sue manifestazioni naturali molto prima che il cristianesimo vi mettesse radici, costruendo le sue chiese.
I fedeli vi si recano per pregare e chiedere guarigione alla Madonna Nera, custodita all’interno della Basilica Antica, ma è raro che conoscano le origini del santuario e i suoi siti più magici e potenti, fatti di rocce millenarie, boschi e corsi d’acqua.
I centri più noti e frequentati del santuario sono infatti le due Basiliche, diverse per valore e importanza. La Basilica Antica, piccola e accogliente, risalente al 1600 – nata come voto fatto dalla Città di Biella durante la grave epidemia di peste avvenuta nel 1599 – e ultimata nel 1620, è da considerarsi l’edificio più rilevante; quella nuova, la Basilica Superiore, o Basilica Nuova, molto più spaziosa, è stata costruita alla fine del 1800 – la prima pietra venne posata nel 1885 – e consacrata nel 1960, con lo scopo di contenere comodamente il grande flusso di fedeli in visita al santuario, troppo numerosi per poter assistere alle funzioni nella piccola Basilica Antica.
Accanto alle due Basiliche si snoda il percorso del Sacro Monte, con le numerose cappelle disseminate sul versante della montagna, mentre all’interno del complesso, sul lato sinistro, si trovano gli appartamenti reali dei Savoia e il Museo dei Tesori di Oropa, nel quale sono custoditi i preziosi gioielli che, una volta ogni cento anni, adornano la statua della Madonna Nera durante il rituale dell’incoronazione.
I misteri più antichi di Oropa, però, sono legati alla terra su cui sorge il Santuario, ed emergono anche dalle varie leggende sulla sua origine e su quella dell’emblematica Madonna Nera.
19 dicembre 2020
Tracce di sacro femminino al Duomo di Novara
Cattedrale di Novara e Battistero – Novara – PIEMONTE
Il sacro femminino celato
Certe volte penso che non sia tanto io a cercare i luoghi sacri pre-cristiani, ma che siano loro a cercare me. O forse sono entrambe le cose.
Ieri mi sono concessa un’oretta in centro a Novara per vedere le decorazioni natalizie, in particolare quelle del Broletto, con il lungo corridoio ad arco luminoso e luccicante, che si percorre camminando letteralmente sulle parole di Gianni Rodari, fra gli abeti decorati e l’atmosfera antica tipica di questa zona di Novara.
Sempre più insofferente alle persone, però, ho resistito poco e pensando di scattare qualche foto quando si fossero ridotte – o meglio, dissolte nel nulla – mi sono infilata di fronte, nell’imponente cortile deserto e quasi silenzioso della Cattedrale. Sembra assurdo ma, pur abitando vicino a Novara, non ero mai stata dentro la Cattedrale, e tantomeno nel Battistero di origine paleocristiana.
Ci sono entrata ieri per la prima volta, preferendo prima il Battistero, e se sul subito ho notato il presepe, allestito all’interno, in un secondo momento mi sono resa conto che, proprio lì, c’era qualcosa di particolare. Si notano le rovine di una costruzione precedente, è presente una sorta di stretta vasca cilindrica dall’aspetto particolare, e soprattutto, al centro dello spazio ottagonale, c’è la piccola vasca battesimale, alla quale si accede grazie a qualche gradino.
Ho camminato intorno alla vasca, percorrendo il Battistero rotondo, notando appena le grandi nicchie affrescate, perché lo stile degli affreschi non mi diceva nulla, ma uscendo mi sono ripromessa che avrei fatto una breve ricerca sul luogo appena tornata a casa, perché l’istinto mi diceva che quel posto aveva qualcosa da raccontare.
Il sacro femminino celato
Certe volte penso che non sia tanto io a cercare i luoghi sacri pre-cristiani, ma che siano loro a cercare me. O forse sono entrambe le cose.
Ieri mi sono concessa un’oretta in centro a Novara per vedere le decorazioni natalizie, in particolare quelle del Broletto, con il lungo corridoio ad arco luminoso e luccicante, che si percorre camminando letteralmente sulle parole di Gianni Rodari, fra gli abeti decorati e l’atmosfera antica tipica di questa zona di Novara.
Sempre più insofferente alle persone, però, ho resistito poco e pensando di scattare qualche foto quando si fossero ridotte – o meglio, dissolte nel nulla – mi sono infilata di fronte, nell’imponente cortile deserto e quasi silenzioso della Cattedrale. Sembra assurdo ma, pur abitando vicino a Novara, non ero mai stata dentro la Cattedrale, e tantomeno nel Battistero di origine paleocristiana.
Ci sono entrata ieri per la prima volta, preferendo prima il Battistero, e se sul subito ho notato il presepe, allestito all’interno, in un secondo momento mi sono resa conto che, proprio lì, c’era qualcosa di particolare. Si notano le rovine di una costruzione precedente, è presente una sorta di stretta vasca cilindrica dall’aspetto particolare, e soprattutto, al centro dello spazio ottagonale, c’è la piccola vasca battesimale, alla quale si accede grazie a qualche gradino.
Ho camminato intorno alla vasca, percorrendo il Battistero rotondo, notando appena le grandi nicchie affrescate, perché lo stile degli affreschi non mi diceva nulla, ma uscendo mi sono ripromessa che avrei fatto una breve ricerca sul luogo appena tornata a casa, perché l’istinto mi diceva che quel posto aveva qualcosa da raccontare.
28 luglio 2020
Le Filatrici Silenti della Val di Vizze
Val di Vizze e Vipiteno – Bolzano – TRENTINO ALTO ADIGE
Le filatrici silenti delle paludi e la Dea coronata di gemme
“A chi percorre i prati e sosta nelle vallette umide, sulle sponde paludose dei laghetti e delle polle dove i pennacchi bianchi ondeggiano al minimo soffio, capita di vedere delle fanciulle sedute a filare. Non parlano tra di loro né cantano. Se muovono gli occhi od il capo per guardare lo specchio che si increspa o per osservare la montagna od il cielo, lo fanno con un’assente compostezza, come se il pensiero fosse costantemente altrove e quello che intorno capita non le interessi.
(…) Sono le vergini che la Dea coronata di gemme ha rapito non appena la morte le ha toccate.”
Si narra di loro, le filatrici silenti, in Val di Vizze, vicino a Vipiteno, in provincia di Bolzano, e hanno un forte legame con l’ambiente umido e misterioso delle paludi di montagna. La Dea coronata di gemme le ha raccolte, appena morte, e le ha poste sulle rive a filare, dove trascorrono giorni e notti, e non vedono, né si curano di nulla.
Non partecipano al gioioso corteo, alle danze e alle corse selvagge, al seguito della Dea, ma restano impassibili, e continuano a filare.
Le filatrici silenti delle paludi e la Dea coronata di gemme
“A chi percorre i prati e sosta nelle vallette umide, sulle sponde paludose dei laghetti e delle polle dove i pennacchi bianchi ondeggiano al minimo soffio, capita di vedere delle fanciulle sedute a filare. Non parlano tra di loro né cantano. Se muovono gli occhi od il capo per guardare lo specchio che si increspa o per osservare la montagna od il cielo, lo fanno con un’assente compostezza, come se il pensiero fosse costantemente altrove e quello che intorno capita non le interessi.
(…) Sono le vergini che la Dea coronata di gemme ha rapito non appena la morte le ha toccate.”
Si narra di loro, le filatrici silenti, in Val di Vizze, vicino a Vipiteno, in provincia di Bolzano, e hanno un forte legame con l’ambiente umido e misterioso delle paludi di montagna. La Dea coronata di gemme le ha raccolte, appena morte, e le ha poste sulle rive a filare, dove trascorrono giorni e notti, e non vedono, né si curano di nulla.
Non partecipano al gioioso corteo, alle danze e alle corse selvagge, al seguito della Dea, ma restano impassibili, e continuano a filare.
27 luglio 2020
Cignana e il Castello delle Dame Bianche
Cignana – Valtournenche – Aosta – VALLE D’AOSTA
Il villaggio sommerso e la leggenda del Castello delle Dame Bianche
“Allora la visione si fece nitida, la bruma biancastra cominciò a turbinare, salì su per la parete, toccò la cima del castello diruto, ridiscese in una sella, risalì, parve spezzettarsi, ma erano le Fate che si tenevano per mano, i veli splendenti che il vento scomponeva. La corsa delle Dame Bianche si fermò, riprese, girò come un mulinello, scomparve dietro uno spuntone nero, riapparve sul ghiacciaio concavo, sostò sotto il castello e la danza ebbe inizio.”
Questa è una piccola parte di una antica leggenda che si raccontava a Cignana, un piccolo villaggio delle alpi valdostane che ora non esiste più. Nel 1928 è stata infatti costruita una diga ed è stato creato un lago artificiale, il lago di Cignana, che ha sommerso il paesino con la sua chiesetta vecchia dedicata, naturalmente, alla Madonna delle Nevi.
Una nuova chiesetta, sempre dedicata alla Madonna delle Nevi – probabile retaggio delle antiche Dame Bianche di cui narra la leggenda – è stata costruita su un promontorio che si affaccia sulle acque, nel 1929, ma la memoria del villaggio di Cignana pare scomparsa come le sue casette.
Quello che non è scomparso, grazie ad una ricerca approfondita delle leggende del luogo, è il ricordo delle Dame Bianche che danzavano intorno al loro “castello”, probabilmente riconosciuto nella particolare conformazione di alcune rocce della montagna.
Il villaggio sommerso e la leggenda del Castello delle Dame Bianche
“Allora la visione si fece nitida, la bruma biancastra cominciò a turbinare, salì su per la parete, toccò la cima del castello diruto, ridiscese in una sella, risalì, parve spezzettarsi, ma erano le Fate che si tenevano per mano, i veli splendenti che il vento scomponeva. La corsa delle Dame Bianche si fermò, riprese, girò come un mulinello, scomparve dietro uno spuntone nero, riapparve sul ghiacciaio concavo, sostò sotto il castello e la danza ebbe inizio.”
Questa è una piccola parte di una antica leggenda che si raccontava a Cignana, un piccolo villaggio delle alpi valdostane che ora non esiste più. Nel 1928 è stata infatti costruita una diga ed è stato creato un lago artificiale, il lago di Cignana, che ha sommerso il paesino con la sua chiesetta vecchia dedicata, naturalmente, alla Madonna delle Nevi.
Una nuova chiesetta, sempre dedicata alla Madonna delle Nevi – probabile retaggio delle antiche Dame Bianche di cui narra la leggenda – è stata costruita su un promontorio che si affaccia sulle acque, nel 1929, ma la memoria del villaggio di Cignana pare scomparsa come le sue casette.
Quello che non è scomparso, grazie ad una ricerca approfondita delle leggende del luogo, è il ricordo delle Dame Bianche che danzavano intorno al loro “castello”, probabilmente riconosciuto nella particolare conformazione di alcune rocce della montagna.
La Donna Selvatica di Bellamonte
Bellamonte – Val di Fiemme – Trento – TRENTINO ALTO ADIGE
La Donna Selvatica e le foglie di betulla
“Filava da un bel po’, attenta all’opera, e solo alzando gli occhi vide la Donna Selvatica dinanzi a sé. Vestiva di bianco e sui capelli portava una corona di fiori di campo. Apparivano ogni tanto queste Donne Selvatiche, scendevano da Giuribrutto, dal Lastei del Predazzo e destavano sempre stupore e diffidenza per il loro modo di comportarsi e di vestire.
“Non ti stanchi?”, le chiese.
“Anche se mi stancassi, un giorno o l’altro devo pur filarla questa lana.”
“Dunque non hai fretta”, e senza darle tempo di rispondere: “Perché non balli per me?””
Una leggenda bellissima, che potrebbe contenere tracce di un rito iniziatico che si realizza attraverso la danza estatica dedicata alla Donna Selvatica e a ciò che rappresenta in natura.
Il luogo in cui è narrata questa storia è la bellissima frazione trentina di Bellamonte, con i suoi prati verdissimi. Il posto era famoso per la sua antichissima tradizione della fienagione, alla quale accorrevano genti da ogni dove per partecipare e far festa insieme.
La Donna Selvatica e le foglie di betulla
“Filava da un bel po’, attenta all’opera, e solo alzando gli occhi vide la Donna Selvatica dinanzi a sé. Vestiva di bianco e sui capelli portava una corona di fiori di campo. Apparivano ogni tanto queste Donne Selvatiche, scendevano da Giuribrutto, dal Lastei del Predazzo e destavano sempre stupore e diffidenza per il loro modo di comportarsi e di vestire.
“Non ti stanchi?”, le chiese.
“Anche se mi stancassi, un giorno o l’altro devo pur filarla questa lana.”
“Dunque non hai fretta”, e senza darle tempo di rispondere: “Perché non balli per me?””
Una leggenda bellissima, che potrebbe contenere tracce di un rito iniziatico che si realizza attraverso la danza estatica dedicata alla Donna Selvatica e a ciò che rappresenta in natura.
Il luogo in cui è narrata questa storia è la bellissima frazione trentina di Bellamonte, con i suoi prati verdissimi. Il posto era famoso per la sua antichissima tradizione della fienagione, alla quale accorrevano genti da ogni dove per partecipare e far festa insieme.
27 maggio 2020
Il Volto del Fauno
Grotte di Ara – Grignasco – PIEMONTE
Il Volto del Fauno
Ieri, tornata dopo tanto tempo alle Grotte ti Ara e al loro giardino magico, mi sono fermata ad ascoltare lo scrosciare dell’acqua davanti alla cascata, lasciando che l’umida frescura mi rigenerasse dal calore del sole.
Ad un certo punto ho alzato lo sguardo verso l’alto e ho subito notato che la roccia soprastante mostrava il perfetto profilo di un volto. Un volto spiccatamente maschile. Il volto guarda a sua volta verso l’alto, verso il sole, e guardandolo meglio ho notato che, con un pochino di fantasia, la roccia subito dietro il volto potrebbe assomigliare a un corno arrotolato, come quello delle capre.
Un Fauno, un grande Fauno che emerge dalla roccia e dal verde del sottobosco.
Il Volto del Fauno
Ieri, tornata dopo tanto tempo alle Grotte ti Ara e al loro giardino magico, mi sono fermata ad ascoltare lo scrosciare dell’acqua davanti alla cascata, lasciando che l’umida frescura mi rigenerasse dal calore del sole.
Ad un certo punto ho alzato lo sguardo verso l’alto e ho subito notato che la roccia soprastante mostrava il perfetto profilo di un volto. Un volto spiccatamente maschile. Il volto guarda a sua volta verso l’alto, verso il sole, e guardandolo meglio ho notato che, con un pochino di fantasia, la roccia subito dietro il volto potrebbe assomigliare a un corno arrotolato, come quello delle capre.
Un Fauno, un grande Fauno che emerge dalla roccia e dal verde del sottobosco.
26 maggio 2020
Rispettare i Luoghi Sacri
ATTENZIONE – Da leggere attentamente
Il Rispetto dei Luoghi Sacri prima di tutto
Quando si raggiunge un luogo sacro, quando lo si cammina, dentro e fuori, la prima cosa che bisogna fare è rispettarlo. Rispettarlo nella sua natura, nella sua energia, nel suo aspetto, nel suo spirito.
Quando cerco e trovo, e visito un luogo sacro, e poi decido – a volte con non pochi dubbi – di parlarne magari in una pagina come questa, e quindi di esporlo, lo faccio nella speranza che poi coloro che vorranno conoscerlo, e visitarlo, lo rispetteranno.
Soprattutto coloro che credono e dicono di seguire una via dedicata alle antiche divinità e al sacro femminino, dovrebbero capirlo.
Quando “scopro” un luogo sacro, ben noto a chi ci vive accanto, ma non a me, me ne sento sempre un po’ guardiana, e quando torno a trovarlo, cerco di ripulirlo dalla spazzatura che l’essere umano è sempre capace di lasciarsi dietro, come una scia inquinante e dannosa. Me ne prendo cura, perché tengo alla sua natura libera e, possibilmente incontaminata, e se proprio devo lasciare qualcosa, lascio semi e cibo naturale per gli animali che vivono lì. È un’offerta, ed è sempre commestibile e biodegradabile.
Scrivo questo perché ieri, tornata finalmente alle Grotte di Ara, di cui avevo parlato per prima nell’ambiente “social”, ho trovato in una rientranza della roccia, accanto alla cascata, gli avanzi di qualche pseudo rituale incosciente di qualche pseudo praticante, ovvero tea-light e una statuetta prodotta in serie di una pacchianissima Venere del Botticelli.
Magari chi ha lasciato questa roba, sta leggendo queste parole e ha riconosciuto la fotografia, per cui mi rivolgo a lei/loro direttamente, oltre che a chiunque altra/o abbia in mente di ripetere una stupidaggine del genere.
Non è così che si “celebrano” gli antichi riti femminili.
Non è così che ci si comporta nei confronti di un luogo sacro.
Il Rispetto dei Luoghi Sacri prima di tutto
Quando si raggiunge un luogo sacro, quando lo si cammina, dentro e fuori, la prima cosa che bisogna fare è rispettarlo. Rispettarlo nella sua natura, nella sua energia, nel suo aspetto, nel suo spirito.
Quando cerco e trovo, e visito un luogo sacro, e poi decido – a volte con non pochi dubbi – di parlarne magari in una pagina come questa, e quindi di esporlo, lo faccio nella speranza che poi coloro che vorranno conoscerlo, e visitarlo, lo rispetteranno.
Soprattutto coloro che credono e dicono di seguire una via dedicata alle antiche divinità e al sacro femminino, dovrebbero capirlo.
Quando “scopro” un luogo sacro, ben noto a chi ci vive accanto, ma non a me, me ne sento sempre un po’ guardiana, e quando torno a trovarlo, cerco di ripulirlo dalla spazzatura che l’essere umano è sempre capace di lasciarsi dietro, come una scia inquinante e dannosa. Me ne prendo cura, perché tengo alla sua natura libera e, possibilmente incontaminata, e se proprio devo lasciare qualcosa, lascio semi e cibo naturale per gli animali che vivono lì. È un’offerta, ed è sempre commestibile e biodegradabile.
Scrivo questo perché ieri, tornata finalmente alle Grotte di Ara, di cui avevo parlato per prima nell’ambiente “social”, ho trovato in una rientranza della roccia, accanto alla cascata, gli avanzi di qualche pseudo rituale incosciente di qualche pseudo praticante, ovvero tea-light e una statuetta prodotta in serie di una pacchianissima Venere del Botticelli.
Magari chi ha lasciato questa roba, sta leggendo queste parole e ha riconosciuto la fotografia, per cui mi rivolgo a lei/loro direttamente, oltre che a chiunque altra/o abbia in mente di ripetere una stupidaggine del genere.
Non è così che si “celebrano” gli antichi riti femminili.
Non è così che ci si comporta nei confronti di un luogo sacro.
9 febbraio 2020
La Madre della Pietraia
Santuario della Madonna della Preiera – Biandrate – Novara – PIEMONTE
La Madre della Pietraia
Dopo la notizia di due giorni fa, che ha segnato la storia del nostro Piemonte, riportando alla luce e rendendo nota la presenza di undici statuette femminili nell’area di scavo archeologico di Biandrate, qualsiasi altra ricerca sembra avere minore importanza. Eppure voglio procedere ancora più entusiasta di prima per provare a far riemergere il sacro femminino ovunque ve ne sia rimasta traccia, e ieri, non volendo allontanarmi da casa per rimanere vicina al luogo dei preziosi ritrovamenti e alle statuette, ho raggiunto ancora il bel Santuario della Madonna della Fontana di San Nazzaro, dove scorre la sorgente sotterranea – ne volevo bere alcuni sorsi e ringraziare per il dono che l’umanità intera ha ricevuto – fermandomi però ad un altro piccolissimo santuario che, guarda caso, è proprio a metà strada fra l’area archeologica e la sorgente cristianizzata.
La prima volta che mi ci ero fermata non avevo trovato nulla di particolare, ma ieri notte, ricercando, ho scoperto qualcosa di molto interessante, e vale davvero la pena di condividerlo.
La chiesa è sempre chiusa, eppure ieri l’ho trovata casualmente e inaspettatamente aperta, così ho potuto vedere anche l’interno, ma in realtà poco importa cosa ci sia dentro, perché ciò che è veramente importante, questa volta, è all’esterno.
Il Santuario è dedicato alla Madonna della Preiera, una parola molto particolare e rivelatoria.
La Madre della Pietraia
Dopo la notizia di due giorni fa, che ha segnato la storia del nostro Piemonte, riportando alla luce e rendendo nota la presenza di undici statuette femminili nell’area di scavo archeologico di Biandrate, qualsiasi altra ricerca sembra avere minore importanza. Eppure voglio procedere ancora più entusiasta di prima per provare a far riemergere il sacro femminino ovunque ve ne sia rimasta traccia, e ieri, non volendo allontanarmi da casa per rimanere vicina al luogo dei preziosi ritrovamenti e alle statuette, ho raggiunto ancora il bel Santuario della Madonna della Fontana di San Nazzaro, dove scorre la sorgente sotterranea – ne volevo bere alcuni sorsi e ringraziare per il dono che l’umanità intera ha ricevuto – fermandomi però ad un altro piccolissimo santuario che, guarda caso, è proprio a metà strada fra l’area archeologica e la sorgente cristianizzata.
La prima volta che mi ci ero fermata non avevo trovato nulla di particolare, ma ieri notte, ricercando, ho scoperto qualcosa di molto interessante, e vale davvero la pena di condividerlo.
La chiesa è sempre chiusa, eppure ieri l’ho trovata casualmente e inaspettatamente aperta, così ho potuto vedere anche l’interno, ma in realtà poco importa cosa ci sia dentro, perché ciò che è veramente importante, questa volta, è all’esterno.
Il Santuario è dedicato alla Madonna della Preiera, una parola molto particolare e rivelatoria.
7 febbraio 2020
Le Undici Madri di Biandrate
Biandrate – Novara – PIEMONTE
Le Undici Madri di Biandrate
“Una storia che dovrà essere riscritta, quella degli insediamenti umani neolitici del Piemonte orientale: diciotto mesi di scavi archeologici in località Brietta Pievi di Biandrate si sono conclusi con il ritrovamento di reperti che risalgono a 7000 anni fa, tra i quali anche una ben conservata “Venere seduta”.”
Queste le prime righe di un bell’articolo di Roberto Lodigiano, apparso ieri – 6 Febbraio 2020 – sul giornale La Stampa.
I lavori di scavo erano attivi da un anno e mezzo, proseguiti oltre la prima data di chiusura dopo aver ottenuto un prolungamento che ha permesso alle archeologhe di scavare ancora più in profondità – senza fermarsi ai resti della fattoria di epoca romana – per riportare alla luce i reperti neolitici.
Dopo aver trovato nel 2018 quattro accette neolitiche in pietra verde e una splendida fibula di bronzo a forma di pantera, con inserti di smalto colorato (II-III secolo d.C.), ecco emergere le preziosissime scoperte: undici statuette fittili di argilla dai lineamenti femminili.
Una di queste è completamente integra e in posizione seduta, pertanto è stata chiamata “la Venere seduta” di Biandrate.
Questo genere di statuette, prosegue il giornalista, sono più comuni nella zona dei Balcani, e per quanto riguarda l’Italia sono note nel Centro e nel Sud Italia, lungo la costa adriatica. Ciò che caratterizza l’estrema importanza di questo sito, infatti, è che reperti di questo tipo non “erano mai stati ritrovati così numerosi nella pianura (…).”
Le Undici Madri di Biandrate
“Una storia che dovrà essere riscritta, quella degli insediamenti umani neolitici del Piemonte orientale: diciotto mesi di scavi archeologici in località Brietta Pievi di Biandrate si sono conclusi con il ritrovamento di reperti che risalgono a 7000 anni fa, tra i quali anche una ben conservata “Venere seduta”.”
Queste le prime righe di un bell’articolo di Roberto Lodigiano, apparso ieri – 6 Febbraio 2020 – sul giornale La Stampa.
I lavori di scavo erano attivi da un anno e mezzo, proseguiti oltre la prima data di chiusura dopo aver ottenuto un prolungamento che ha permesso alle archeologhe di scavare ancora più in profondità – senza fermarsi ai resti della fattoria di epoca romana – per riportare alla luce i reperti neolitici.
Dopo aver trovato nel 2018 quattro accette neolitiche in pietra verde e una splendida fibula di bronzo a forma di pantera, con inserti di smalto colorato (II-III secolo d.C.), ecco emergere le preziosissime scoperte: undici statuette fittili di argilla dai lineamenti femminili.
Una di queste è completamente integra e in posizione seduta, pertanto è stata chiamata “la Venere seduta” di Biandrate.
Questo genere di statuette, prosegue il giornalista, sono più comuni nella zona dei Balcani, e per quanto riguarda l’Italia sono note nel Centro e nel Sud Italia, lungo la costa adriatica. Ciò che caratterizza l’estrema importanza di questo sito, infatti, è che reperti di questo tipo non “erano mai stati ritrovati così numerosi nella pianura (…).”
2 febbraio 2020
Il Santuario di Crea, o la Collina della Madre Bruna
Santuario della Madonna di Crea e Sacro Monte di Crea – Serralunga di Crea – Alessandria - PIEMONTE
La Collina della Madre Bruna
In Piemonte si trovano due fra i luoghi più sacri all’eterno femminino d’Italia. Si tratta di due colline, che originariamente erano dedicate alla Grande Madre e che con l’arrivo della cristianità vennero rese grandi centri cultuali dedicati alla Madonna. Una di queste colline, leggermente meno importante della seconda, è quella del Sacro Monte di Crea, in Monferrato; sulla seconda, invece, sorge niente meno che il grande Santuario di Oropa.
Su entrambe le colline è presente – ed è la meta dei molti pellegrini – una Madonna Nera.
Sulla simbologia della Madonna Nera si potrebbe scrivere un libro intero, e ne sono stati scritti molti, pertanto non mi è possibile approfondirla qui, però una cosa che credo si possa affermare senza sbagliare è che la Madonna Nera è la più misteriosa e ambigua di tutte, tanto che lo stesso clero spesso ne parla malvolentieri, e purtroppo molte madonne, nere e quindi “scomode” in origine, nel corso dei secoli sono state letteralmente sbiancate.
Legata alle antiche divinità femminili più nascoste e incomprensibili, infere, nel senso di ctonie, terrigene, notturne, celate e non “avvicinabili” da tutti, la Madonna nera è possibile che sia legata a luoghi in cui si custodivano misteri, ovvero dove esistevano vie iniziatiche segrete che si prefiggevano di sperimentarli e rivelarli. E forse uno dei motivi per cui sono nere è proprio questo. Sono oscure perché inconoscibili, e si rivelano veramente solo dopo un lungo e tortuoso percorso.
La Collina della Madre Bruna
In Piemonte si trovano due fra i luoghi più sacri all’eterno femminino d’Italia. Si tratta di due colline, che originariamente erano dedicate alla Grande Madre e che con l’arrivo della cristianità vennero rese grandi centri cultuali dedicati alla Madonna. Una di queste colline, leggermente meno importante della seconda, è quella del Sacro Monte di Crea, in Monferrato; sulla seconda, invece, sorge niente meno che il grande Santuario di Oropa.
Su entrambe le colline è presente – ed è la meta dei molti pellegrini – una Madonna Nera.
Sulla simbologia della Madonna Nera si potrebbe scrivere un libro intero, e ne sono stati scritti molti, pertanto non mi è possibile approfondirla qui, però una cosa che credo si possa affermare senza sbagliare è che la Madonna Nera è la più misteriosa e ambigua di tutte, tanto che lo stesso clero spesso ne parla malvolentieri, e purtroppo molte madonne, nere e quindi “scomode” in origine, nel corso dei secoli sono state letteralmente sbiancate.
Legata alle antiche divinità femminili più nascoste e incomprensibili, infere, nel senso di ctonie, terrigene, notturne, celate e non “avvicinabili” da tutti, la Madonna nera è possibile che sia legata a luoghi in cui si custodivano misteri, ovvero dove esistevano vie iniziatiche segrete che si prefiggevano di sperimentarli e rivelarli. E forse uno dei motivi per cui sono nere è proprio questo. Sono oscure perché inconoscibili, e si rivelano veramente solo dopo un lungo e tortuoso percorso.
25 gennaio 2020
Le Streghe di Sambughetto
Sambughetto - Valstrona - Verbano-Cusio-Ossola - PIEMONTE
Le Streghe di Sambughetto
Il paese di Sambughetto, in Valstrona, è noto per le sue grotte... e per le sue streghe. Queste donne erano solite tendere un lungo filo che dalla soglia della loro grotta raggiungeva il campanile della chiesa, e su quel filo si appollaiavano nottetempo, in forma di gufi, gatti, galline e altri animali.
Ma di loro si narrano anche altre storie, e la loro grotta, l'Boeucc dal Faj (il Buco delle Fate) è davvero un luogo speciale e magico...
Le Streghe di Sambughetto
Il paese di Sambughetto, in Valstrona, è noto per le sue grotte... e per le sue streghe. Queste donne erano solite tendere un lungo filo che dalla soglia della loro grotta raggiungeva il campanile della chiesa, e su quel filo si appollaiavano nottetempo, in forma di gufi, gatti, galline e altri animali.
Ma di loro si narrano anche altre storie, e la loro grotta, l'Boeucc dal Faj (il Buco delle Fate) è davvero un luogo speciale e magico...
24 gennaio 2020
La Dea Cervo di Aosta
Museo Archeologico Regionale – Aosta – VALLE D'AOSTA
La Dea Cervo valdostana
Il tempo dell’emersione dal sonno sta arrivando, e anche questa pagina, rimasta dormiente a lungo, si risveglia e si rinnova.
Durante questi mesi le ricerche sono continuate, ho viaggiato con il corpo e con la mente, ho potuto conoscere tanti nuovi argomenti, tante suggestioni e ispiranti frammenti del sacro femminino che fa parte del nostro passato.
In una delle mie gite dedicate alla ricerca sul territorio sono stata ad Aosta, allo splendido Museo Archeologico Regionale, che vi consiglio vivamente di andare a vedere perché è unico nel suo genere.
Non voglio soffermarmi sul suo bellissimo percorso labirintico e su tutti i tesori che custodisce, perché ne ho parlato nel mio Diario di Viaggio – se volete, lo trovate qui – ma su ciò che più di tutto concerne la mia ricerca e l’argomento sul quale si basa questa pagina: la Grande Madre.
Una parte del museo è infatti dedicata ai culti valdostani, in particolare aostani, ovvero alle preziosissime statuette, alle steli votive, e ai simboli cultuali rinvenuti nel territorio di Aosta.
Premettendo che tutte queste divinità sono passate attraverso la interpretatio romana, e che quindi celano sotto la superficie del loro nome romano divinità precedenti, celtiche o pre-celtiche, che per la somiglianza con alcune specifiche attitudini delle dee romane vennero in tal modo rinominate, possiamo affermare che ad Aosta si venerassero la boschiva Diana, Fortuna e Luna, poi le grandi Matronae, l’amorosa Venere, la ieratica Giunone e addirittura Iside, per la presenza di un uccello dal volto femminile incoronato, in tutto simile a quelli mediterranei.
Ma colei su cui voglio soffermarmi di più è la dea che viene chiamata Giunone, ma che dal reperto ad essa attribuito ricorda qualcosa di molto diverso.
La Dea Cervo valdostana
Il tempo dell’emersione dal sonno sta arrivando, e anche questa pagina, rimasta dormiente a lungo, si risveglia e si rinnova.
Durante questi mesi le ricerche sono continuate, ho viaggiato con il corpo e con la mente, ho potuto conoscere tanti nuovi argomenti, tante suggestioni e ispiranti frammenti del sacro femminino che fa parte del nostro passato.
In una delle mie gite dedicate alla ricerca sul territorio sono stata ad Aosta, allo splendido Museo Archeologico Regionale, che vi consiglio vivamente di andare a vedere perché è unico nel suo genere.
Non voglio soffermarmi sul suo bellissimo percorso labirintico e su tutti i tesori che custodisce, perché ne ho parlato nel mio Diario di Viaggio – se volete, lo trovate qui – ma su ciò che più di tutto concerne la mia ricerca e l’argomento sul quale si basa questa pagina: la Grande Madre.
Una parte del museo è infatti dedicata ai culti valdostani, in particolare aostani, ovvero alle preziosissime statuette, alle steli votive, e ai simboli cultuali rinvenuti nel territorio di Aosta.
Premettendo che tutte queste divinità sono passate attraverso la interpretatio romana, e che quindi celano sotto la superficie del loro nome romano divinità precedenti, celtiche o pre-celtiche, che per la somiglianza con alcune specifiche attitudini delle dee romane vennero in tal modo rinominate, possiamo affermare che ad Aosta si venerassero la boschiva Diana, Fortuna e Luna, poi le grandi Matronae, l’amorosa Venere, la ieratica Giunone e addirittura Iside, per la presenza di un uccello dal volto femminile incoronato, in tutto simile a quelli mediterranei.
Ma colei su cui voglio soffermarmi di più è la dea che viene chiamata Giunone, ma che dal reperto ad essa attribuito ricorda qualcosa di molto diverso.
13 maggio 2019
La Prima Madre del Latte e la Dea Uccello
Tutto nasce da Lei, la Grande Madre arcaica, la fonte di ogni cosa partorita, germogliata, plasmata dalla Natura. Ogni cosa proviene da Lei, e a Lei tornerà, alla fine di ogni ciclo vitale, per poi riemergere nuovamente e rinascere – oppure rimanere nel Suo grembo d’armonia, se il ciclo delle vite si è concluso.
Ma ad ogni nascita, Lei nutre, e la prima fonte di nutrimento è il Latte che sgorga dolce dal suo seno.
In questi ultimi mesi ho parlato spesso e a lungo delle Madonne del Latte. Ne ho cercate e trovate molte, e la ricerca continuerà seguendo i miei ritmi naturali. Ho parlato molto del suo legame con la Grande Madre, con la primitiva Madre Nutrice, con il bianco latte che è il suo dono alle proprie figlie e ai propri figli, e col tempo scriverò una ricerca un po’ più approfondita, ma in questa giornata che è stata dedicata a tutte le madri – anche a coloro che semplicemente creano con Amore, senza per forza partorite un bambino – voglio fare solo un piccolo accenno alla chiave di tutto il lavoro fatto sinora, e di quello che ancora verrà.
La chiave che tutto unisce, e che rende più comprensibile a chi segue le antiche vie la figura della cristianizzata Madonna del Latte. Ebbene, la chiave è in questa statuetta, in quelle ad essa simili, così come al loro significato arcaico.
La prima Madre del Latte ha origini antichissime, la statuetta che la raffigura proviene da Gradac, in Ungheria, e risale al 5000 a.C. In questa statuetta il bambino succhia il latte dal seno della Madre, ed è curioso che il bimbo sia stato definito col volto d’uccello.
Ma ad ogni nascita, Lei nutre, e la prima fonte di nutrimento è il Latte che sgorga dolce dal suo seno.
In questi ultimi mesi ho parlato spesso e a lungo delle Madonne del Latte. Ne ho cercate e trovate molte, e la ricerca continuerà seguendo i miei ritmi naturali. Ho parlato molto del suo legame con la Grande Madre, con la primitiva Madre Nutrice, con il bianco latte che è il suo dono alle proprie figlie e ai propri figli, e col tempo scriverò una ricerca un po’ più approfondita, ma in questa giornata che è stata dedicata a tutte le madri – anche a coloro che semplicemente creano con Amore, senza per forza partorite un bambino – voglio fare solo un piccolo accenno alla chiave di tutto il lavoro fatto sinora, e di quello che ancora verrà.
La chiave che tutto unisce, e che rende più comprensibile a chi segue le antiche vie la figura della cristianizzata Madonna del Latte. Ebbene, la chiave è in questa statuetta, in quelle ad essa simili, così come al loro significato arcaico.
La prima Madre del Latte ha origini antichissime, la statuetta che la raffigura proviene da Gradac, in Ungheria, e risale al 5000 a.C. In questa statuetta il bambino succhia il latte dal seno della Madre, ed è curioso che il bimbo sia stato definito col volto d’uccello.
7 aprile 2019
Le Madri del Latte di Nosate
Le Vie del Latte
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di Santa Maria in Binda - Nosate - Milano – LOMBARDIA
La chiesetta che ho visitato ieri pomeriggio è davvero unica nel suo genere, e contiene qualcosa che non esiste in nessun altro luogo. È la chiesetta di Santa Maria in Binda, che sorge proprio accanto al Naviglio di Nosate, e al suo interno le raffigurazioni della Madonna sono a dir poco predominanti. La parete sinistra, infatti, mostra ben sette Madonne, definite “in Maestà”, una accanto all’altra, e di queste, le ultime tre sono tutte Madri del Latte. Tre Madri del Latte vicine, più altre quattro che le precedono, mentre di fronte la Madre in Trono è attorniata dai Re Magi che le offrono doni – in effetti la storia dice che li offrono al bambino, ma io l’ho percepita diversamente – e una Pietà.
La Madre è dappertutto, non vi è angolo, in questa piccola e antica chiesetta, nel quale non sia presente lei.
Inoltre, sotto alle Sette Madri, è raffigurata una Danza Macabra, nella quale scheletri e uomini laici e religiosi si alternano. Simbolo della temporaneità e fuggevolezza della vita, la Danza Macabra ricorda, in una lettura che mi permetto con un pochino di presunzione di personalizzare, che la materia è vacua e inconsistente, che il cammino interiore è umile e privo di sfarzo, e che lo scopo del cammino in vita è ricercare lo spirito, la voce dell’anima, l’unica che sopravvive alla Morte.
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di Santa Maria in Binda - Nosate - Milano – LOMBARDIA
La chiesetta che ho visitato ieri pomeriggio è davvero unica nel suo genere, e contiene qualcosa che non esiste in nessun altro luogo. È la chiesetta di Santa Maria in Binda, che sorge proprio accanto al Naviglio di Nosate, e al suo interno le raffigurazioni della Madonna sono a dir poco predominanti. La parete sinistra, infatti, mostra ben sette Madonne, definite “in Maestà”, una accanto all’altra, e di queste, le ultime tre sono tutte Madri del Latte. Tre Madri del Latte vicine, più altre quattro che le precedono, mentre di fronte la Madre in Trono è attorniata dai Re Magi che le offrono doni – in effetti la storia dice che li offrono al bambino, ma io l’ho percepita diversamente – e una Pietà.
La Madre è dappertutto, non vi è angolo, in questa piccola e antica chiesetta, nel quale non sia presente lei.
Inoltre, sotto alle Sette Madri, è raffigurata una Danza Macabra, nella quale scheletri e uomini laici e religiosi si alternano. Simbolo della temporaneità e fuggevolezza della vita, la Danza Macabra ricorda, in una lettura che mi permetto con un pochino di presunzione di personalizzare, che la materia è vacua e inconsistente, che il cammino interiore è umile e privo di sfarzo, e che lo scopo del cammino in vita è ricercare lo spirito, la voce dell’anima, l’unica che sopravvive alla Morte.
31 marzo 2019
La Madre del Latte di Paruzzaro
Le Vie del Latte
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di San Marcello - Paruzzaro - Novara - PIEMONTE
Una nuova breve gita in un luogo molto particolare, nel quale simboli di vita, nutrimento e soprattutto morte – dunque nutrimento oltre la morte e nuova vita – sono tutti uniti insieme.
Si tratta della bella chiesetta di San Marcello, costruita e gradualmente rinnovata fra il XI e il XVI secolo, che si trova all’interno del Cimitero di Paruzzaro, vicino ad Arona. Prima di entrare nella chiesa bisogna attraversare un breve tratto del cimitero, e in particolare un piccolo ossario.
L’interno della chiesetta è molto bello, la parete di destra è interamente affrescata, e osservando bene da vicino si nota che gli affreschi visibili sono stati fatti su altri affreschi precedenti, dato che alcuni pezzi di intonaco affrescato si sono staccati, rivelando altre figure sottostanti – e le due che si scorgono bene sono certamente due figure femminili, dato che sono visibili un pezzetto delle loro gonne.
Molto bella è Santa Liberata, con i due bambini in braccio, e altre figure sono senza dubbio interessanti.
Ma quella più importante è senza dubbio la Madonna del Latte, che è messa ben in risalto sulla parete di sinistra.
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di San Marcello - Paruzzaro - Novara - PIEMONTE
Una nuova breve gita in un luogo molto particolare, nel quale simboli di vita, nutrimento e soprattutto morte – dunque nutrimento oltre la morte e nuova vita – sono tutti uniti insieme.
Si tratta della bella chiesetta di San Marcello, costruita e gradualmente rinnovata fra il XI e il XVI secolo, che si trova all’interno del Cimitero di Paruzzaro, vicino ad Arona. Prima di entrare nella chiesa bisogna attraversare un breve tratto del cimitero, e in particolare un piccolo ossario.
L’interno della chiesetta è molto bello, la parete di destra è interamente affrescata, e osservando bene da vicino si nota che gli affreschi visibili sono stati fatti su altri affreschi precedenti, dato che alcuni pezzi di intonaco affrescato si sono staccati, rivelando altre figure sottostanti – e le due che si scorgono bene sono certamente due figure femminili, dato che sono visibili un pezzetto delle loro gonne.
Molto bella è Santa Liberata, con i due bambini in braccio, e altre figure sono senza dubbio interessanti.
Ma quella più importante è senza dubbio la Madonna del Latte, che è messa ben in risalto sulla parete di sinistra.
25 marzo 2019
La Madre del Latte di Massino Visconti
Le Vie del Latte
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di San Michele - Massino Visconti - Novara - PIEMONTE
Questa è una delle ultime Madonne del Latte che ho visto e di cui scriverò brevemente quest’anno. Dedico sempre un po’ di tempo a loro durante il periodo di Imbolc, e quest’anno questo tempo si è protratto molto perché ci tenevo a vederne il più possibile – apertura delle chiese permettendo, e infatti ne ho viste ben poche.
Non amo molto visitare chiese, le uniche che sopporto, e che anzi trovo piacevoli, sono proprio questi santuari campestri, ma sento che per quest’anno ne ho avuto abbastanza. Ho bisogno di dedicarmi ad altro e di purificarmi un pochino da tutto questo tripudio di cristianità, che mi soffoca e non mi fa stare bene.
Per questo, all’entusiasmo delle settimane passate, si è sostituita una lieve insofferenza, ma dato che avevo in mente di vederne ancora almeno un paio, ho rispettato il “programma” e oggi ho fatto una breve gita al borgo antico di Massino Visconti.
Questo paesino si affaccia sul Lago Maggiore, ma è abbastanza sopraelevato rispetto al lago, e devo dire che è davvero molto carino. Ma ciò che mi interessava di più era la bella Madonna del Latte conservata nella chiesa dedicata a San Michele Arcangelo.
La chiesetta, mi duole ammetterlo, è davvero un tripudio di patriarcato, e anche se gli affreschi sono davvero molto belli, non mi hanno lasciato addosso una bella sensazione. Naturalmente questo non vale per la splendida Madonna del Latte, e per la bella Sant'Agata a lei adiacente.
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di San Michele - Massino Visconti - Novara - PIEMONTE
Questa è una delle ultime Madonne del Latte che ho visto e di cui scriverò brevemente quest’anno. Dedico sempre un po’ di tempo a loro durante il periodo di Imbolc, e quest’anno questo tempo si è protratto molto perché ci tenevo a vederne il più possibile – apertura delle chiese permettendo, e infatti ne ho viste ben poche.
Non amo molto visitare chiese, le uniche che sopporto, e che anzi trovo piacevoli, sono proprio questi santuari campestri, ma sento che per quest’anno ne ho avuto abbastanza. Ho bisogno di dedicarmi ad altro e di purificarmi un pochino da tutto questo tripudio di cristianità, che mi soffoca e non mi fa stare bene.
Per questo, all’entusiasmo delle settimane passate, si è sostituita una lieve insofferenza, ma dato che avevo in mente di vederne ancora almeno un paio, ho rispettato il “programma” e oggi ho fatto una breve gita al borgo antico di Massino Visconti.
Questo paesino si affaccia sul Lago Maggiore, ma è abbastanza sopraelevato rispetto al lago, e devo dire che è davvero molto carino. Ma ciò che mi interessava di più era la bella Madonna del Latte conservata nella chiesa dedicata a San Michele Arcangelo.
La chiesetta, mi duole ammetterlo, è davvero un tripudio di patriarcato, e anche se gli affreschi sono davvero molto belli, non mi hanno lasciato addosso una bella sensazione. Naturalmente questo non vale per la splendida Madonna del Latte, e per la bella Sant'Agata a lei adiacente.
19 marzo 2019
La Madre del Latte di Mortara
Le Vie del Latte
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di Santa Maria del Campo - Madonna del Campo - Mortara - LOMBARDIA
Un'altra breve gita mi ha portata, pochi giorni fa, a incontrare questa piccola chiesa di campagna, che devo dirlo, è semplice e davvero molto molto bella. Ci sono andata credendo di trovare una Madonna del Latte… e ne ho trovate tre. Incredibile la presenza così numerosa delle antiche Madri lattifere in questo angolo di campagna.
La chiesetta di chiama “Santa Maria del Campo”, il paesino stesso si chiama “Madonna del Campo”, e come dice l’opuscolo della chiesa è la stessa Madonna del Latte ad essere qui – come in diversi altri paesini – soprannominata Madonna del Campo.
Questa associazione è davvero frequente e rivela che la figura della Madre del Latte nutrice e amorevole è strettamente connessa e identificata con l’ambiente della campagna, dei campi selvatici e coltivati, e in generale alla vita campestre. Forse perché in questa antica Dea Madre gli elementi del latte nutriente, dell’abbondanza, della maternità, della fertilità, così come dei frutti della terra, delle semplici coltivazioni degli uomini e dell’aspetto quiete e dolce delle campagne, sono tutti indispensabili e confluiscono insieme a ricreare un suo ritratto ancora più completo e significativo.
Madre del Latte e della Campagna allo stesso tempo, poiché sembra non poterci essere uno senza l’altra. Una Madre semplice, umile, conoscibile nelle donne, nella loro creatività dalle molte forme, e visibile nella pacifica bellezza degli scenari campestri…
Una Madre vicina al cuore delle persone, che si presta a cambiare aspetto e nome per poter continuare ad essere amata. E se non è più avvicinata in un boschetto immerso nei campi, ma in una chiesetta di campagna, forse a Lei poco importa…
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di Santa Maria del Campo - Madonna del Campo - Mortara - LOMBARDIA
Un'altra breve gita mi ha portata, pochi giorni fa, a incontrare questa piccola chiesa di campagna, che devo dirlo, è semplice e davvero molto molto bella. Ci sono andata credendo di trovare una Madonna del Latte… e ne ho trovate tre. Incredibile la presenza così numerosa delle antiche Madri lattifere in questo angolo di campagna.
La chiesetta di chiama “Santa Maria del Campo”, il paesino stesso si chiama “Madonna del Campo”, e come dice l’opuscolo della chiesa è la stessa Madonna del Latte ad essere qui – come in diversi altri paesini – soprannominata Madonna del Campo.
Questa associazione è davvero frequente e rivela che la figura della Madre del Latte nutrice e amorevole è strettamente connessa e identificata con l’ambiente della campagna, dei campi selvatici e coltivati, e in generale alla vita campestre. Forse perché in questa antica Dea Madre gli elementi del latte nutriente, dell’abbondanza, della maternità, della fertilità, così come dei frutti della terra, delle semplici coltivazioni degli uomini e dell’aspetto quiete e dolce delle campagne, sono tutti indispensabili e confluiscono insieme a ricreare un suo ritratto ancora più completo e significativo.
Madre del Latte e della Campagna allo stesso tempo, poiché sembra non poterci essere uno senza l’altra. Una Madre semplice, umile, conoscibile nelle donne, nella loro creatività dalle molte forme, e visibile nella pacifica bellezza degli scenari campestri…
Una Madre vicina al cuore delle persone, che si presta a cambiare aspetto e nome per poter continuare ad essere amata. E se non è più avvicinata in un boschetto immerso nei campi, ma in una chiesetta di campagna, forse a Lei poco importa…
Le Fate Guardiane di Issime
Vallone di San Grato e Vallone di Tourrison, Issime, Aosta – VALLE D’AOSTA
Le Fate Guardiane di Issime
A volte succede che leggendo un racconto popolare si abbia la sensazione che questo nasconda qualcosa di molto più complesso di quanto sembri. Allora si cerca di fermare questa sensazione, simile a un’eco lontana ma persistente, e si prova ad ascoltare ciò che dice…
E nascono interpretazioni come questa, in egual modo potenzialmente realistiche, o assolutamente vaneggianti.
Chissà se anche voi sentirete e vedrete ciò che ho visto e sentito io? E chissà se condividerete la mia interpretazione di questa sottile sensazione, che si sposava così bene con certi particolari elementi presenti fra le righe della leggenda?
In ogni caso, ciò che è importante è la leggenda stessa, che è davvero splendida e fa parte di un paesaggio valdostano estremamente affascinante.
Le Fate Guardiane di Issime
A volte succede che leggendo un racconto popolare si abbia la sensazione che questo nasconda qualcosa di molto più complesso di quanto sembri. Allora si cerca di fermare questa sensazione, simile a un’eco lontana ma persistente, e si prova ad ascoltare ciò che dice…
E nascono interpretazioni come questa, in egual modo potenzialmente realistiche, o assolutamente vaneggianti.
Chissà se anche voi sentirete e vedrete ciò che ho visto e sentito io? E chissà se condividerete la mia interpretazione di questa sottile sensazione, che si sposava così bene con certi particolari elementi presenti fra le righe della leggenda?
In ogni caso, ciò che è importante è la leggenda stessa, che è davvero splendida e fa parte di un paesaggio valdostano estremamente affascinante.
14 marzo 2019
La Madre del Latte di Varallo
Le Vie del Latte
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Collegiata di San Gaudenzio - Varallo Sesia - Vercelli - PIEMONTE
In questi giorni pensavo che non è affatto difficile far conoscere in modo veloce ed efficiente le moltissime Madri del Latte disseminate nel Nord Italia. È sufficiente raccoglierne le fotografie e condividerle, avendo cura di accompagnarle al nome di chi le ha scattate. Ma andare a cercare, una per una, quelle più belle, quelle che per qualche motivo affascinano di più e trasmettono maggiormente quella dolcezza che è propria di queste figure, è di certo tutt’altra cosa. Se ne trovano poche, pochissime, perché come ho già avuto modo di dire più volte, le chiese e le cappelle dove sono custodite sono quasi sempre chiuse, ma trovarsi al cospetto di questi affreschi così belli, così fini e antichi, con i loro colori appena sbiaditi, polverosi eppure ancora vivi, vale l’attesa, le difficoltà, la pazienza, e qualche volta il viaggio non brevissimo.
Proprio per incontrare una di queste bellissime Madri del Latte, sorella di quella che era stata affrescata, e successivamente trafugata, nel mio amato Santuario della Madonna del Latte di Gionzana, e di alcune delle altre Madri che sfilano lungo le sue pareti, sono andata alla grande Collegiata di Varallo domenica scorsa, cogliendo l’occasione per fare una breve gita pomeridiana in un paese che mi è caro.
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Collegiata di San Gaudenzio - Varallo Sesia - Vercelli - PIEMONTE
In questi giorni pensavo che non è affatto difficile far conoscere in modo veloce ed efficiente le moltissime Madri del Latte disseminate nel Nord Italia. È sufficiente raccoglierne le fotografie e condividerle, avendo cura di accompagnarle al nome di chi le ha scattate. Ma andare a cercare, una per una, quelle più belle, quelle che per qualche motivo affascinano di più e trasmettono maggiormente quella dolcezza che è propria di queste figure, è di certo tutt’altra cosa. Se ne trovano poche, pochissime, perché come ho già avuto modo di dire più volte, le chiese e le cappelle dove sono custodite sono quasi sempre chiuse, ma trovarsi al cospetto di questi affreschi così belli, così fini e antichi, con i loro colori appena sbiaditi, polverosi eppure ancora vivi, vale l’attesa, le difficoltà, la pazienza, e qualche volta il viaggio non brevissimo.
Proprio per incontrare una di queste bellissime Madri del Latte, sorella di quella che era stata affrescata, e successivamente trafugata, nel mio amato Santuario della Madonna del Latte di Gionzana, e di alcune delle altre Madri che sfilano lungo le sue pareti, sono andata alla grande Collegiata di Varallo domenica scorsa, cogliendo l’occasione per fare una breve gita pomeridiana in un paese che mi è caro.
Iscriviti a:
Post (Atom)