Sambughetto - Valstrona - Verbano-Cusio-Ossola - PIEMONTE
Le Streghe di Sambughetto
Il paese di Sambughetto, in Valstrona, è noto per le sue grotte... e per le sue streghe. Queste donne erano solite tendere un lungo filo che dalla soglia della loro grotta raggiungeva il campanile della chiesa, e su quel filo si appollaiavano nottetempo, in forma di gufi, gatti, galline e altri animali.
Ma di loro si narrano anche altre storie, e la loro grotta, l'Boeucc dal Faj (il Buco delle Fate) è davvero un luogo speciale e magico...
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25 gennaio 2020
12 febbraio 2019
Le Streghe del Monte Ciamoseira
Monte Ciamoseira – Lillianes e Perloz – Aosta – VALLE D’AOSTA
Le Fate – o Streghe – del Monte Ciamoseira
Questa è una storia vera, e anche se qualche scettico storcerà il naso, i fatti qui rinarrati sono realmente successi, in una fredda notte d’autunno di tanti anni fa.
Siamo ai piedi del monte Ciamoseira – chiamato in questo modo perché una volta era abitato dai camosci, da cui il significato “camosci vi erano”, o “ciamoseira” – una montagna che al suo centro presenta una frattura, all’interno della quale crescono piante selvatiche, e che nel mese di maggio si tinge di bianco per l’abbondante fioritura delle belle sassifraghe. Il monte si erge accanto al torrente Lys, proprio sulla sua sponda destra, e davanti ai comuni di Lillianes e Perloz.
La leggenda – ma più che leggenda è una vera e propria testimonianza riportata da decine di persone – narra che una notte di novembre, nel 1877, gli abitanti della riva sinistra del Lys videro la montagna illuminarsi tutta. Una miriade di luminose piccole luci, simili a fuochi fatui, passavano insieme lungo i sentieri tra i boschi, attraversando il monte, e si udivano in lontananza deboli suoni simili a voci scherzose, ma anche piuttosto inquietanti.
Le Fate – o Streghe – del Monte Ciamoseira
Questa è una storia vera, e anche se qualche scettico storcerà il naso, i fatti qui rinarrati sono realmente successi, in una fredda notte d’autunno di tanti anni fa.
Siamo ai piedi del monte Ciamoseira – chiamato in questo modo perché una volta era abitato dai camosci, da cui il significato “camosci vi erano”, o “ciamoseira” – una montagna che al suo centro presenta una frattura, all’interno della quale crescono piante selvatiche, e che nel mese di maggio si tinge di bianco per l’abbondante fioritura delle belle sassifraghe. Il monte si erge accanto al torrente Lys, proprio sulla sua sponda destra, e davanti ai comuni di Lillianes e Perloz.
La leggenda – ma più che leggenda è una vera e propria testimonianza riportata da decine di persone – narra che una notte di novembre, nel 1877, gli abitanti della riva sinistra del Lys videro la montagna illuminarsi tutta. Una miriade di luminose piccole luci, simili a fuochi fatui, passavano insieme lungo i sentieri tra i boschi, attraversando il monte, e si udivano in lontananza deboli suoni simili a voci scherzose, ma anche piuttosto inquietanti.
9 giugno 2017
Il Ramo delle Streghe
Cassolnovo, frazione Villareale - Pavia - LOMBARDIA
Il Ramo delle Streghe
Costeggiando l’incantevole Ramo delle Streghe, un ramo secondario del fiume Ticino che scorre fra boschi e prati pieni di farfalle, libellule e uccelli, non si può fare a meno di ripensare alla sua leggenda.
Si racconta che una notte di luna piena, alcune bellissime donne si incontrarono sulle sponde del corso d’acqua per svolgere un rituale di purificazione per una loro compagna, ritenuta affetta da una strana forma di possessione. Illuminate solo dai raggi di luna, le donne stavano per invocare gli antichi spiriti del luogo, secondo formule ereditate dai celti, quando apparve loro il diavolo. Allora la donna malata di trasformò in una grande alga verde, che legò a sé le sue compagne e le trascinò sott’acqua. Le donne affogarono, e la leggenda vuole che i loro capelli ondeggino ancora, mossi dolcemente dalle correnti del corso d’acqua, il quale da allora prese il nome di Ramo delle Streghe.
Si dice che in certe notti di luna piena – e sempre di sabato – le streghe si incontrino ancora nei pressi del Ramo delle Streghe, per svolgere i loro riti magici, ma non si tratta né di brutte megere, né di donne normali, quanto di donne “vicine al mondo del naturalismo e della cultura celtica, ancora molto conosciuta nelle nostre zone”.
Il Ramo delle Streghe
Costeggiando l’incantevole Ramo delle Streghe, un ramo secondario del fiume Ticino che scorre fra boschi e prati pieni di farfalle, libellule e uccelli, non si può fare a meno di ripensare alla sua leggenda.
Si racconta che una notte di luna piena, alcune bellissime donne si incontrarono sulle sponde del corso d’acqua per svolgere un rituale di purificazione per una loro compagna, ritenuta affetta da una strana forma di possessione. Illuminate solo dai raggi di luna, le donne stavano per invocare gli antichi spiriti del luogo, secondo formule ereditate dai celti, quando apparve loro il diavolo. Allora la donna malata di trasformò in una grande alga verde, che legò a sé le sue compagne e le trascinò sott’acqua. Le donne affogarono, e la leggenda vuole che i loro capelli ondeggino ancora, mossi dolcemente dalle correnti del corso d’acqua, il quale da allora prese il nome di Ramo delle Streghe.
Si dice che in certe notti di luna piena – e sempre di sabato – le streghe si incontrino ancora nei pressi del Ramo delle Streghe, per svolgere i loro riti magici, ma non si tratta né di brutte megere, né di donne normali, quanto di donne “vicine al mondo del naturalismo e della cultura celtica, ancora molto conosciuta nelle nostre zone”.
19 marzo 2017
Sass Malò, Il Sasso delle Streghe
Le Pietre Madri
Gattico – Novara – PIEMONTE
Sass Malò, il Sasso delle Streghe
Uno dei due posti sacri che ho incontrato oggi fa parte dei quei luoghi dove sin dai primordi veniva venerata la Madre Pietra, a cui si attribuivano poteri di fertilità e sotto la quale si diceva nascessero i bambini.
In ogni luogo in cui sia presente una di queste Pietre, infatti, secondo la tradizione popolare non è “la cicogna” a portare i bambini alle loro madri, ma è la Pietra stessa. Si dice infatti che i neonati escano proprio da certe spaccature - a forma di vagina - presenti sulla sua superficie.
Sorella della Preja Buja di Sesto Calende, poiché depositata anch’essa dal ghiacciaio quaternario e fatta dello stesso serpentino verde, è il Sass Malò, che si trova vicino a Gattico, in provincia di Novara.
Il nome Sass Malò significa “sasso malvagio”: la parola “malò” deriva infatti da maolochum, maoloco, ovvero “malo loco”, luogo del male, malvagio, inquietante, pericoloso e quindi temuto.
Gattico – Novara – PIEMONTE
Sass Malò, il Sasso delle Streghe
Uno dei due posti sacri che ho incontrato oggi fa parte dei quei luoghi dove sin dai primordi veniva venerata la Madre Pietra, a cui si attribuivano poteri di fertilità e sotto la quale si diceva nascessero i bambini.
In ogni luogo in cui sia presente una di queste Pietre, infatti, secondo la tradizione popolare non è “la cicogna” a portare i bambini alle loro madri, ma è la Pietra stessa. Si dice infatti che i neonati escano proprio da certe spaccature - a forma di vagina - presenti sulla sua superficie.
Sorella della Preja Buja di Sesto Calende, poiché depositata anch’essa dal ghiacciaio quaternario e fatta dello stesso serpentino verde, è il Sass Malò, che si trova vicino a Gattico, in provincia di Novara.
Il nome Sass Malò significa “sasso malvagio”: la parola “malò” deriva infatti da maolochum, maoloco, ovvero “malo loco”, luogo del male, malvagio, inquietante, pericoloso e quindi temuto.
23 dicembre 2014
La Danza delle Masche e la Fanciulla Capretta
Viù - Provincia di Torino - PIEMONTE
La Danza delle Masche e la Fanciulla Capretta
...sempre nel luogo che circonda la Pietra delle Madri (vedi sotto), ovvero nella bella Valle di Viù, ancora oggi sono sopravvissute molte leggende che ci ricollegano a un tempo antico, nel quale le Sacerdotesse della Grande Madre danzavano al chiaro di luna per propiziare la Nascita, la Fertilità della terra, la Fortuna, la Gioia e l'Amore. Nelle fiabe queste donne sacre sono diventate spesso streghe, o "masche", come vengono chiamate in queste zone.
Una di queste leggende è narrata a proposito della Conca dei Tornetti, un luogo suggestivo e incantato.
Si dice che nelle vicinanze del Colle Pian Fum un tempo si riunissero, di venerdì sera, le streghe delle Valli di Lanzo, per danzare segretamente e per compiere i loro riti.
La Danza delle Masche e la Fanciulla Capretta
...sempre nel luogo che circonda la Pietra delle Madri (vedi sotto), ovvero nella bella Valle di Viù, ancora oggi sono sopravvissute molte leggende che ci ricollegano a un tempo antico, nel quale le Sacerdotesse della Grande Madre danzavano al chiaro di luna per propiziare la Nascita, la Fertilità della terra, la Fortuna, la Gioia e l'Amore. Nelle fiabe queste donne sacre sono diventate spesso streghe, o "masche", come vengono chiamate in queste zone.
Una di queste leggende è narrata a proposito della Conca dei Tornetti, un luogo suggestivo e incantato.
Si dice che nelle vicinanze del Colle Pian Fum un tempo si riunissero, di venerdì sera, le streghe delle Valli di Lanzo, per danzare segretamente e per compiere i loro riti.
19 novembre 2014
La Corsa delle Fate e il Laghetto delle Streghe
Monte Civrari - Val di Susa e Val di Viù - Torino - PIEMONTE
La Corsa delle Fate e il Laghetto del Tesoro vegliato dalle Streghe
Anche il Monte Civrari era un luogo prediletto dalle Fate ed era particolarmente legato a una delle molte varianti della leggenda della Corsa delle Fate, spesso guidata in altri luoghi dalla luminosa Dea Berchta.
Le Fate del Civrari “volano rapidamente o corrono sui colli e le creste frastagliate”, sono bellissime fanciulle e appaiono di notte. Così la loro Corsa viene descritta dall'autrice e ricercatrice Maria Savi Lopez, che ebbe la fortuna di ascoltarne un resoconto dalle labbra di un vecchio montanaro del Civrari, che l'aveva vista:
“(...) e mentre il vecchio descriveva la visione apparsagli in quella notte, mi pareva di veder passare le fate colle corone di edelweiss (stelle alpine), ritte sui carri di fuoco, in uno splendore di luce, seguite dai folletti nella corsa vertiginosa sulle creste, i colli e le altissime cime.”
“In questa credenza della corsa notturna delle fate sulle nostre Alpi Graie, che non devesi confondere colla ridda delle streghe, trovasi molta relazione con altre credenze che durano ancora su tutta la catena delle Alpi; e specialmente verso il Tirolo e le regioni austriache, ove si ha viva memoria della dea Bercht, che ebbe un culto esteso nell'antichità e venne ricordata da Tacito.”
La Corsa delle Fate e il Laghetto del Tesoro vegliato dalle Streghe
Anche il Monte Civrari era un luogo prediletto dalle Fate ed era particolarmente legato a una delle molte varianti della leggenda della Corsa delle Fate, spesso guidata in altri luoghi dalla luminosa Dea Berchta.
Le Fate del Civrari “volano rapidamente o corrono sui colli e le creste frastagliate”, sono bellissime fanciulle e appaiono di notte. Così la loro Corsa viene descritta dall'autrice e ricercatrice Maria Savi Lopez, che ebbe la fortuna di ascoltarne un resoconto dalle labbra di un vecchio montanaro del Civrari, che l'aveva vista:
“(...) e mentre il vecchio descriveva la visione apparsagli in quella notte, mi pareva di veder passare le fate colle corone di edelweiss (stelle alpine), ritte sui carri di fuoco, in uno splendore di luce, seguite dai folletti nella corsa vertiginosa sulle creste, i colli e le altissime cime.”
“In questa credenza della corsa notturna delle fate sulle nostre Alpi Graie, che non devesi confondere colla ridda delle streghe, trovasi molta relazione con altre credenze che durano ancora su tutta la catena delle Alpi; e specialmente verso il Tirolo e le regioni austriache, ove si ha viva memoria della dea Bercht, che ebbe un culto esteso nell'antichità e venne ricordata da Tacito.”
Il Pianoro delle Streghe
Monte Cistella - Val d'Ossola - Provincia di Verbano-Cusio-Ossola - PIEMONTE
Il Pianoro delle Streghe
Ogni qual volta le leggende popolari nominano le Fate o le Streghe in riferimento a qualche luogo particolare, percepiamo forte l'eco delle antiche Tradizioni Femminili, dei loro culti segreti, dei loro spazi preferiti in cui, spesso, tali culti venivano celebrati. E le celebrazioni, nonché i riti sacri delle Tradizioni Femminili, erano sempre manifestazioni gioiose, armoniose e spesso fortemente legate all'Amore.
Nella misteriosa Val d'Ossola, il luogo prediletto dalle Streghe era il Monte Cistella, e in particolare il Corno di Cistella. Si diceva che a volte si potevano intravedere nel buio del crepuscolo certe processioni luminose che lentamente raggiungevano le alte vette, e che una magica nebbiolina avvolgesse poi le montagne, forse per nascondere dietro a un velo inaccessibile le feste delle Donne.
Ecco alcuni estratti che narrano di come le Streghe fossero viste dagli ossolani, specialmente riguardo al Monte Cistella, al Corno di Cistella e al Pizzo Diei:
"Ritrovo classico delle streghe d'Antigorio era la sommità del Corno di Cistella, ove le masche, trasformate in gatti e volpi e talora in bellissime fanciulle con le chiome al vento, si radunavano (...) a ballare (...)."
Il Pianoro delle Streghe
Ogni qual volta le leggende popolari nominano le Fate o le Streghe in riferimento a qualche luogo particolare, percepiamo forte l'eco delle antiche Tradizioni Femminili, dei loro culti segreti, dei loro spazi preferiti in cui, spesso, tali culti venivano celebrati. E le celebrazioni, nonché i riti sacri delle Tradizioni Femminili, erano sempre manifestazioni gioiose, armoniose e spesso fortemente legate all'Amore.
Nella misteriosa Val d'Ossola, il luogo prediletto dalle Streghe era il Monte Cistella, e in particolare il Corno di Cistella. Si diceva che a volte si potevano intravedere nel buio del crepuscolo certe processioni luminose che lentamente raggiungevano le alte vette, e che una magica nebbiolina avvolgesse poi le montagne, forse per nascondere dietro a un velo inaccessibile le feste delle Donne.
Ecco alcuni estratti che narrano di come le Streghe fossero viste dagli ossolani, specialmente riguardo al Monte Cistella, al Corno di Cistella e al Pizzo Diei:
"Ritrovo classico delle streghe d'Antigorio era la sommità del Corno di Cistella, ove le masche, trasformate in gatti e volpi e talora in bellissime fanciulle con le chiome al vento, si radunavano (...) a ballare (...)."
2 aprile 2014
Il Lago delle Streghe
Alpe Devero - Verbania - PIEMONTE
Il Lago delle Streghe
Esiste una leggenda, di origine sconosciuta e misteriosa, che narra di come un tempo molto lontano nacque il bellissimo Lago delle Streghe, o Lago Azzurro, “uno specchio d’acqua cristallina, circondato da alti larici e da folte macchie di mirtilli” che si trova nella Val d’Ossola, in provincia di Verbania.
Pur non essendo l’unica, e certamente non la più conosciuta, questa è forse una delle più belle storie della tradizione piemontese; una storia magica e antica che ogni fanciulla che si pone per suo ardente desiderio sull’antico sentiero che porta al vero Amore, dovrebbe ascoltare e imparare, per poterla ricordare ogni volta che la vita la conduce nelle grigie paludi dei comuni affanni, e per aggrapparsi ad essa come ad una sottile fune luminosa che l'aiuti a trarsi fuori dal fango con tutte le sue forze.
In questo modo è forse possibile riconoscere la strada perduta, ricordare dove ardentemente si desiderava pervenire e ricominciare a camminare, con gli occhi felici e limpidi come le acque del lago.
Il Lago delle Streghe
Esiste una leggenda, di origine sconosciuta e misteriosa, che narra di come un tempo molto lontano nacque il bellissimo Lago delle Streghe, o Lago Azzurro, “uno specchio d’acqua cristallina, circondato da alti larici e da folte macchie di mirtilli” che si trova nella Val d’Ossola, in provincia di Verbania.
Pur non essendo l’unica, e certamente non la più conosciuta, questa è forse una delle più belle storie della tradizione piemontese; una storia magica e antica che ogni fanciulla che si pone per suo ardente desiderio sull’antico sentiero che porta al vero Amore, dovrebbe ascoltare e imparare, per poterla ricordare ogni volta che la vita la conduce nelle grigie paludi dei comuni affanni, e per aggrapparsi ad essa come ad una sottile fune luminosa che l'aiuti a trarsi fuori dal fango con tutte le sue forze.
In questo modo è forse possibile riconoscere la strada perduta, ricordare dove ardentemente si desiderava pervenire e ricominciare a camminare, con gli occhi felici e limpidi come le acque del lago.
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