Nuvolau e Gruppo del Nuvolau - Dolomiti di Cortina d'Ampezzo e San Vito di Cadore - Belluno - VENETO
Le Pelne, Fanciulle Colombe e antiche Dee Ornitomorfe
Nei pressi dell'alta parete del Nuvolau, che sorge insieme ad altri vette o "torri" nella zona di Cortina d'Ampezzo e San Vito di Cadore, si dice che volassero degli splendidi uccelli, il cui "melodiosissimo canto" (cfr. K. F. Wolff) poteva incantare chiunque avesse la fortuna di ascoltarlo.
Questi uccelli erano le Pelne, fanciulle oltremondane che potevano assumere la forma di bellissime colombe dalle piume verde pallido.
Queste semi-Dee sono in origine ondine che nascono nelle sorgenti, nei fiumi, nelle cascate, e in generale nelle acque. L'acqua è la loro origine, ma "per incantamento" esse vengono mutate in donne per vivere sulla terra, dove assumono per la maggior parte del tempo l'aspetto ornitomorfo.
Il loro canto può essere udito solo quando non è più notte ma non è ancora giorno, ovvero in un "tempo liminale" che rende più facile la percezione dell'Altromondo.
Queste Fanciulle-Uccello, probabilmente sono ciò che resta di antichissime divinità acquatiche e teriomorfe che abitavano le montagne delle Dolomiti, ricche di sorgenti, cascate e ruscelli.
Poterle ascoltare portava in uno stato simile all'estasi e all'innamoramento, e la loro lontananza dopo averle conosciute poteva portare alla disperazione e alla morte.
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15 giugno 2015
3 maggio 2015
Le Querce sacre e le Sacerdotesse di Ganna
Kan Schon Oaken (Alle Belle Querce) - Ganna - Rotzo - Vicenza - VENETO
Le Querce sacre e le Sacerdotesse di Ganna
Si dice, e c'è chi lo ricorda ancora, che nella località Ganna, vicino a Castelletto di Rotzo, esistesse un luogo sacro chiamato Kan Schon Oaken, ovvero "Alle Belle Querce". Qui crescevano querce secolari magnifiche, e in particolare ve n'era una, dal tronco enorme, sotto alla quale si riunivano i capi del villaggio per consultarsi e per prendere decisioni che avrebbero mantenuto una vita sociale armoniosa.
A tal proposito esiste una fiaba cimbra che narra che le Belle Querce erano poste sotto la protezione delle Sacerdotesse di Ganna, che vivevano poco lontano e si prendevano cura dei grandi alberi, assicurandosi che nessuno li minacciasse e che il luogo in cui crescevano rimanesse inviolato, perché era considerato sacro.
Queste bellissime Sacerdotesse vestivano lunghi abiti bianchi, conoscevano le proprietà delle erbe mediche, e conducevano una vita appartata e votata all'antico culto di Ganna.
Leggendo la fiaba mi sono immersa nella ricerca e nello studio, e ho potuto ricostruire una piccola parte di ciò che può essere esistito in quel luogo. Quelli che raccolgo qui sono solo pochi e brevi appunti.
Ganna era in principio una Sacerdotessa e Profetessa Germanica, e apparteneva al popolo dei Semnoni. Di lei non si hanno che un paio di brevissimi accenni sulla sua visita a Roma intorno al 91-92 d.C., sotto l'impero di Domiziano.
Le Querce sacre e le Sacerdotesse di Ganna
Si dice, e c'è chi lo ricorda ancora, che nella località Ganna, vicino a Castelletto di Rotzo, esistesse un luogo sacro chiamato Kan Schon Oaken, ovvero "Alle Belle Querce". Qui crescevano querce secolari magnifiche, e in particolare ve n'era una, dal tronco enorme, sotto alla quale si riunivano i capi del villaggio per consultarsi e per prendere decisioni che avrebbero mantenuto una vita sociale armoniosa.
A tal proposito esiste una fiaba cimbra che narra che le Belle Querce erano poste sotto la protezione delle Sacerdotesse di Ganna, che vivevano poco lontano e si prendevano cura dei grandi alberi, assicurandosi che nessuno li minacciasse e che il luogo in cui crescevano rimanesse inviolato, perché era considerato sacro.
Queste bellissime Sacerdotesse vestivano lunghi abiti bianchi, conoscevano le proprietà delle erbe mediche, e conducevano una vita appartata e votata all'antico culto di Ganna.
Leggendo la fiaba mi sono immersa nella ricerca e nello studio, e ho potuto ricostruire una piccola parte di ciò che può essere esistito in quel luogo. Quelli che raccolgo qui sono solo pochi e brevi appunti.
Ganna era in principio una Sacerdotessa e Profetessa Germanica, e apparteneva al popolo dei Semnoni. Di lei non si hanno che un paio di brevissimi accenni sulla sua visita a Roma intorno al 91-92 d.C., sotto l'impero di Domiziano.
27 aprile 2015
Le Panche delle Selegen Baiblen
Banchette o Alta Kugela - Castelletto di Rotzo e Pedescala - Vicenza - VENETO
Le Panche delle Selegen Baiblen
Si chiamano Selegen Baiblen in area cimbra, ma anche Salighe, Salvarie, Salvadele, o semplicemente Donne Selvatiche, e "Beate Donnette". Erano probabilmente donne semi-divine, Dee della Natura incarnate in corpo di donna, oppure sacerdotesse dell'antico culto di Madre Natura, che nella zona del Nord Italia veniva spesso chiamata Berchta - o Perchtega/Perchta fra gli antichi cimbri.
Esistono moltissime leggende e riferimenti a loro nella tradizione alpina, dolomitica e in generale nord-italiana, e si sa che erano Vergini in senso antico del termine, che vivevano nelle grotte e nei boschi, conoscevano le proprietà delle erbe e avevano insegnato agli uomini molti segreti legati ai cicli naturali, come la semina in certi periodi dell'anno, il modo per far diventare burro il latte, la tessitura del lino, la filatura, la coltivazione della segale e del lino, e molti altri misteri, soprattutto femminili.
Proprio nella bellissima zona della Lessinia, fra i Monti Lessini e in particolare lungo il sentiero che congiunge Castelletto di Rotzo a Pedescala, si narra che spesso si incontrassero le Selegen Baiblen, e che era possibile vederle mentre, sedute sulle "Banchette", lavoravano la lana, cardandola, dipanandola, filandola e formando i magici gomitoli che non finivano mai.
Le Panche delle Selegen Baiblen
Si chiamano Selegen Baiblen in area cimbra, ma anche Salighe, Salvarie, Salvadele, o semplicemente Donne Selvatiche, e "Beate Donnette". Erano probabilmente donne semi-divine, Dee della Natura incarnate in corpo di donna, oppure sacerdotesse dell'antico culto di Madre Natura, che nella zona del Nord Italia veniva spesso chiamata Berchta - o Perchtega/Perchta fra gli antichi cimbri.
Esistono moltissime leggende e riferimenti a loro nella tradizione alpina, dolomitica e in generale nord-italiana, e si sa che erano Vergini in senso antico del termine, che vivevano nelle grotte e nei boschi, conoscevano le proprietà delle erbe e avevano insegnato agli uomini molti segreti legati ai cicli naturali, come la semina in certi periodi dell'anno, il modo per far diventare burro il latte, la tessitura del lino, la filatura, la coltivazione della segale e del lino, e molti altri misteri, soprattutto femminili.
Proprio nella bellissima zona della Lessinia, fra i Monti Lessini e in particolare lungo il sentiero che congiunge Castelletto di Rotzo a Pedescala, si narra che spesso si incontrassero le Selegen Baiblen, e che era possibile vederle mentre, sedute sulle "Banchette", lavoravano la lana, cardandola, dipanandola, filandola e formando i magici gomitoli che non finivano mai.
1 febbraio 2015
Bongàya, la Regina Inabissata
Lago di Santa Croce - Alpago - Belluno - VENETO
Bongàya, la Regina Inabissata
Questa brevissima storia non è che un frammento di ciò che esisteva un tempo lontano, nel territorio che circonda il grande lago di Santa Croce.
Viveva su quella bella terra, che allora si chiamava “Silivena”, il popolo dei Paghinis - probabilmente un antico popolo matriarcale - sul quale regnava armoniosamente una regina di nome Bongàya.
Tutto ciò che si conosce è che un giorno il popolo dei Paghinis venne sottomesso da quello dei Lapònis, e il tempo antico finì.
Si dice che allora la regina Bongàya scese nelle acque del Lago di Santa Croce, rifugiandosi nelle sue profondità, e che lì resterà fino al giorno in cui un grande terremoto - o un grande cambiamento - la risveglierà.
Bongàya, la Regina Inabissata
Questa brevissima storia non è che un frammento di ciò che esisteva un tempo lontano, nel territorio che circonda il grande lago di Santa Croce.
Viveva su quella bella terra, che allora si chiamava “Silivena”, il popolo dei Paghinis - probabilmente un antico popolo matriarcale - sul quale regnava armoniosamente una regina di nome Bongàya.
Tutto ciò che si conosce è che un giorno il popolo dei Paghinis venne sottomesso da quello dei Lapònis, e il tempo antico finì.
Si dice che allora la regina Bongàya scese nelle acque del Lago di Santa Croce, rifugiandosi nelle sue profondità, e che lì resterà fino al giorno in cui un grande terremoto - o un grande cambiamento - la risveglierà.
13 gennaio 2015
La Principessa Samblana e il Regno delle Donne
Monte Antelao - Dolomiti - San Vito di Cadore - Belluno - VENETO
La Principessa Samblana e il Regno delle Donne
Il grande monte Antelao di San Vito di Cadore, sulle Dolomiti bellunesi, mostra sulla sua vetta una conformazione rocciosa che nelle antiche credenze dei popoli matriarcali dolomitici era considerata un alto e possente trono. Il seggio regale, coperto da strati di neve e ghiaccio, si credeva che appartenesse alla bellissima Samblana, una principessa divina che dalla sua candida vetta regnava in armonia e pace su tutta la valle.
“Secondo la leggenda, la Samblana era un’antica principessa indigena che governava sui Maòi – o Bedoyeres, il matriarcale “Popolo delle Betulle” che abitava nella Pusteria (1).”
La parola ladina bedoyeres deriva da bedoia, ovvero betulla, e ha il significato di “Popolo delle Betulle”, e sebbene i boschi che queste genti abitavano siano ora essenzialmente popolati da conifere, si può ipotizzare che in un tempo antico vi crescessero molte betulle.
La Principessa Samblana e il Regno delle Donne
Il grande monte Antelao di San Vito di Cadore, sulle Dolomiti bellunesi, mostra sulla sua vetta una conformazione rocciosa che nelle antiche credenze dei popoli matriarcali dolomitici era considerata un alto e possente trono. Il seggio regale, coperto da strati di neve e ghiaccio, si credeva che appartenesse alla bellissima Samblana, una principessa divina che dalla sua candida vetta regnava in armonia e pace su tutta la valle.
“Secondo la leggenda, la Samblana era un’antica principessa indigena che governava sui Maòi – o Bedoyeres, il matriarcale “Popolo delle Betulle” che abitava nella Pusteria (1).”
La parola ladina bedoyeres deriva da bedoia, ovvero betulla, e ha il significato di “Popolo delle Betulle”, e sebbene i boschi che queste genti abitavano siano ora essenzialmente popolati da conifere, si può ipotizzare che in un tempo antico vi crescessero molte betulle.
16 aprile 2014
Il Regno della Regina Tanna
Marmarole - Cadore - Belluno - VENETO
Il Regno della Regina Tanna
Fra le molte regine divine che regnavano sulle Dolomiti in tempo arcaico-matriarcale, una di queste è Tanna, sovrana delle aspre Marmarole. Il suo regno era abitato dai Croderes, entità fatte di pietra, fredde e prive di sentimenti, così come fredde e rigide appaiono le Marmarole. Ogni regina divina, infatti, incarna le fattezze del proprio regno, ovvero ritrae i suoi lineamenti, siano essi dolci e accoglienti, o ruvidi e inospitali.
Narra la leggenda che Tanna non desiderasse essere così ruvida e inospitale... il suo cuore voleva fiorire, i suoi occhi volevano sorridere, e lei desiderava tanto amare gli uomini, suoi figli.
Scese dalle alte Marmarole e rese quell'ambiente dolce e piacevole, rese la natura benigna verso l'uomo, lo protesse da valanghe e tempeste di neve... si innamorò ed ebbe un figlio. Eppure il cuore dell'uomo spesso è duro e vile.
A causa del suo amante, la regina Tanna perse il suo amatissimo figlio e la sua sposa, e piena di dolore decise di tornare in cima alle Marmarole, insieme ai suoi sudditi Croderes, anch'essa come loro ormai priva di sentimento.
Il Regno della Regina Tanna
Fra le molte regine divine che regnavano sulle Dolomiti in tempo arcaico-matriarcale, una di queste è Tanna, sovrana delle aspre Marmarole. Il suo regno era abitato dai Croderes, entità fatte di pietra, fredde e prive di sentimenti, così come fredde e rigide appaiono le Marmarole. Ogni regina divina, infatti, incarna le fattezze del proprio regno, ovvero ritrae i suoi lineamenti, siano essi dolci e accoglienti, o ruvidi e inospitali.
Narra la leggenda che Tanna non desiderasse essere così ruvida e inospitale... il suo cuore voleva fiorire, i suoi occhi volevano sorridere, e lei desiderava tanto amare gli uomini, suoi figli.
Scese dalle alte Marmarole e rese quell'ambiente dolce e piacevole, rese la natura benigna verso l'uomo, lo protesse da valanghe e tempeste di neve... si innamorò ed ebbe un figlio. Eppure il cuore dell'uomo spesso è duro e vile.
A causa del suo amante, la regina Tanna perse il suo amatissimo figlio e la sua sposa, e piena di dolore decise di tornare in cima alle Marmarole, insieme ai suoi sudditi Croderes, anch'essa come loro ormai priva di sentimento.
5 aprile 2014
Il Trono della Samblana
Monte Antelao - San Vito di Cadore - Dolomiti - Belluno - VENETO
Il Trono della Samblana
Il magnifico Monte Antelao, che mostra sulla cima il trono della Samblana, la Principessa della Neve e dell’Inverno, la cui storia sopravvive ancora oggi nella tradizione dolomitica.
Il Trono della Samblana
Il magnifico Monte Antelao, che mostra sulla cima il trono della Samblana, la Principessa della Neve e dell’Inverno, la cui storia sopravvive ancora oggi nella tradizione dolomitica.
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