Santuario di Oropa – Oropa – Biella – PIEMONTE
L’antico tempio naturale della Madre Nera
Considerato fra i luoghi di culto più importanti delle Alpi, il Santuario di Oropa sorge a circa 1200 metri di altitudine su un vasto pianoro, simile a un anfiteatro naturale circondato dalle vette delle montagne, ed è ritenuto sacro sin da tempi remoti. Fu infatti centro spirituale femminile dedicato alla Grande Madre e alle sue manifestazioni naturali molto prima che il cristianesimo vi mettesse radici, costruendo le sue chiese.
I fedeli vi si recano per pregare e chiedere guarigione alla Madonna Nera, custodita all’interno della Basilica Antica, ma è raro che conoscano le origini del santuario e i suoi siti più magici e potenti, fatti di rocce millenarie, boschi e corsi d’acqua.
I centri più noti e frequentati del santuario sono infatti le due Basiliche, diverse per valore e importanza. La Basilica Antica, piccola e accogliente, risalente al 1600 – nata come voto fatto dalla Città di Biella durante la grave epidemia di peste avvenuta nel 1599 – e ultimata nel 1620, è da considerarsi l’edificio più rilevante; quella nuova, la Basilica Superiore, o Basilica Nuova, molto più spaziosa, è stata costruita alla fine del 1800 – la prima pietra venne posata nel 1885 – e consacrata nel 1960, con lo scopo di contenere comodamente il grande flusso di fedeli in visita al santuario, troppo numerosi per poter assistere alle funzioni nella piccola Basilica Antica.
Accanto alle due Basiliche si snoda il percorso del Sacro Monte, con le numerose cappelle disseminate sul versante della montagna, mentre all’interno del complesso, sul lato sinistro, si trovano gli appartamenti reali dei Savoia e il Museo dei Tesori di Oropa, nel quale sono custoditi i preziosi gioielli che, una volta ogni cento anni, adornano la statua della Madonna Nera durante il rituale dell’incoronazione.
I misteri più antichi di Oropa, però, sono legati alla terra su cui sorge il Santuario, ed emergono anche dalle varie leggende sulla sua origine e su quella dell’emblematica Madonna Nera.
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9 gennaio 2023
28 luglio 2020
Le Filatrici Silenti della Val di Vizze
Val di Vizze e Vipiteno – Bolzano – TRENTINO ALTO ADIGE
Le filatrici silenti delle paludi e la Dea coronata di gemme
“A chi percorre i prati e sosta nelle vallette umide, sulle sponde paludose dei laghetti e delle polle dove i pennacchi bianchi ondeggiano al minimo soffio, capita di vedere delle fanciulle sedute a filare. Non parlano tra di loro né cantano. Se muovono gli occhi od il capo per guardare lo specchio che si increspa o per osservare la montagna od il cielo, lo fanno con un’assente compostezza, come se il pensiero fosse costantemente altrove e quello che intorno capita non le interessi.
(…) Sono le vergini che la Dea coronata di gemme ha rapito non appena la morte le ha toccate.”
Si narra di loro, le filatrici silenti, in Val di Vizze, vicino a Vipiteno, in provincia di Bolzano, e hanno un forte legame con l’ambiente umido e misterioso delle paludi di montagna. La Dea coronata di gemme le ha raccolte, appena morte, e le ha poste sulle rive a filare, dove trascorrono giorni e notti, e non vedono, né si curano di nulla.
Non partecipano al gioioso corteo, alle danze e alle corse selvagge, al seguito della Dea, ma restano impassibili, e continuano a filare.
Le filatrici silenti delle paludi e la Dea coronata di gemme
“A chi percorre i prati e sosta nelle vallette umide, sulle sponde paludose dei laghetti e delle polle dove i pennacchi bianchi ondeggiano al minimo soffio, capita di vedere delle fanciulle sedute a filare. Non parlano tra di loro né cantano. Se muovono gli occhi od il capo per guardare lo specchio che si increspa o per osservare la montagna od il cielo, lo fanno con un’assente compostezza, come se il pensiero fosse costantemente altrove e quello che intorno capita non le interessi.
(…) Sono le vergini che la Dea coronata di gemme ha rapito non appena la morte le ha toccate.”
Si narra di loro, le filatrici silenti, in Val di Vizze, vicino a Vipiteno, in provincia di Bolzano, e hanno un forte legame con l’ambiente umido e misterioso delle paludi di montagna. La Dea coronata di gemme le ha raccolte, appena morte, e le ha poste sulle rive a filare, dove trascorrono giorni e notti, e non vedono, né si curano di nulla.
Non partecipano al gioioso corteo, alle danze e alle corse selvagge, al seguito della Dea, ma restano impassibili, e continuano a filare.
27 luglio 2020
Cignana e il Castello delle Dame Bianche
Cignana – Valtournenche – Aosta – VALLE D’AOSTA
Il villaggio sommerso e la leggenda del Castello delle Dame Bianche
“Allora la visione si fece nitida, la bruma biancastra cominciò a turbinare, salì su per la parete, toccò la cima del castello diruto, ridiscese in una sella, risalì, parve spezzettarsi, ma erano le Fate che si tenevano per mano, i veli splendenti che il vento scomponeva. La corsa delle Dame Bianche si fermò, riprese, girò come un mulinello, scomparve dietro uno spuntone nero, riapparve sul ghiacciaio concavo, sostò sotto il castello e la danza ebbe inizio.”
Questa è una piccola parte di una antica leggenda che si raccontava a Cignana, un piccolo villaggio delle alpi valdostane che ora non esiste più. Nel 1928 è stata infatti costruita una diga ed è stato creato un lago artificiale, il lago di Cignana, che ha sommerso il paesino con la sua chiesetta vecchia dedicata, naturalmente, alla Madonna delle Nevi.
Una nuova chiesetta, sempre dedicata alla Madonna delle Nevi – probabile retaggio delle antiche Dame Bianche di cui narra la leggenda – è stata costruita su un promontorio che si affaccia sulle acque, nel 1929, ma la memoria del villaggio di Cignana pare scomparsa come le sue casette.
Quello che non è scomparso, grazie ad una ricerca approfondita delle leggende del luogo, è il ricordo delle Dame Bianche che danzavano intorno al loro “castello”, probabilmente riconosciuto nella particolare conformazione di alcune rocce della montagna.
Il villaggio sommerso e la leggenda del Castello delle Dame Bianche
“Allora la visione si fece nitida, la bruma biancastra cominciò a turbinare, salì su per la parete, toccò la cima del castello diruto, ridiscese in una sella, risalì, parve spezzettarsi, ma erano le Fate che si tenevano per mano, i veli splendenti che il vento scomponeva. La corsa delle Dame Bianche si fermò, riprese, girò come un mulinello, scomparve dietro uno spuntone nero, riapparve sul ghiacciaio concavo, sostò sotto il castello e la danza ebbe inizio.”
Questa è una piccola parte di una antica leggenda che si raccontava a Cignana, un piccolo villaggio delle alpi valdostane che ora non esiste più. Nel 1928 è stata infatti costruita una diga ed è stato creato un lago artificiale, il lago di Cignana, che ha sommerso il paesino con la sua chiesetta vecchia dedicata, naturalmente, alla Madonna delle Nevi.
Una nuova chiesetta, sempre dedicata alla Madonna delle Nevi – probabile retaggio delle antiche Dame Bianche di cui narra la leggenda – è stata costruita su un promontorio che si affaccia sulle acque, nel 1929, ma la memoria del villaggio di Cignana pare scomparsa come le sue casette.
Quello che non è scomparso, grazie ad una ricerca approfondita delle leggende del luogo, è il ricordo delle Dame Bianche che danzavano intorno al loro “castello”, probabilmente riconosciuto nella particolare conformazione di alcune rocce della montagna.
19 marzo 2019
Le Fate Guardiane di Issime
Vallone di San Grato e Vallone di Tourrison, Issime, Aosta – VALLE D’AOSTA
Le Fate Guardiane di Issime
A volte succede che leggendo un racconto popolare si abbia la sensazione che questo nasconda qualcosa di molto più complesso di quanto sembri. Allora si cerca di fermare questa sensazione, simile a un’eco lontana ma persistente, e si prova ad ascoltare ciò che dice…
E nascono interpretazioni come questa, in egual modo potenzialmente realistiche, o assolutamente vaneggianti.
Chissà se anche voi sentirete e vedrete ciò che ho visto e sentito io? E chissà se condividerete la mia interpretazione di questa sottile sensazione, che si sposava così bene con certi particolari elementi presenti fra le righe della leggenda?
In ogni caso, ciò che è importante è la leggenda stessa, che è davvero splendida e fa parte di un paesaggio valdostano estremamente affascinante.
Le Fate Guardiane di Issime
A volte succede che leggendo un racconto popolare si abbia la sensazione che questo nasconda qualcosa di molto più complesso di quanto sembri. Allora si cerca di fermare questa sensazione, simile a un’eco lontana ma persistente, e si prova ad ascoltare ciò che dice…
E nascono interpretazioni come questa, in egual modo potenzialmente realistiche, o assolutamente vaneggianti.
Chissà se anche voi sentirete e vedrete ciò che ho visto e sentito io? E chissà se condividerete la mia interpretazione di questa sottile sensazione, che si sposava così bene con certi particolari elementi presenti fra le righe della leggenda?
In ogni caso, ciò che è importante è la leggenda stessa, che è davvero splendida e fa parte di un paesaggio valdostano estremamente affascinante.
23 febbraio 2019
La Fata del Colombera
Valle del Lys e Pont Saint Martin – VALLE D’AOSTA
La Fata del Colombera e il Carnevale di Pont Saint Martin
La Valle del Lys è colma di leggende e luoghi sacri dedicati al sacro femminino, e forse qualcuna/o di voi ha già sentito parlare della bellissima Fata del Colombéra, la cui storia è diventata una tradizione che in un certo senso è arrivata fino ai giorni nostri.
La Fata viveva in una grotta incantata scavata nel vallone di Réchanter, e su di lei vengono narrate alcune vicende. Ma forse ciò che è più interessante è proprio l’epilogo della sua storia. La Fata un tempo era molto amata, ma col trascorrere dei secoli i paesani di Perloz, avevano iniziato a non guardarla più di buon occhio, finché le ostilità erano cresciute a tal punto che lei decise di abbandonare i suoi monti. Ma prima, per vendicarsi, scatenò un grande temporale, e lassù dove abitava arrestò il corso del Lys, fece formare un lago, e poi, repentinamente restituì al torrente il suo flusso, che però fu immenso e impetuoso.
La Fata del Colombera e il Carnevale di Pont Saint Martin
La Valle del Lys è colma di leggende e luoghi sacri dedicati al sacro femminino, e forse qualcuna/o di voi ha già sentito parlare della bellissima Fata del Colombéra, la cui storia è diventata una tradizione che in un certo senso è arrivata fino ai giorni nostri.
La Fata viveva in una grotta incantata scavata nel vallone di Réchanter, e su di lei vengono narrate alcune vicende. Ma forse ciò che è più interessante è proprio l’epilogo della sua storia. La Fata un tempo era molto amata, ma col trascorrere dei secoli i paesani di Perloz, avevano iniziato a non guardarla più di buon occhio, finché le ostilità erano cresciute a tal punto che lei decise di abbandonare i suoi monti. Ma prima, per vendicarsi, scatenò un grande temporale, e lassù dove abitava arrestò il corso del Lys, fece formare un lago, e poi, repentinamente restituì al torrente il suo flusso, che però fu immenso e impetuoso.
30 gennaio 2016
Conturina, la Fanciulla di Pietra
Marmolada e Val Contrin - Canazei - Trento - TRENTINO ALTO ADIGE
Conturina, la Fanciulla di Pietra
Ricordate la bella storia di Conturina, la fanciulla trasformata in pietra e incastonata nella Marmolada?
Il suo bellissimo volto emergeva dalla pallida parete rocciosa, e lei intonava il suo canto dall'alto della roccia:
"Son de sass e no me meve
son de crepa en Marmolèda
son na fia abandonèda
e no sé per che rejon."
Vorrei accompagnare a questo splendido brano estratto dal testo di Nicola Dal Falco e Ulrike Kindl il disegno che l'artista Manara ha tratto dalla storia della bellissima Conturina:
"Chi l'ha offesa, allontanata, costretta al silenzio e, infine, legata in cima ad un picco come si abbandona l'offerta, la restituisce in realtà al suo aspetto originario di nume.
Pura evidenza e fuoco segreto di roccia.
Conturina, la Fanciulla di Pietra
Ricordate la bella storia di Conturina, la fanciulla trasformata in pietra e incastonata nella Marmolada?
Il suo bellissimo volto emergeva dalla pallida parete rocciosa, e lei intonava il suo canto dall'alto della roccia:
"Son de sass e no me meve
son de crepa en Marmolèda
son na fia abandonèda
e no sé per che rejon."
Vorrei accompagnare a questo splendido brano estratto dal testo di Nicola Dal Falco e Ulrike Kindl il disegno che l'artista Manara ha tratto dalla storia della bellissima Conturina:
"Chi l'ha offesa, allontanata, costretta al silenzio e, infine, legata in cima ad un picco come si abbandona l'offerta, la restituisce in realtà al suo aspetto originario di nume.
Pura evidenza e fuoco segreto di roccia.
17 febbraio 2015
Il Territorio della Vecchia
Un piccolo aggiornamento sulla splendida leggenda della Vecchia con l'Orso, del Lago della Vecchia nel Biellese, vicino a Piedicavallo.
Questo breve estratto proviene proprio dal libro sottocitato "La Pietra delle Madri a Viu", nell'intervento finale di Filippo Maria Gambari:
"Nel Biellese, la Vecchia con il fuso e l'orso non solo è effigiata presso l'omonimo lago sopra Piedicavallo, ma addirittura viene riconosciuta come precedente signora dei Monti di Oropa, fino al punto che la tradizione popolare locale del pellegrinaggio mariano prevedeva addirittura l'omaggio alla Vecchia presso l'omonima fontana ai piedi della salita ad Oropa, in ossequio al suo antico dominio sui luoghi (...)."
Questo breve estratto proviene proprio dal libro sottocitato "La Pietra delle Madri a Viu", nell'intervento finale di Filippo Maria Gambari:
"Nel Biellese, la Vecchia con il fuso e l'orso non solo è effigiata presso l'omonimo lago sopra Piedicavallo, ma addirittura viene riconosciuta come precedente signora dei Monti di Oropa, fino al punto che la tradizione popolare locale del pellegrinaggio mariano prevedeva addirittura l'omaggio alla Vecchia presso l'omonima fontana ai piedi della salita ad Oropa, in ossequio al suo antico dominio sui luoghi (...)."
18 gennaio 2015
Conturina, la Fanciulla di Pietra
Marmolada e Val Contrin - Canazei - Trento - TRENTINO
Conturina, la Fanciulla di Pietra
Oggi vi voglio raccontare un'altra storia di origine molto antica. La storia di una delle molte fanciulle di pietra che abitano le rocce dolomitiche.
Il suo nome è Conturina, e un tempo era stata una fanciulla d'infinita bellezza e amabilità.
Chiunque la vedesse ne rimaneva incantato, e non poteva fare a meno di amarla con tutto il cuore, poiché la giovane emanava amore e lo ispirava nel cuore di tutti.
La fanciulla però aveva una matrigna molto cattiva e due sorellastre brutte e sgraziate, che nessuno degnava mai di uno sguardo. La matrigna avrebbe voluto che tutti i pretendenti della bella fanciulla guardassero e desiderassero le sue figlie, eppure non era possibile. Tutti ammiravano la bella Conturina, tutti la amavano, tutti desideravano starle accanto, allietarsi della sua presenza e averla al proprio fianco.
L’invidia e la rabbia crebbero nel gelido cuore della matrigna, che ordinò a Conturina di rimanere in silenzio assoluto in presenza di ospiti, così lei poteva dire che la ragazza era muta e stupida.
Ma i principi e i cavalieri ammiravano lo stesso la bellissima Conturina.
Conturina, la Fanciulla di Pietra
Oggi vi voglio raccontare un'altra storia di origine molto antica. La storia di una delle molte fanciulle di pietra che abitano le rocce dolomitiche.
Il suo nome è Conturina, e un tempo era stata una fanciulla d'infinita bellezza e amabilità.
Chiunque la vedesse ne rimaneva incantato, e non poteva fare a meno di amarla con tutto il cuore, poiché la giovane emanava amore e lo ispirava nel cuore di tutti.
La fanciulla però aveva una matrigna molto cattiva e due sorellastre brutte e sgraziate, che nessuno degnava mai di uno sguardo. La matrigna avrebbe voluto che tutti i pretendenti della bella fanciulla guardassero e desiderassero le sue figlie, eppure non era possibile. Tutti ammiravano la bella Conturina, tutti la amavano, tutti desideravano starle accanto, allietarsi della sua presenza e averla al proprio fianco.
L’invidia e la rabbia crebbero nel gelido cuore della matrigna, che ordinò a Conturina di rimanere in silenzio assoluto in presenza di ospiti, così lei poteva dire che la ragazza era muta e stupida.
Ma i principi e i cavalieri ammiravano lo stesso la bellissima Conturina.
13 gennaio 2015
La Principessa Samblana e il Regno delle Donne
Monte Antelao - Dolomiti - San Vito di Cadore - Belluno - VENETO
La Principessa Samblana e il Regno delle Donne
Il grande monte Antelao di San Vito di Cadore, sulle Dolomiti bellunesi, mostra sulla sua vetta una conformazione rocciosa che nelle antiche credenze dei popoli matriarcali dolomitici era considerata un alto e possente trono. Il seggio regale, coperto da strati di neve e ghiaccio, si credeva che appartenesse alla bellissima Samblana, una principessa divina che dalla sua candida vetta regnava in armonia e pace su tutta la valle.
“Secondo la leggenda, la Samblana era un’antica principessa indigena che governava sui Maòi – o Bedoyeres, il matriarcale “Popolo delle Betulle” che abitava nella Pusteria (1).”
La parola ladina bedoyeres deriva da bedoia, ovvero betulla, e ha il significato di “Popolo delle Betulle”, e sebbene i boschi che queste genti abitavano siano ora essenzialmente popolati da conifere, si può ipotizzare che in un tempo antico vi crescessero molte betulle.
La Principessa Samblana e il Regno delle Donne
Il grande monte Antelao di San Vito di Cadore, sulle Dolomiti bellunesi, mostra sulla sua vetta una conformazione rocciosa che nelle antiche credenze dei popoli matriarcali dolomitici era considerata un alto e possente trono. Il seggio regale, coperto da strati di neve e ghiaccio, si credeva che appartenesse alla bellissima Samblana, una principessa divina che dalla sua candida vetta regnava in armonia e pace su tutta la valle.
“Secondo la leggenda, la Samblana era un’antica principessa indigena che governava sui Maòi – o Bedoyeres, il matriarcale “Popolo delle Betulle” che abitava nella Pusteria (1).”
La parola ladina bedoyeres deriva da bedoia, ovvero betulla, e ha il significato di “Popolo delle Betulle”, e sebbene i boschi che queste genti abitavano siano ora essenzialmente popolati da conifere, si può ipotizzare che in un tempo antico vi crescessero molte betulle.
28 novembre 2014
Il Lago della Vecchia - Aggiornamento
Tempo fa ho raccontato la bellissima storia del Lago della Vecchia, nel Biellese. Una Vecchia che un tempo era stata una splendente regina e che quando rimase sola per la morte del suo amato sposo, si ritirò nei pressi del Lago e visse a lungo in compagnia di un Orso, che le stava accanto e le era amico.
Riporto ora la leggenda e la descrizione del Lago con le parole uniche, poetiche e profondamente belle dell'antica autrice Maria Savi-Lopez, che nel 1800 ne scrisse divinamente nel suo testo “Leggende delle Alpi”.
***
“La leggenda del Lago della Vecchia nel Biellese è forse una delle più note fra quelle intorno ai laghi alpini (...).
A quell'altezza, innanzi all'acqua tersa come uno specchio, ove si rifletteva lo scintillìo dei nevai e delle rocce che sembravano d'acciaio, io non mi trovai fra quel silenzio che mi fece provare spesso un senso di sgomento vicino ad altri laghi alpini; invece si udiva la voce dell'acqua che scendeva in cascata dagli altissimi nevai, che si adagiano verso le nude creste.
Fra quella solenne grandezza del paesaggio visse la vecchia leggendaria, che ebbe un orso per fido compagno. Dicesi ch'ella aveva portato sulla fronte un serto di regina, ed era andata a cercare la pace vicino al lago alpino, ove in una bara d'oro avea fatto deporre la salma dello sposo, che erale stato unito da infinito amore negli anni sereni della giovinezza, e fra lo splendore del regno.
Riporto ora la leggenda e la descrizione del Lago con le parole uniche, poetiche e profondamente belle dell'antica autrice Maria Savi-Lopez, che nel 1800 ne scrisse divinamente nel suo testo “Leggende delle Alpi”.
***
“La leggenda del Lago della Vecchia nel Biellese è forse una delle più note fra quelle intorno ai laghi alpini (...).
A quell'altezza, innanzi all'acqua tersa come uno specchio, ove si rifletteva lo scintillìo dei nevai e delle rocce che sembravano d'acciaio, io non mi trovai fra quel silenzio che mi fece provare spesso un senso di sgomento vicino ad altri laghi alpini; invece si udiva la voce dell'acqua che scendeva in cascata dagli altissimi nevai, che si adagiano verso le nude creste.
Fra quella solenne grandezza del paesaggio visse la vecchia leggendaria, che ebbe un orso per fido compagno. Dicesi ch'ella aveva portato sulla fronte un serto di regina, ed era andata a cercare la pace vicino al lago alpino, ove in una bara d'oro avea fatto deporre la salma dello sposo, che erale stato unito da infinito amore negli anni sereni della giovinezza, e fra lo splendore del regno.
27 maggio 2014
La Leggenda della Vecchia e dell'Orso
Lago della Vecchia - Valle Cervo - Biella - PIEMONTE
La Leggenda della Vecchia e dell'Orso
Il Lago della Vecchia, o "lagh ëd la Vegia" in piemontese, è un piccolo bacino lacustre vicino al comune biellese di Piedicavallo.
La leggenda più comune che dà origine al suo nome sembra risalire a un tempo molto antico, e narra dell'amore fra un giovane guerriero e una bellissima fanciulla. Il ragazzo, innamorato, chiese alla giovane di sposarlo e le nozze vennero preparate con gioia. "La roccia a poca distanza del lago era stata allestita ad altare e decorata con fiori alpestri e fronde" e la sposa, splendente come un raggio di sole, attendeva il suo sposo per unirsi a lui. Purtroppo un messaggero recò la triste notizia che il ragazzo era rimasto ucciso nel bosco, e la fanciulla, piena di dolore, si allontanò dalla sua casa e andò a vivere nei pressi del lago, dove l'amato era stato sepolto. La sua unica compagnia era un orso, che non la abbandonava mai. "Negli anni la giovane divenne una vecchia, considerata una maga a cui la gente del luogo chiedeva consigli per rimedi, sortilegi, medicamenti. Quando morì fu sepolta al fondo del lago e secondo le tradizioni celtiche, i due spiriti innamorati s'incontrarono e si fusero. Ancora oggi, nelle magiche notti di luna, c'è chi afferma che si scorge sorvolare la superficie del lago un fantasma dai lunghi e bianchi capelli."
La Leggenda della Vecchia e dell'Orso
Il Lago della Vecchia, o "lagh ëd la Vegia" in piemontese, è un piccolo bacino lacustre vicino al comune biellese di Piedicavallo.
La leggenda più comune che dà origine al suo nome sembra risalire a un tempo molto antico, e narra dell'amore fra un giovane guerriero e una bellissima fanciulla. Il ragazzo, innamorato, chiese alla giovane di sposarlo e le nozze vennero preparate con gioia. "La roccia a poca distanza del lago era stata allestita ad altare e decorata con fiori alpestri e fronde" e la sposa, splendente come un raggio di sole, attendeva il suo sposo per unirsi a lui. Purtroppo un messaggero recò la triste notizia che il ragazzo era rimasto ucciso nel bosco, e la fanciulla, piena di dolore, si allontanò dalla sua casa e andò a vivere nei pressi del lago, dove l'amato era stato sepolto. La sua unica compagnia era un orso, che non la abbandonava mai. "Negli anni la giovane divenne una vecchia, considerata una maga a cui la gente del luogo chiedeva consigli per rimedi, sortilegi, medicamenti. Quando morì fu sepolta al fondo del lago e secondo le tradizioni celtiche, i due spiriti innamorati s'incontrarono e si fusero. Ancora oggi, nelle magiche notti di luna, c'è chi afferma che si scorge sorvolare la superficie del lago un fantasma dai lunghi e bianchi capelli."
16 aprile 2014
Il Regno della Regina Tanna
Marmarole - Cadore - Belluno - VENETO
Il Regno della Regina Tanna
Fra le molte regine divine che regnavano sulle Dolomiti in tempo arcaico-matriarcale, una di queste è Tanna, sovrana delle aspre Marmarole. Il suo regno era abitato dai Croderes, entità fatte di pietra, fredde e prive di sentimenti, così come fredde e rigide appaiono le Marmarole. Ogni regina divina, infatti, incarna le fattezze del proprio regno, ovvero ritrae i suoi lineamenti, siano essi dolci e accoglienti, o ruvidi e inospitali.
Narra la leggenda che Tanna non desiderasse essere così ruvida e inospitale... il suo cuore voleva fiorire, i suoi occhi volevano sorridere, e lei desiderava tanto amare gli uomini, suoi figli.
Scese dalle alte Marmarole e rese quell'ambiente dolce e piacevole, rese la natura benigna verso l'uomo, lo protesse da valanghe e tempeste di neve... si innamorò ed ebbe un figlio. Eppure il cuore dell'uomo spesso è duro e vile.
A causa del suo amante, la regina Tanna perse il suo amatissimo figlio e la sua sposa, e piena di dolore decise di tornare in cima alle Marmarole, insieme ai suoi sudditi Croderes, anch'essa come loro ormai priva di sentimento.
Il Regno della Regina Tanna
Fra le molte regine divine che regnavano sulle Dolomiti in tempo arcaico-matriarcale, una di queste è Tanna, sovrana delle aspre Marmarole. Il suo regno era abitato dai Croderes, entità fatte di pietra, fredde e prive di sentimenti, così come fredde e rigide appaiono le Marmarole. Ogni regina divina, infatti, incarna le fattezze del proprio regno, ovvero ritrae i suoi lineamenti, siano essi dolci e accoglienti, o ruvidi e inospitali.
Narra la leggenda che Tanna non desiderasse essere così ruvida e inospitale... il suo cuore voleva fiorire, i suoi occhi volevano sorridere, e lei desiderava tanto amare gli uomini, suoi figli.
Scese dalle alte Marmarole e rese quell'ambiente dolce e piacevole, rese la natura benigna verso l'uomo, lo protesse da valanghe e tempeste di neve... si innamorò ed ebbe un figlio. Eppure il cuore dell'uomo spesso è duro e vile.
A causa del suo amante, la regina Tanna perse il suo amatissimo figlio e la sua sposa, e piena di dolore decise di tornare in cima alle Marmarole, insieme ai suoi sudditi Croderes, anch'essa come loro ormai priva di sentimento.
5 aprile 2014
Il paese delle Bambine della Samblana
Dobbiaco, e il Lago di Dobbiaco - Alta Val Pusteria - Bolzano - TRENTINO
Il paese delle Bambine della Samblana
“(...) un tempo si diceva che la Samblana avesse adottato le molte bambine del paesello di Dobbiaco, nate in considerevole eccedenza rispetto ai maschietti.”
“La leggenda narra che ci fu un tempo in cui nell’antico popolo delle betulle - il popolo matriarcale dolomitico “Bedoieres” - nascevano moltissime bambine, e nessun maschio. La regina era molto preoccupata, e avrebbe voluto dare alla luce un erede per suo marito, ma quando partorì una principessa decise che era arrivato il momento di tener consiglio con tutte le altre donne del popolo, per decidere cosa avrebbero potuto fare per assicurare la sopravvivenza della tribù. All’assemblea femminile venne invitata una maga, la quale decretò che tutte le madri con troppe figlie avrebbero dovuto portarle all’ombra del monte Serla in una notte di luna, e avrebbero dovuto lasciarle nel grande prato dove scorreva il gorgogliante ruscello Bruckele.
Il paese delle Bambine della Samblana
“(...) un tempo si diceva che la Samblana avesse adottato le molte bambine del paesello di Dobbiaco, nate in considerevole eccedenza rispetto ai maschietti.”
“La leggenda narra che ci fu un tempo in cui nell’antico popolo delle betulle - il popolo matriarcale dolomitico “Bedoieres” - nascevano moltissime bambine, e nessun maschio. La regina era molto preoccupata, e avrebbe voluto dare alla luce un erede per suo marito, ma quando partorì una principessa decise che era arrivato il momento di tener consiglio con tutte le altre donne del popolo, per decidere cosa avrebbero potuto fare per assicurare la sopravvivenza della tribù. All’assemblea femminile venne invitata una maga, la quale decretò che tutte le madri con troppe figlie avrebbero dovuto portarle all’ombra del monte Serla in una notte di luna, e avrebbero dovuto lasciarle nel grande prato dove scorreva il gorgogliante ruscello Bruckele.
Il Trono della Samblana
Monte Antelao - San Vito di Cadore - Dolomiti - Belluno - VENETO
Il Trono della Samblana
Il magnifico Monte Antelao, che mostra sulla cima il trono della Samblana, la Principessa della Neve e dell’Inverno, la cui storia sopravvive ancora oggi nella tradizione dolomitica.
Il Trono della Samblana
Il magnifico Monte Antelao, che mostra sulla cima il trono della Samblana, la Principessa della Neve e dell’Inverno, la cui storia sopravvive ancora oggi nella tradizione dolomitica.
3 aprile 2014
La Leggenda della Donna di Pietra
Monte Rocchetta di Prendera - San Vito di Cadore - Dolomiti - TRENTINO
La Leggenda della Donna di Pietra
“Sulla cresta della Rocchetta, percorrendo la strada che costeggia il Boite da San Vito di Cadore in direzione di Cortina, si può distinguere chiaramente il profilo di una donna. Una donna di pietra, distesa, che pare addormentata. Un tempo era una fanciulla in carne ossa, ma non apparteneva alla stirpe degli uomini, bensì a quella dei giganti.”
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