Cignana – Valtournenche – Aosta – VALLE D’AOSTA
Il villaggio sommerso e la leggenda del Castello delle Dame Bianche
“Allora la visione si fece nitida, la bruma biancastra cominciò a turbinare, salì su per la parete, toccò la cima del castello diruto, ridiscese in una sella, risalì, parve spezzettarsi, ma erano le Fate che si tenevano per mano, i veli splendenti che il vento scomponeva. La corsa delle Dame Bianche si fermò, riprese, girò come un mulinello, scomparve dietro uno spuntone nero, riapparve sul ghiacciaio concavo, sostò sotto il castello e la danza ebbe inizio.”
Questa è una piccola parte di una antica leggenda che si raccontava a Cignana, un piccolo villaggio delle alpi valdostane che ora non esiste più. Nel 1928 è stata infatti costruita una diga ed è stato creato un lago artificiale, il lago di Cignana, che ha sommerso il paesino con la sua chiesetta vecchia dedicata, naturalmente, alla Madonna delle Nevi.
Una nuova chiesetta, sempre dedicata alla Madonna delle Nevi – probabile retaggio delle antiche Dame Bianche di cui narra la leggenda – è stata costruita su un promontorio che si affaccia sulle acque, nel 1929, ma la memoria del villaggio di Cignana pare scomparsa come le sue casette.
Quello che non è scomparso, grazie ad una ricerca approfondita delle leggende del luogo, è il ricordo delle Dame Bianche che danzavano intorno al loro “castello”, probabilmente riconosciuto nella particolare conformazione di alcune rocce della montagna.
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27 luglio 2020
24 gennaio 2020
La Dea Cervo di Aosta
Museo Archeologico Regionale – Aosta – VALLE D'AOSTA
La Dea Cervo valdostana
Il tempo dell’emersione dal sonno sta arrivando, e anche questa pagina, rimasta dormiente a lungo, si risveglia e si rinnova.
Durante questi mesi le ricerche sono continuate, ho viaggiato con il corpo e con la mente, ho potuto conoscere tanti nuovi argomenti, tante suggestioni e ispiranti frammenti del sacro femminino che fa parte del nostro passato.
In una delle mie gite dedicate alla ricerca sul territorio sono stata ad Aosta, allo splendido Museo Archeologico Regionale, che vi consiglio vivamente di andare a vedere perché è unico nel suo genere.
Non voglio soffermarmi sul suo bellissimo percorso labirintico e su tutti i tesori che custodisce, perché ne ho parlato nel mio Diario di Viaggio – se volete, lo trovate qui – ma su ciò che più di tutto concerne la mia ricerca e l’argomento sul quale si basa questa pagina: la Grande Madre.
Una parte del museo è infatti dedicata ai culti valdostani, in particolare aostani, ovvero alle preziosissime statuette, alle steli votive, e ai simboli cultuali rinvenuti nel territorio di Aosta.
Premettendo che tutte queste divinità sono passate attraverso la interpretatio romana, e che quindi celano sotto la superficie del loro nome romano divinità precedenti, celtiche o pre-celtiche, che per la somiglianza con alcune specifiche attitudini delle dee romane vennero in tal modo rinominate, possiamo affermare che ad Aosta si venerassero la boschiva Diana, Fortuna e Luna, poi le grandi Matronae, l’amorosa Venere, la ieratica Giunone e addirittura Iside, per la presenza di un uccello dal volto femminile incoronato, in tutto simile a quelli mediterranei.
Ma colei su cui voglio soffermarmi di più è la dea che viene chiamata Giunone, ma che dal reperto ad essa attribuito ricorda qualcosa di molto diverso.
La Dea Cervo valdostana
Il tempo dell’emersione dal sonno sta arrivando, e anche questa pagina, rimasta dormiente a lungo, si risveglia e si rinnova.
Durante questi mesi le ricerche sono continuate, ho viaggiato con il corpo e con la mente, ho potuto conoscere tanti nuovi argomenti, tante suggestioni e ispiranti frammenti del sacro femminino che fa parte del nostro passato.
In una delle mie gite dedicate alla ricerca sul territorio sono stata ad Aosta, allo splendido Museo Archeologico Regionale, che vi consiglio vivamente di andare a vedere perché è unico nel suo genere.
Non voglio soffermarmi sul suo bellissimo percorso labirintico e su tutti i tesori che custodisce, perché ne ho parlato nel mio Diario di Viaggio – se volete, lo trovate qui – ma su ciò che più di tutto concerne la mia ricerca e l’argomento sul quale si basa questa pagina: la Grande Madre.
Una parte del museo è infatti dedicata ai culti valdostani, in particolare aostani, ovvero alle preziosissime statuette, alle steli votive, e ai simboli cultuali rinvenuti nel territorio di Aosta.
Premettendo che tutte queste divinità sono passate attraverso la interpretatio romana, e che quindi celano sotto la superficie del loro nome romano divinità precedenti, celtiche o pre-celtiche, che per la somiglianza con alcune specifiche attitudini delle dee romane vennero in tal modo rinominate, possiamo affermare che ad Aosta si venerassero la boschiva Diana, Fortuna e Luna, poi le grandi Matronae, l’amorosa Venere, la ieratica Giunone e addirittura Iside, per la presenza di un uccello dal volto femminile incoronato, in tutto simile a quelli mediterranei.
Ma colei su cui voglio soffermarmi di più è la dea che viene chiamata Giunone, ma che dal reperto ad essa attribuito ricorda qualcosa di molto diverso.
19 marzo 2019
Le Fate Guardiane di Issime
Vallone di San Grato e Vallone di Tourrison, Issime, Aosta – VALLE D’AOSTA
Le Fate Guardiane di Issime
A volte succede che leggendo un racconto popolare si abbia la sensazione che questo nasconda qualcosa di molto più complesso di quanto sembri. Allora si cerca di fermare questa sensazione, simile a un’eco lontana ma persistente, e si prova ad ascoltare ciò che dice…
E nascono interpretazioni come questa, in egual modo potenzialmente realistiche, o assolutamente vaneggianti.
Chissà se anche voi sentirete e vedrete ciò che ho visto e sentito io? E chissà se condividerete la mia interpretazione di questa sottile sensazione, che si sposava così bene con certi particolari elementi presenti fra le righe della leggenda?
In ogni caso, ciò che è importante è la leggenda stessa, che è davvero splendida e fa parte di un paesaggio valdostano estremamente affascinante.
Le Fate Guardiane di Issime
A volte succede che leggendo un racconto popolare si abbia la sensazione che questo nasconda qualcosa di molto più complesso di quanto sembri. Allora si cerca di fermare questa sensazione, simile a un’eco lontana ma persistente, e si prova ad ascoltare ciò che dice…
E nascono interpretazioni come questa, in egual modo potenzialmente realistiche, o assolutamente vaneggianti.
Chissà se anche voi sentirete e vedrete ciò che ho visto e sentito io? E chissà se condividerete la mia interpretazione di questa sottile sensazione, che si sposava così bene con certi particolari elementi presenti fra le righe della leggenda?
In ogni caso, ciò che è importante è la leggenda stessa, che è davvero splendida e fa parte di un paesaggio valdostano estremamente affascinante.
23 febbraio 2019
La Fata del Colombera
Valle del Lys e Pont Saint Martin – VALLE D’AOSTA
La Fata del Colombera e il Carnevale di Pont Saint Martin
La Valle del Lys è colma di leggende e luoghi sacri dedicati al sacro femminino, e forse qualcuna/o di voi ha già sentito parlare della bellissima Fata del Colombéra, la cui storia è diventata una tradizione che in un certo senso è arrivata fino ai giorni nostri.
La Fata viveva in una grotta incantata scavata nel vallone di Réchanter, e su di lei vengono narrate alcune vicende. Ma forse ciò che è più interessante è proprio l’epilogo della sua storia. La Fata un tempo era molto amata, ma col trascorrere dei secoli i paesani di Perloz, avevano iniziato a non guardarla più di buon occhio, finché le ostilità erano cresciute a tal punto che lei decise di abbandonare i suoi monti. Ma prima, per vendicarsi, scatenò un grande temporale, e lassù dove abitava arrestò il corso del Lys, fece formare un lago, e poi, repentinamente restituì al torrente il suo flusso, che però fu immenso e impetuoso.
La Fata del Colombera e il Carnevale di Pont Saint Martin
La Valle del Lys è colma di leggende e luoghi sacri dedicati al sacro femminino, e forse qualcuna/o di voi ha già sentito parlare della bellissima Fata del Colombéra, la cui storia è diventata una tradizione che in un certo senso è arrivata fino ai giorni nostri.
La Fata viveva in una grotta incantata scavata nel vallone di Réchanter, e su di lei vengono narrate alcune vicende. Ma forse ciò che è più interessante è proprio l’epilogo della sua storia. La Fata un tempo era molto amata, ma col trascorrere dei secoli i paesani di Perloz, avevano iniziato a non guardarla più di buon occhio, finché le ostilità erano cresciute a tal punto che lei decise di abbandonare i suoi monti. Ma prima, per vendicarsi, scatenò un grande temporale, e lassù dove abitava arrestò il corso del Lys, fece formare un lago, e poi, repentinamente restituì al torrente il suo flusso, che però fu immenso e impetuoso.
19 febbraio 2019
La Fata della Roccia Piroubec
Issime, Aosta, VALLE D'AOSTA
La Fata della Roccia Piroubec
Ecco un'altra leggenda preziosissima che ho scoperto, forse non per caso, la notte prima del mio breve viaggio dalle parti di Gressoney Saint Jean, e che mi ha permesso di fermarmi ad osservare a lungo la "guglia di roccia" che si erge a metà della montagna, davanti al paesino valdostano di Issime.
Una storia e una tradizione molto sentite e amate dagli abitanti di queste montagne, e un'altra traccia della forte presenza del sacro femminino nella Valle del Lys.
La Fata della Roccia Piroubec
Ecco un'altra leggenda preziosissima che ho scoperto, forse non per caso, la notte prima del mio breve viaggio dalle parti di Gressoney Saint Jean, e che mi ha permesso di fermarmi ad osservare a lungo la "guglia di roccia" che si erge a metà della montagna, davanti al paesino valdostano di Issime.
Una storia e una tradizione molto sentite e amate dagli abitanti di queste montagne, e un'altra traccia della forte presenza del sacro femminino nella Valle del Lys.
12 febbraio 2019
Le Streghe del Monte Ciamoseira
Monte Ciamoseira – Lillianes e Perloz – Aosta – VALLE D’AOSTA
Le Fate – o Streghe – del Monte Ciamoseira
Questa è una storia vera, e anche se qualche scettico storcerà il naso, i fatti qui rinarrati sono realmente successi, in una fredda notte d’autunno di tanti anni fa.
Siamo ai piedi del monte Ciamoseira – chiamato in questo modo perché una volta era abitato dai camosci, da cui il significato “camosci vi erano”, o “ciamoseira” – una montagna che al suo centro presenta una frattura, all’interno della quale crescono piante selvatiche, e che nel mese di maggio si tinge di bianco per l’abbondante fioritura delle belle sassifraghe. Il monte si erge accanto al torrente Lys, proprio sulla sua sponda destra, e davanti ai comuni di Lillianes e Perloz.
La leggenda – ma più che leggenda è una vera e propria testimonianza riportata da decine di persone – narra che una notte di novembre, nel 1877, gli abitanti della riva sinistra del Lys videro la montagna illuminarsi tutta. Una miriade di luminose piccole luci, simili a fuochi fatui, passavano insieme lungo i sentieri tra i boschi, attraversando il monte, e si udivano in lontananza deboli suoni simili a voci scherzose, ma anche piuttosto inquietanti.
Le Fate – o Streghe – del Monte Ciamoseira
Questa è una storia vera, e anche se qualche scettico storcerà il naso, i fatti qui rinarrati sono realmente successi, in una fredda notte d’autunno di tanti anni fa.
Siamo ai piedi del monte Ciamoseira – chiamato in questo modo perché una volta era abitato dai camosci, da cui il significato “camosci vi erano”, o “ciamoseira” – una montagna che al suo centro presenta una frattura, all’interno della quale crescono piante selvatiche, e che nel mese di maggio si tinge di bianco per l’abbondante fioritura delle belle sassifraghe. Il monte si erge accanto al torrente Lys, proprio sulla sua sponda destra, e davanti ai comuni di Lillianes e Perloz.
La leggenda – ma più che leggenda è una vera e propria testimonianza riportata da decine di persone – narra che una notte di novembre, nel 1877, gli abitanti della riva sinistra del Lys videro la montagna illuminarsi tutta. Una miriade di luminose piccole luci, simili a fuochi fatui, passavano insieme lungo i sentieri tra i boschi, attraversando il monte, e si udivano in lontananza deboli suoni simili a voci scherzose, ma anche piuttosto inquietanti.
20 dicembre 2018
La Fata dai Piedi Caprini
Laghetto di Leser – Champdepraz – Aosta – VALLE D’AOSTA
La Fata dai Piedi Caprini
Dopo diverso tempo torno con gioia a questa pagina, riportando alcuni accenni delle ricerche svolte negli ultimi mesi.
Visitando alcuni posti della Valle d’Aosta, mi sono innamorata di questa regione e ho iniziato a cercare luoghi, leggende e tradizioni che possano essere riferibili alla Grande Madre, trovandola costellata di frammenti di sacro femminino e di scenari incantevoli che spero di poter visitare per poi condividere qualche foto e descrizione raccolte direttamente sul posto.
Ma come scrivevo poco tempo fa, non è questo lo scopo di questa pagina, che è nata essenzialmente per far conoscere luoghi vicini e lontani, facilmente agibili o molto difficili da raggiungere, legati al Sacro Femminino, senza doverli per forza visitare, ovvero per puro amore di conoscenza e di riscoperta della Grande Madre nella terra che le appartiene e la raffigura in tutte le sue forme.
Oggi vorrei quindi accennare a una leggenda di cui mi sono innamorata, e che più avanti riprenderò integralmente dal testo nel quale l’ho trovata.
Si tratta della leggenda della Fata dai Piedi di Capra, che abitava insieme alle sue numerose sorelle vicino alle sponde dell'ameno Laghetto di Leser, a Champdepraz.
La Fata dai Piedi Caprini
Dopo diverso tempo torno con gioia a questa pagina, riportando alcuni accenni delle ricerche svolte negli ultimi mesi.
Visitando alcuni posti della Valle d’Aosta, mi sono innamorata di questa regione e ho iniziato a cercare luoghi, leggende e tradizioni che possano essere riferibili alla Grande Madre, trovandola costellata di frammenti di sacro femminino e di scenari incantevoli che spero di poter visitare per poi condividere qualche foto e descrizione raccolte direttamente sul posto.
Ma come scrivevo poco tempo fa, non è questo lo scopo di questa pagina, che è nata essenzialmente per far conoscere luoghi vicini e lontani, facilmente agibili o molto difficili da raggiungere, legati al Sacro Femminino, senza doverli per forza visitare, ovvero per puro amore di conoscenza e di riscoperta della Grande Madre nella terra che le appartiene e la raffigura in tutte le sue forme.
Oggi vorrei quindi accennare a una leggenda di cui mi sono innamorata, e che più avanti riprenderò integralmente dal testo nel quale l’ho trovata.
Si tratta della leggenda della Fata dai Piedi di Capra, che abitava insieme alle sue numerose sorelle vicino alle sponde dell'ameno Laghetto di Leser, a Champdepraz.
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