Le Vie del Latte
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di Santa Maria in Binda - Nosate - Milano – LOMBARDIA
La chiesetta che ho visitato ieri pomeriggio è davvero unica nel suo genere, e contiene qualcosa che non esiste in nessun altro luogo. È la chiesetta di Santa Maria in Binda, che sorge proprio accanto al Naviglio di Nosate, e al suo interno le raffigurazioni della Madonna sono a dir poco predominanti. La parete sinistra, infatti, mostra ben sette Madonne, definite “in Maestà”, una accanto all’altra, e di queste, le ultime tre sono tutte Madri del Latte. Tre Madri del Latte vicine, più altre quattro che le precedono, mentre di fronte la Madre in Trono è attorniata dai Re Magi che le offrono doni – in effetti la storia dice che li offrono al bambino, ma io l’ho percepita diversamente – e una Pietà.
La Madre è dappertutto, non vi è angolo, in questa piccola e antica chiesetta, nel quale non sia presente lei.
Inoltre, sotto alle Sette Madri, è raffigurata una Danza Macabra, nella quale scheletri e uomini laici e religiosi si alternano. Simbolo della temporaneità e fuggevolezza della vita, la Danza Macabra ricorda, in una lettura che mi permetto con un pochino di presunzione di personalizzare, che la materia è vacua e inconsistente, che il cammino interiore è umile e privo di sfarzo, e che lo scopo del cammino in vita è ricercare lo spirito, la voce dell’anima, l’unica che sopravvive alla Morte.
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7 aprile 2019
19 marzo 2019
La Madre del Latte di Mortara
Le Vie del Latte
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di Santa Maria del Campo - Madonna del Campo - Mortara - LOMBARDIA
Un'altra breve gita mi ha portata, pochi giorni fa, a incontrare questa piccola chiesa di campagna, che devo dirlo, è semplice e davvero molto molto bella. Ci sono andata credendo di trovare una Madonna del Latte… e ne ho trovate tre. Incredibile la presenza così numerosa delle antiche Madri lattifere in questo angolo di campagna.
La chiesetta di chiama “Santa Maria del Campo”, il paesino stesso si chiama “Madonna del Campo”, e come dice l’opuscolo della chiesa è la stessa Madonna del Latte ad essere qui – come in diversi altri paesini – soprannominata Madonna del Campo.
Questa associazione è davvero frequente e rivela che la figura della Madre del Latte nutrice e amorevole è strettamente connessa e identificata con l’ambiente della campagna, dei campi selvatici e coltivati, e in generale alla vita campestre. Forse perché in questa antica Dea Madre gli elementi del latte nutriente, dell’abbondanza, della maternità, della fertilità, così come dei frutti della terra, delle semplici coltivazioni degli uomini e dell’aspetto quiete e dolce delle campagne, sono tutti indispensabili e confluiscono insieme a ricreare un suo ritratto ancora più completo e significativo.
Madre del Latte e della Campagna allo stesso tempo, poiché sembra non poterci essere uno senza l’altra. Una Madre semplice, umile, conoscibile nelle donne, nella loro creatività dalle molte forme, e visibile nella pacifica bellezza degli scenari campestri…
Una Madre vicina al cuore delle persone, che si presta a cambiare aspetto e nome per poter continuare ad essere amata. E se non è più avvicinata in un boschetto immerso nei campi, ma in una chiesetta di campagna, forse a Lei poco importa…
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di Santa Maria del Campo - Madonna del Campo - Mortara - LOMBARDIA
Un'altra breve gita mi ha portata, pochi giorni fa, a incontrare questa piccola chiesa di campagna, che devo dirlo, è semplice e davvero molto molto bella. Ci sono andata credendo di trovare una Madonna del Latte… e ne ho trovate tre. Incredibile la presenza così numerosa delle antiche Madri lattifere in questo angolo di campagna.
La chiesetta di chiama “Santa Maria del Campo”, il paesino stesso si chiama “Madonna del Campo”, e come dice l’opuscolo della chiesa è la stessa Madonna del Latte ad essere qui – come in diversi altri paesini – soprannominata Madonna del Campo.
Questa associazione è davvero frequente e rivela che la figura della Madre del Latte nutrice e amorevole è strettamente connessa e identificata con l’ambiente della campagna, dei campi selvatici e coltivati, e in generale alla vita campestre. Forse perché in questa antica Dea Madre gli elementi del latte nutriente, dell’abbondanza, della maternità, della fertilità, così come dei frutti della terra, delle semplici coltivazioni degli uomini e dell’aspetto quiete e dolce delle campagne, sono tutti indispensabili e confluiscono insieme a ricreare un suo ritratto ancora più completo e significativo.
Madre del Latte e della Campagna allo stesso tempo, poiché sembra non poterci essere uno senza l’altra. Una Madre semplice, umile, conoscibile nelle donne, nella loro creatività dalle molte forme, e visibile nella pacifica bellezza degli scenari campestri…
Una Madre vicina al cuore delle persone, che si presta a cambiare aspetto e nome per poter continuare ad essere amata. E se non è più avvicinata in un boschetto immerso nei campi, ma in una chiesetta di campagna, forse a Lei poco importa…
24 aprile 2018
Il Sasso Cavallazzo
Le Pietre Madri
Ranco, Varese - LOMBARDIA
Il Sasso Cavallazzo
Oggi, approfittando della giornata soleggiata ma fresca, sono andata a vedere, o meglio, a incontrare un’altra delle grandi Pietre Madri che venne portata nella zona fra Novara e Varese dallo scioglimento dei grandi ghiacciai. La pietra è di serpentino verde, e ha una formazione litologica identica a quella della Preja Buja di Sesto Calende e delle altre pietre di cui ho scritto tempo fa, e se nel linguaggio scientifico si dice che sono tutti giganteschi frammenti arrivati dalla stessa frana, proveniente forse dal Gottardo o del Sempione, a me piace semplicemente chiamarle Pietre Sorelle, tutte figlie della stessa montagna.
La grande pietra, che come altre simili a me personalmente incute un po’ di timore, almeno all’inizio, perché nonostante dalle fotografie non sembri, è veramente gigantesca, si chiama Sasso Cavallazzo, oppure Sasso Cavallaccio, o nel dialetto del posto Sass Cavalàsc. Il nome è stato dato perché a detta di alcuni la forma del masso richiamerebbe quella del muso di un cavallo – sinceramente io non sono riuscita a vederlo, ma poco importa.
Ranco, Varese - LOMBARDIA
Il Sasso Cavallazzo
Oggi, approfittando della giornata soleggiata ma fresca, sono andata a vedere, o meglio, a incontrare un’altra delle grandi Pietre Madri che venne portata nella zona fra Novara e Varese dallo scioglimento dei grandi ghiacciai. La pietra è di serpentino verde, e ha una formazione litologica identica a quella della Preja Buja di Sesto Calende e delle altre pietre di cui ho scritto tempo fa, e se nel linguaggio scientifico si dice che sono tutti giganteschi frammenti arrivati dalla stessa frana, proveniente forse dal Gottardo o del Sempione, a me piace semplicemente chiamarle Pietre Sorelle, tutte figlie della stessa montagna.
La grande pietra, che come altre simili a me personalmente incute un po’ di timore, almeno all’inizio, perché nonostante dalle fotografie non sembri, è veramente gigantesca, si chiama Sasso Cavallazzo, oppure Sasso Cavallaccio, o nel dialetto del posto Sass Cavalàsc. Il nome è stato dato perché a detta di alcuni la forma del masso richiamerebbe quella del muso di un cavallo – sinceramente io non sono riuscita a vederlo, ma poco importa.
20 aprile 2018
Il Sacro Femminino nella Lomellina
Museo Archeologico Nazionale della Lomellina - Vigevano - Pavia - LOMBARDIA
Il Sacro Femminino nella Lomellina
Finalmente ieri mattina ho fatto visita al Museo Archeologico Nazionale della Lomellina, allestito in uno dei meravigliosi porticati interni del Castello Sforzesco di Vigevano, Pavia. Credo che, come ambientazione, sia forse uno dei musei più belli che abbia visto. I reperti sono belli, ma più che altro il luogo in cui il museo è allestito è veramente stupendo. Consiglio davvero di andarci, ovviamente passando per la magnifica Piazza Ducale.
Tornando ai reperti, ciò che mi interessava di più, come sempre, erano le statuette votive e tutto ciò che concerne gli antichi culti del luogo. Alcune statuette erano simili a quelle rinvenute in altri posti, come Minerva accanto all’ara delle offerte, praticamente identica a quelle trovate nel biellese; mentre altre erano diverse e uniche. In particolare mi ha colpita una statuetta che è descritta semplicemente come “Figura femminile ammantata”. Ha un portamento e qualcosa di particolare che mi ha fatto pensare potesse essere la raffigurazione di una sacerdotessa.
Il Sacro Femminino nella Lomellina
Finalmente ieri mattina ho fatto visita al Museo Archeologico Nazionale della Lomellina, allestito in uno dei meravigliosi porticati interni del Castello Sforzesco di Vigevano, Pavia. Credo che, come ambientazione, sia forse uno dei musei più belli che abbia visto. I reperti sono belli, ma più che altro il luogo in cui il museo è allestito è veramente stupendo. Consiglio davvero di andarci, ovviamente passando per la magnifica Piazza Ducale.
Tornando ai reperti, ciò che mi interessava di più, come sempre, erano le statuette votive e tutto ciò che concerne gli antichi culti del luogo. Alcune statuette erano simili a quelle rinvenute in altri posti, come Minerva accanto all’ara delle offerte, praticamente identica a quelle trovate nel biellese; mentre altre erano diverse e uniche. In particolare mi ha colpita una statuetta che è descritta semplicemente come “Figura femminile ammantata”. Ha un portamento e qualcosa di particolare che mi ha fatto pensare potesse essere la raffigurazione di una sacerdotessa.
21 febbraio 2018
Alla ricerca delle sacre acque di Minerva
Duomo di Milano - Milano - LOMBARDIA
Sotto il Duomo di Milano, ovvero alla ricerca delle sacre acque di Minerva
Questo è stato essenzialmente lo scopo della mia visita all’area archeologica sotterranea del Duomo di Milano, dato che di ciò che ci fu un tempo nel luogo non resta praticamente nulla.
Ciò che resta, sotto, molto sotto la superficie, è l’acqua, che però non si vede… anche se in alcuni punti sembra forse di sentirla. Ma cominciamo dall’inizio. Scendendo le strette scale che portano all’area archeologica del Duomo, si accede subito a un complesso davvero affascinante, che non a caso porta il nome di Battistero di San Giovanni alle Fonti. Le Fonti sono infatti la chiave di ricerca, perché nel luogo, in tempi antichi, scorreva molta acqua.
Una grande vasca battesimale è posta al centro del complesso, e si possono vedere i canalini di accesso e di fuoriuscita delle acque sorgive che, riscaldate, riempivano la vasca.
Sotto il Duomo di Milano, ovvero alla ricerca delle sacre acque di Minerva
Questo è stato essenzialmente lo scopo della mia visita all’area archeologica sotterranea del Duomo di Milano, dato che di ciò che ci fu un tempo nel luogo non resta praticamente nulla.
Ciò che resta, sotto, molto sotto la superficie, è l’acqua, che però non si vede… anche se in alcuni punti sembra forse di sentirla. Ma cominciamo dall’inizio. Scendendo le strette scale che portano all’area archeologica del Duomo, si accede subito a un complesso davvero affascinante, che non a caso porta il nome di Battistero di San Giovanni alle Fonti. Le Fonti sono infatti la chiave di ricerca, perché nel luogo, in tempi antichi, scorreva molta acqua.
Una grande vasca battesimale è posta al centro del complesso, e si possono vedere i canalini di accesso e di fuoriuscita delle acque sorgive che, riscaldate, riempivano la vasca.
9 giugno 2017
Il Ramo delle Streghe
Cassolnovo, frazione Villareale - Pavia - LOMBARDIA
Il Ramo delle Streghe
Costeggiando l’incantevole Ramo delle Streghe, un ramo secondario del fiume Ticino che scorre fra boschi e prati pieni di farfalle, libellule e uccelli, non si può fare a meno di ripensare alla sua leggenda.
Si racconta che una notte di luna piena, alcune bellissime donne si incontrarono sulle sponde del corso d’acqua per svolgere un rituale di purificazione per una loro compagna, ritenuta affetta da una strana forma di possessione. Illuminate solo dai raggi di luna, le donne stavano per invocare gli antichi spiriti del luogo, secondo formule ereditate dai celti, quando apparve loro il diavolo. Allora la donna malata di trasformò in una grande alga verde, che legò a sé le sue compagne e le trascinò sott’acqua. Le donne affogarono, e la leggenda vuole che i loro capelli ondeggino ancora, mossi dolcemente dalle correnti del corso d’acqua, il quale da allora prese il nome di Ramo delle Streghe.
Si dice che in certe notti di luna piena – e sempre di sabato – le streghe si incontrino ancora nei pressi del Ramo delle Streghe, per svolgere i loro riti magici, ma non si tratta né di brutte megere, né di donne normali, quanto di donne “vicine al mondo del naturalismo e della cultura celtica, ancora molto conosciuta nelle nostre zone”.
Il Ramo delle Streghe
Costeggiando l’incantevole Ramo delle Streghe, un ramo secondario del fiume Ticino che scorre fra boschi e prati pieni di farfalle, libellule e uccelli, non si può fare a meno di ripensare alla sua leggenda.
Si racconta che una notte di luna piena, alcune bellissime donne si incontrarono sulle sponde del corso d’acqua per svolgere un rituale di purificazione per una loro compagna, ritenuta affetta da una strana forma di possessione. Illuminate solo dai raggi di luna, le donne stavano per invocare gli antichi spiriti del luogo, secondo formule ereditate dai celti, quando apparve loro il diavolo. Allora la donna malata di trasformò in una grande alga verde, che legò a sé le sue compagne e le trascinò sott’acqua. Le donne affogarono, e la leggenda vuole che i loro capelli ondeggino ancora, mossi dolcemente dalle correnti del corso d’acqua, il quale da allora prese il nome di Ramo delle Streghe.
Si dice che in certe notti di luna piena – e sempre di sabato – le streghe si incontrino ancora nei pressi del Ramo delle Streghe, per svolgere i loro riti magici, ma non si tratta né di brutte megere, né di donne normali, quanto di donne “vicine al mondo del naturalismo e della cultura celtica, ancora molto conosciuta nelle nostre zone”.
17 aprile 2017
La leggenda del Lago di Monate
Lago di Monate - Osmate - Varese - LOMBARDIA
La leggenda del Lago di Monate, il tradimento del Sacro Femminino e la misteriosa Dea di Osmate
Un luogo che mi è davvero entrato nel cuore è il Lago di Monate, sulla sponda che scendendo dal sentiero di Osmate porta alla Spiaggia dei Pensieri. La leggenda della nascita del lago mi è molto cara, per questo motivo ho voluto farne una sintesi tra le versioni più vecchie - e quindi affidabili - e prepararne una ricerca completa.
La leggenda del Lago di Monate, il tradimento del Sacro Femminino e la misteriosa Dea di Osmate
Un luogo che mi è davvero entrato nel cuore è il Lago di Monate, sulla sponda che scendendo dal sentiero di Osmate porta alla Spiaggia dei Pensieri. La leggenda della nascita del lago mi è molto cara, per questo motivo ho voluto farne una sintesi tra le versioni più vecchie - e quindi affidabili - e prepararne una ricerca completa.
29 marzo 2017
La Sacerdotessa di Sesto Calende
Museo Archeologico di Sesto Calende - Sesto Calende - Varese - LOMBARDIA
La Sacerdotessa di Sesto Calende e la Tomba del Tripode
Nel Museo Archeologico di Sesto Calende è esposto un corredo funerario molto prezioso, risalente al VI secolo a.C. Gli oggetti non sono molti, sono la metà, o forse meno, di un tesoro più grande che purtroppo venne drasticamente depredato dai tombaroli, eppure la loro particolarità è unica.
Al centro della vetrina, davanti alla quale si legge “Tomba principesca appartenente a persona di sesso femminile. Pur depredata parzialmente in antico, ha conservato reperti di grande pregio, testimoni degli scambi culturali ed economici della Cultura di Golasecca” si erge un piccolo bacile di bronzo retto su un tripode con piedini antropomorfi, oltre a un pregiato pettorale femminile, ciondoli e fusarola in ambra, diverse coppe, una situla dalle splendide decorazioni e altri piccoli oggetti ornamentali. La prima volta che mi sono trovata davanti a questa vetrina ho percepito l’immensa importanza di ciò che vedevo, anche se solo in un secondo momento ho capito il vero motivo che mi aveva attratta lì.
Quel bacile con tripode sembrava avesse molto da raccontare, e ho ricordato che ne avevo visti di simili legati alle sibille del centro Italia, e che in tempi antichi solitamente erano usati per scopi rituali, quali divinazione o profezia. Un oggetto rituale, appartenuto quindi a qualcuno che con la sfera rituale aveva un ruolo essenziale. E questo qualcuno era una donna.
Una donna e un tripode sacro, dunque una sacerdotessa, senza dubbio.
La Sacerdotessa di Sesto Calende e la Tomba del Tripode
Nel Museo Archeologico di Sesto Calende è esposto un corredo funerario molto prezioso, risalente al VI secolo a.C. Gli oggetti non sono molti, sono la metà, o forse meno, di un tesoro più grande che purtroppo venne drasticamente depredato dai tombaroli, eppure la loro particolarità è unica.
Al centro della vetrina, davanti alla quale si legge “Tomba principesca appartenente a persona di sesso femminile. Pur depredata parzialmente in antico, ha conservato reperti di grande pregio, testimoni degli scambi culturali ed economici della Cultura di Golasecca” si erge un piccolo bacile di bronzo retto su un tripode con piedini antropomorfi, oltre a un pregiato pettorale femminile, ciondoli e fusarola in ambra, diverse coppe, una situla dalle splendide decorazioni e altri piccoli oggetti ornamentali. La prima volta che mi sono trovata davanti a questa vetrina ho percepito l’immensa importanza di ciò che vedevo, anche se solo in un secondo momento ho capito il vero motivo che mi aveva attratta lì.
Quel bacile con tripode sembrava avesse molto da raccontare, e ho ricordato che ne avevo visti di simili legati alle sibille del centro Italia, e che in tempi antichi solitamente erano usati per scopi rituali, quali divinazione o profezia. Un oggetto rituale, appartenuto quindi a qualcuno che con la sfera rituale aveva un ruolo essenziale. E questo qualcuno era una donna.
Una donna e un tripode sacro, dunque una sacerdotessa, senza dubbio.
24 febbraio 2017
Il culto della Dea Vesta e del suo Fuoco Sacro
Monte Vesta e Valvestino – Brescia – LOMBARDIA
Il culto della Dea Vesta e del suo Fuoco Sacro
“Per nulla conosciuta e del tutto sottostimata è l’evidenza, in tutta Italia, dal nord al sud comprese le isole, di paesi, città, località dove rimangono ricchi e visibili i resti e le tradizioni di un culto della Terra che anticamente fu predominante.
Tale culto lo si ritrova in ogni regione italiana: in Val Vestino, non lontano dal lago di Garda, dove sul monte Vesta sorgeva un tempio dedicato alla omonima dea, patrona del fuoco sacro.”
(Giovanni Feo, Prima degli Etruschi, Stampa Alternativa, pag. 92)
Da questo brevissimo brano è inaspettatamente cominciata una delle nuove emozionanti ricerche, che ho deciso di mettere insieme e condividere proprio stanotte, visto che il 24 Febbraio si ricorda l’emanazione dell’editto di Teodosio che proibì i culti pre-cristiani e che venne presto attuato con lo spegnimento del Sacro Fuoco al Tempio di Vesta fra le lacrime disperate della sua ultima Vestale, Celia Concordia.
E proprio in questo giorno di molti secoli dopo voglio invece parlare proprio del Sacro Fuoco, e mentre lo faccio nella mia casa ardono candele bianche e il fuoco nel caminetto, acceso proprio come risposta alla triste ricorrenza.
Ma torniamo al Monte Vesta, intorno al cui nome in molti hanno discusso, chi per spiegarne l’origine in riferimento a un antico Tempio di Vesta che secondo la leggenda sorgeva sulla sua sommità, chi per negarla, proponendo alternative poco credibili. Di fatto si dice che il ricordo del Tempio di Vesta nell’area sia molto antico, quindi è facile che sia di gran lunga più veritiero.
Il culto della Dea Vesta e del suo Fuoco Sacro
“Per nulla conosciuta e del tutto sottostimata è l’evidenza, in tutta Italia, dal nord al sud comprese le isole, di paesi, città, località dove rimangono ricchi e visibili i resti e le tradizioni di un culto della Terra che anticamente fu predominante.
Tale culto lo si ritrova in ogni regione italiana: in Val Vestino, non lontano dal lago di Garda, dove sul monte Vesta sorgeva un tempio dedicato alla omonima dea, patrona del fuoco sacro.”
(Giovanni Feo, Prima degli Etruschi, Stampa Alternativa, pag. 92)
Da questo brevissimo brano è inaspettatamente cominciata una delle nuove emozionanti ricerche, che ho deciso di mettere insieme e condividere proprio stanotte, visto che il 24 Febbraio si ricorda l’emanazione dell’editto di Teodosio che proibì i culti pre-cristiani e che venne presto attuato con lo spegnimento del Sacro Fuoco al Tempio di Vesta fra le lacrime disperate della sua ultima Vestale, Celia Concordia.
E proprio in questo giorno di molti secoli dopo voglio invece parlare proprio del Sacro Fuoco, e mentre lo faccio nella mia casa ardono candele bianche e il fuoco nel caminetto, acceso proprio come risposta alla triste ricorrenza.
Ma torniamo al Monte Vesta, intorno al cui nome in molti hanno discusso, chi per spiegarne l’origine in riferimento a un antico Tempio di Vesta che secondo la leggenda sorgeva sulla sua sommità, chi per negarla, proponendo alternative poco credibili. Di fatto si dice che il ricordo del Tempio di Vesta nell’area sia molto antico, quindi è facile che sia di gran lunga più veritiero.
3 febbraio 2017
La presenza della Dea Brighid nel Nord Italia
La presenza della Dea Brighid nel Nord Italia
Toponimi e possibili luoghi di culto antichi
La terra su cui abitiamo è sacra. Gli antichi popoli lo sapevano e vivevano in armonia con questa profonda consapevolezza. A seconda delle diverse caratteristiche, i diversi luoghi potevano richiamare diversi volti della Natura, una Natura viva e venerata poiché veniva vista come una Grande Dea Madre, Una eppure fatta di una moltitudine di divinità femminili e maschili che ne ritraevano i differenti aspetti. Così nascevano luoghi dedicati a una Dea piuttosto che a un’altra, a un Dio piuttosto che a un altro, ognuna/o con il proprio tempio, ovvero con le proprie sorgenti, alture, boschi, laghi o pianure dedicate.
Partendo dal presupposto che anticamente – ovvero in epoca pre-romana e romana – si nominavano spesso i centri abitati – ma anche quelli solamente dedicati al culto delle divinità naturali – con nomi che oltre a richiamarne le caratteristiche geografiche li associavano a certe Dee e a certi Dei, possiamo ricreare, poco alla volta, una rete o una mappa di luoghi che un tempo furono probabilmente legati a tali Dee e Dei.
Si conoscono molti luoghi, specialmente nel Centro Italia, il cui nome nacque da quello delle Dee e/o degli Dei che ivi venivano onorati, e che per le loro caratteristiche ne ritraevano l’aspetto morfologico, e quello che vorrei provare a fare è proprio ricreare una mappa di luoghi simili, qui nel Nord Italia.
Toponimi e possibili luoghi di culto antichi
La terra su cui abitiamo è sacra. Gli antichi popoli lo sapevano e vivevano in armonia con questa profonda consapevolezza. A seconda delle diverse caratteristiche, i diversi luoghi potevano richiamare diversi volti della Natura, una Natura viva e venerata poiché veniva vista come una Grande Dea Madre, Una eppure fatta di una moltitudine di divinità femminili e maschili che ne ritraevano i differenti aspetti. Così nascevano luoghi dedicati a una Dea piuttosto che a un’altra, a un Dio piuttosto che a un altro, ognuna/o con il proprio tempio, ovvero con le proprie sorgenti, alture, boschi, laghi o pianure dedicate.
Partendo dal presupposto che anticamente – ovvero in epoca pre-romana e romana – si nominavano spesso i centri abitati – ma anche quelli solamente dedicati al culto delle divinità naturali – con nomi che oltre a richiamarne le caratteristiche geografiche li associavano a certe Dee e a certi Dei, possiamo ricreare, poco alla volta, una rete o una mappa di luoghi che un tempo furono probabilmente legati a tali Dee e Dei.
Si conoscono molti luoghi, specialmente nel Centro Italia, il cui nome nacque da quello delle Dee e/o degli Dei che ivi venivano onorati, e che per le loro caratteristiche ne ritraevano l’aspetto morfologico, e quello che vorrei provare a fare è proprio ricreare una mappa di luoghi simili, qui nel Nord Italia.
30 gennaio 2017
Antichi reperti e la piccola Dea dell'Isolino Virginia
Museo Civico Archeologico di Villa Mirabello - Varese - LOMBARDIA
Antichi reperti, ornamenti, vasi e la piccola statuetta femminile proveniente dall'Isolino Virginia
All’interno del Museo Civico di Varese sono contenuti molti altri reperti importanti, e in queste foto ne mostrerò qualcuno – per vederli tutti vi consiglio caldamente di visitare il museo.
Fra questi alcuni mi hanno colpita più di altri, e uno, in particolare, ha confermato ancora una volta l’universalità della presenza della Grande Madre nelle civiltà antiche di queste zone.
Si tratta di una piccolissima statuetta, l’unica che sia stata trovata, proveniente dall’Isolino Virginia, nel Lago di Varese. La statuetta, purtroppo priva di testa, ma con un accenno di volto alla base del collo, presenta chiaramente un seno. Si tratta senza alcun dubbio di una statuetta femminile, semplice e davvero piccina. Proprio davanti alla teca dov’è contenuta la statuetta, accanto ad altri reperti e alla splendida pintadera che ricorda il volto della civetta, c'è anche un cartellone che racconta dell’usanza di scolpire statuette femminili per via del “culto della Grande Madre”, diffuso pressoché ovunque nella zona.
Antichi reperti, ornamenti, vasi e la piccola statuetta femminile proveniente dall'Isolino Virginia
All’interno del Museo Civico di Varese sono contenuti molti altri reperti importanti, e in queste foto ne mostrerò qualcuno – per vederli tutti vi consiglio caldamente di visitare il museo.
Fra questi alcuni mi hanno colpita più di altri, e uno, in particolare, ha confermato ancora una volta l’universalità della presenza della Grande Madre nelle civiltà antiche di queste zone.
Si tratta di una piccolissima statuetta, l’unica che sia stata trovata, proveniente dall’Isolino Virginia, nel Lago di Varese. La statuetta, purtroppo priva di testa, ma con un accenno di volto alla base del collo, presenta chiaramente un seno. Si tratta senza alcun dubbio di una statuetta femminile, semplice e davvero piccina. Proprio davanti alla teca dov’è contenuta la statuetta, accanto ad altri reperti e alla splendida pintadera che ricorda il volto della civetta, c'è anche un cartellone che racconta dell’usanza di scolpire statuette femminili per via del “culto della Grande Madre”, diffuso pressoché ovunque nella zona.
Le Matronae Danzanti di Angera
Museo Civico Archeologico di Villa Mirabello - Varese - LOMBARDIA
L'Ara delle Matronae Celtiche di Angera - Le Dee Danzanti
Finalmente oggi pomeriggio, dopo tanti anni di ricerche e di confronti, spesso consultando fotografie o pessime fotocopie in bianco e nero più fuorvianti che utili allo studio, ho incontrato dal vero le divine Matronae, le antiche Dee Madri celtiche scolpite su un cippo ritrovato nei pressi di Angera, in provincia di Varese.
Il cippo è custodito nel Museo Civico Archeologico all’interno di Villa Mirabello, a Varese, e anche se per me era la cosa più bella e importante di tutte, è comunque circondato da una ricchissima collezione di reperti splendidi, tutti rinvenuti nei territori di Varese e paesi limitrofi.
Il museo contiene quindi ritrovamenti dell’area di Malpensa, della Valganna – importantissima per le ricerche sulla Dea Ganna – del Lago di Monate, Besnate, di Golasecca e, fra gli altri, di uno dei siti archeologici più preziosi e importanti: l’Isolino Virginia, situato nel Lago di Varese.
Proprio fra i reperti dell’Isolino Virginia ho potuto trovare quella che è la testimonianza – l’unica – della spiritualità di coloro che abitavano l’Isolino. Ma prima di parlare di questo, voglio spendere qualche parola sulle sacre Matronae, che sono la prima ragione per cui ho visitato il museo, e per farlo vorrei riportare un brano che ho scritto un paio di anni fa a proposito delle divinità femminili che un tempo vegliavano sulle nostre terre del Nord Italia.
L'Ara delle Matronae Celtiche di Angera - Le Dee Danzanti
Finalmente oggi pomeriggio, dopo tanti anni di ricerche e di confronti, spesso consultando fotografie o pessime fotocopie in bianco e nero più fuorvianti che utili allo studio, ho incontrato dal vero le divine Matronae, le antiche Dee Madri celtiche scolpite su un cippo ritrovato nei pressi di Angera, in provincia di Varese.
Il cippo è custodito nel Museo Civico Archeologico all’interno di Villa Mirabello, a Varese, e anche se per me era la cosa più bella e importante di tutte, è comunque circondato da una ricchissima collezione di reperti splendidi, tutti rinvenuti nei territori di Varese e paesi limitrofi.
Il museo contiene quindi ritrovamenti dell’area di Malpensa, della Valganna – importantissima per le ricerche sulla Dea Ganna – del Lago di Monate, Besnate, di Golasecca e, fra gli altri, di uno dei siti archeologici più preziosi e importanti: l’Isolino Virginia, situato nel Lago di Varese.
Proprio fra i reperti dell’Isolino Virginia ho potuto trovare quella che è la testimonianza – l’unica – della spiritualità di coloro che abitavano l’Isolino. Ma prima di parlare di questo, voglio spendere qualche parola sulle sacre Matronae, che sono la prima ragione per cui ho visitato il museo, e per farlo vorrei riportare un brano che ho scritto un paio di anni fa a proposito delle divinità femminili che un tempo vegliavano sulle nostre terre del Nord Italia.
11 agosto 2016
Il Sasso di Preja Buia
Le Pietre Madri
Sesto Calende - Varese - LOMBARDIA
Il Sasso di Preja Buia, o la Chioccia d'Oro
Dopo molti anni sono tornata in questo luogo emozionante, da sempre legato al culto della Grande Madre. Si tratta di un boschetto in cui si trova un grande masso erratico, il cosiddetto Sàss de Preja Buia, o Preabuco, la cui forma ricorda quella di una grande e materna chioccia, motivo per cui è chiamato anche Pita d’Oro o Chioccia d’Oro.
La Preja Buia è una grande pietra di serpentino verde che risale all’Era Quaternaria, e venne trascinata nel luogo in cui si trova dall’ultima glaciazione del Neozoico, quando il ghiacciaio si ritirò e portò con sé enormi massi e materiale morenico. Una delle sue caratteristiche più curiose è che possiede un grande potere magnetico, tanto che in sua vicinanza le bussole impazziscono e non riconoscono più il nord.
Il nome dialettale Preja Buia significa sia “pietra scura”, forse per il colore molto scuro del serpentino, sia “pietra forata” o “pietra bucata”, probabilmente per via delle numerose coppelle scavate nella parte piana del masso, sotto il “muso” della chioccia. Questa parte piatta del masso si pensa fosse usata per compiere rituali sacrificali in epoca arcaica, ma i numerosi petroglifi e le coppelle scavate sulla sua superficie potrebbero far pensare più che altro al suo utilizzo come altare per le offerte. Il sacrificio potrebbe dunque essere semplicemente l’offerta di primizie, oppure di liquidi come il latte, il sangue – forse mestruale – l’idromele, il vino e così via, mentre le coppelle potrebbero essere state utilizzate anche a scopo terapeutico, attingendo la preziosa acqua piovana che si raccoglie al loro interno e acquisisce così le proprietà minerali della pietra.
Sesto Calende - Varese - LOMBARDIA
Il Sasso di Preja Buia, o la Chioccia d'Oro
Dopo molti anni sono tornata in questo luogo emozionante, da sempre legato al culto della Grande Madre. Si tratta di un boschetto in cui si trova un grande masso erratico, il cosiddetto Sàss de Preja Buia, o Preabuco, la cui forma ricorda quella di una grande e materna chioccia, motivo per cui è chiamato anche Pita d’Oro o Chioccia d’Oro.
La Preja Buia è una grande pietra di serpentino verde che risale all’Era Quaternaria, e venne trascinata nel luogo in cui si trova dall’ultima glaciazione del Neozoico, quando il ghiacciaio si ritirò e portò con sé enormi massi e materiale morenico. Una delle sue caratteristiche più curiose è che possiede un grande potere magnetico, tanto che in sua vicinanza le bussole impazziscono e non riconoscono più il nord.
Il nome dialettale Preja Buia significa sia “pietra scura”, forse per il colore molto scuro del serpentino, sia “pietra forata” o “pietra bucata”, probabilmente per via delle numerose coppelle scavate nella parte piana del masso, sotto il “muso” della chioccia. Questa parte piatta del masso si pensa fosse usata per compiere rituali sacrificali in epoca arcaica, ma i numerosi petroglifi e le coppelle scavate sulla sua superficie potrebbero far pensare più che altro al suo utilizzo come altare per le offerte. Il sacrificio potrebbe dunque essere semplicemente l’offerta di primizie, oppure di liquidi come il latte, il sangue – forse mestruale – l’idromele, il vino e così via, mentre le coppelle potrebbero essere state utilizzate anche a scopo terapeutico, attingendo la preziosa acqua piovana che si raccoglie al loro interno e acquisisce così le proprietà minerali della pietra.
14 giugno 2015
La Sposa del Sole
Lago Delio - Maccagno con Pino e Veddasca - Varese - LOMBARDIA
La Sposa del Sole
“La pastorella s’avvicinò alla sorgente, immerse gioiosamente le braccia nell’acqua freschissima, la raccolse riunendo le mani come una ciotola, si lavò il viso.
– Sei innamorata – mormorò la fonte.
La fanciulla guardò intorno stupita e fra le piante, lungo il ruscello, sulla riva poco discosta non vide nessuno. Contenuto tra le pendici del Monte Borgna e del Monte Cadrigna, lo specchio trasparente del lago Delio occhieggiava sotto il sole.
La Sposa del Sole
“La pastorella s’avvicinò alla sorgente, immerse gioiosamente le braccia nell’acqua freschissima, la raccolse riunendo le mani come una ciotola, si lavò il viso.
– Sei innamorata – mormorò la fonte.
La fanciulla guardò intorno stupita e fra le piante, lungo il ruscello, sulla riva poco discosta non vide nessuno. Contenuto tra le pendici del Monte Borgna e del Monte Cadrigna, lo specchio trasparente del lago Delio occhieggiava sotto il sole.
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