Santuario della Madonna di Crea e Sacro Monte di Crea – Serralunga di Crea – Alessandria - PIEMONTE
La Collina della Madre Bruna
In Piemonte si trovano due fra i luoghi più sacri all’eterno femminino d’Italia. Si tratta di due colline, che originariamente erano dedicate alla Grande Madre e che con l’arrivo della cristianità vennero rese grandi centri cultuali dedicati alla Madonna. Una di queste colline, leggermente meno importante della seconda, è quella del Sacro Monte di Crea, in Monferrato; sulla seconda, invece, sorge niente meno che il grande Santuario di Oropa.
Su entrambe le colline è presente – ed è la meta dei molti pellegrini – una Madonna Nera.
Sulla simbologia della Madonna Nera si potrebbe scrivere un libro intero, e ne sono stati scritti molti, pertanto non mi è possibile approfondirla qui, però una cosa che credo si possa affermare senza sbagliare è che la Madonna Nera è la più misteriosa e ambigua di tutte, tanto che lo stesso clero spesso ne parla malvolentieri, e purtroppo molte madonne, nere e quindi “scomode” in origine, nel corso dei secoli sono state letteralmente sbiancate.
Legata alle antiche divinità femminili più nascoste e incomprensibili, infere, nel senso di ctonie, terrigene, notturne, celate e non “avvicinabili” da tutti, la Madonna nera è possibile che sia legata a luoghi in cui si custodivano misteri, ovvero dove esistevano vie iniziatiche segrete che si prefiggevano di sperimentarli e rivelarli. E forse uno dei motivi per cui sono nere è proprio questo. Sono oscure perché inconoscibili, e si rivelano veramente solo dopo un lungo e tortuoso percorso.
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2 febbraio 2020
24 febbraio 2017
Il culto della Dea Vesta e del suo Fuoco Sacro
Monte Vesta e Valvestino – Brescia – LOMBARDIA
Il culto della Dea Vesta e del suo Fuoco Sacro
“Per nulla conosciuta e del tutto sottostimata è l’evidenza, in tutta Italia, dal nord al sud comprese le isole, di paesi, città, località dove rimangono ricchi e visibili i resti e le tradizioni di un culto della Terra che anticamente fu predominante.
Tale culto lo si ritrova in ogni regione italiana: in Val Vestino, non lontano dal lago di Garda, dove sul monte Vesta sorgeva un tempio dedicato alla omonima dea, patrona del fuoco sacro.”
(Giovanni Feo, Prima degli Etruschi, Stampa Alternativa, pag. 92)
Da questo brevissimo brano è inaspettatamente cominciata una delle nuove emozionanti ricerche, che ho deciso di mettere insieme e condividere proprio stanotte, visto che il 24 Febbraio si ricorda l’emanazione dell’editto di Teodosio che proibì i culti pre-cristiani e che venne presto attuato con lo spegnimento del Sacro Fuoco al Tempio di Vesta fra le lacrime disperate della sua ultima Vestale, Celia Concordia.
E proprio in questo giorno di molti secoli dopo voglio invece parlare proprio del Sacro Fuoco, e mentre lo faccio nella mia casa ardono candele bianche e il fuoco nel caminetto, acceso proprio come risposta alla triste ricorrenza.
Ma torniamo al Monte Vesta, intorno al cui nome in molti hanno discusso, chi per spiegarne l’origine in riferimento a un antico Tempio di Vesta che secondo la leggenda sorgeva sulla sua sommità, chi per negarla, proponendo alternative poco credibili. Di fatto si dice che il ricordo del Tempio di Vesta nell’area sia molto antico, quindi è facile che sia di gran lunga più veritiero.
Il culto della Dea Vesta e del suo Fuoco Sacro
“Per nulla conosciuta e del tutto sottostimata è l’evidenza, in tutta Italia, dal nord al sud comprese le isole, di paesi, città, località dove rimangono ricchi e visibili i resti e le tradizioni di un culto della Terra che anticamente fu predominante.
Tale culto lo si ritrova in ogni regione italiana: in Val Vestino, non lontano dal lago di Garda, dove sul monte Vesta sorgeva un tempio dedicato alla omonima dea, patrona del fuoco sacro.”
(Giovanni Feo, Prima degli Etruschi, Stampa Alternativa, pag. 92)
Da questo brevissimo brano è inaspettatamente cominciata una delle nuove emozionanti ricerche, che ho deciso di mettere insieme e condividere proprio stanotte, visto che il 24 Febbraio si ricorda l’emanazione dell’editto di Teodosio che proibì i culti pre-cristiani e che venne presto attuato con lo spegnimento del Sacro Fuoco al Tempio di Vesta fra le lacrime disperate della sua ultima Vestale, Celia Concordia.
E proprio in questo giorno di molti secoli dopo voglio invece parlare proprio del Sacro Fuoco, e mentre lo faccio nella mia casa ardono candele bianche e il fuoco nel caminetto, acceso proprio come risposta alla triste ricorrenza.
Ma torniamo al Monte Vesta, intorno al cui nome in molti hanno discusso, chi per spiegarne l’origine in riferimento a un antico Tempio di Vesta che secondo la leggenda sorgeva sulla sua sommità, chi per negarla, proponendo alternative poco credibili. Di fatto si dice che il ricordo del Tempio di Vesta nell’area sia molto antico, quindi è facile che sia di gran lunga più veritiero.
14 febbraio 2017
La Terra Brigasca
La presenza della Dea Brighid nel Nord Italia
Toponimi e possibili luoghi di culto antichi
La Terra Brigasca
Italia – Piemonte e Liguria – e Francia
La zona della Terra Brigasca è estremamente interessante per questo tipo di ricerca.
Viene chiamata Terra Brigasca “un’area etno-linguistica situata sulle Alpi marittime, al confine tra Francia e Italia e suddivisa tra le province di Cuneo e Imperia, ed il dipartimento delle Alpi Marittime.”
Il paese centrale della Terra Brigasca è Briga Marittima, che un tempo appartenuto alla provincia di Cuneo venne ceduto alla Francia con il trattato di pace di Parigi del 12 febbraio 1947. Allora venne chiamato La Brigue.
La zona della Terra Brigasca che rimase all’Italia venne suddivisa fra Piemonte e Liguria, e un piccolo paese in provincia di Cuneo, appartenente alla Terra Brigasca, riprese il nome antico e divenne Briga Alta.
Toponimi e possibili luoghi di culto antichi
La Terra Brigasca
Italia – Piemonte e Liguria – e Francia
La zona della Terra Brigasca è estremamente interessante per questo tipo di ricerca.
Viene chiamata Terra Brigasca “un’area etno-linguistica situata sulle Alpi marittime, al confine tra Francia e Italia e suddivisa tra le province di Cuneo e Imperia, ed il dipartimento delle Alpi Marittime.”
Il paese centrale della Terra Brigasca è Briga Marittima, che un tempo appartenuto alla provincia di Cuneo venne ceduto alla Francia con il trattato di pace di Parigi del 12 febbraio 1947. Allora venne chiamato La Brigue.
La zona della Terra Brigasca che rimase all’Italia venne suddivisa fra Piemonte e Liguria, e un piccolo paese in provincia di Cuneo, appartenente alla Terra Brigasca, riprese il nome antico e divenne Briga Alta.
3 febbraio 2017
La presenza della Dea Brighid nel Nord Italia
La presenza della Dea Brighid nel Nord Italia
Toponimi e possibili luoghi di culto antichi
La terra su cui abitiamo è sacra. Gli antichi popoli lo sapevano e vivevano in armonia con questa profonda consapevolezza. A seconda delle diverse caratteristiche, i diversi luoghi potevano richiamare diversi volti della Natura, una Natura viva e venerata poiché veniva vista come una Grande Dea Madre, Una eppure fatta di una moltitudine di divinità femminili e maschili che ne ritraevano i differenti aspetti. Così nascevano luoghi dedicati a una Dea piuttosto che a un’altra, a un Dio piuttosto che a un altro, ognuna/o con il proprio tempio, ovvero con le proprie sorgenti, alture, boschi, laghi o pianure dedicate.
Partendo dal presupposto che anticamente – ovvero in epoca pre-romana e romana – si nominavano spesso i centri abitati – ma anche quelli solamente dedicati al culto delle divinità naturali – con nomi che oltre a richiamarne le caratteristiche geografiche li associavano a certe Dee e a certi Dei, possiamo ricreare, poco alla volta, una rete o una mappa di luoghi che un tempo furono probabilmente legati a tali Dee e Dei.
Si conoscono molti luoghi, specialmente nel Centro Italia, il cui nome nacque da quello delle Dee e/o degli Dei che ivi venivano onorati, e che per le loro caratteristiche ne ritraevano l’aspetto morfologico, e quello che vorrei provare a fare è proprio ricreare una mappa di luoghi simili, qui nel Nord Italia.
Toponimi e possibili luoghi di culto antichi
La terra su cui abitiamo è sacra. Gli antichi popoli lo sapevano e vivevano in armonia con questa profonda consapevolezza. A seconda delle diverse caratteristiche, i diversi luoghi potevano richiamare diversi volti della Natura, una Natura viva e venerata poiché veniva vista come una Grande Dea Madre, Una eppure fatta di una moltitudine di divinità femminili e maschili che ne ritraevano i differenti aspetti. Così nascevano luoghi dedicati a una Dea piuttosto che a un’altra, a un Dio piuttosto che a un altro, ognuna/o con il proprio tempio, ovvero con le proprie sorgenti, alture, boschi, laghi o pianure dedicate.
Partendo dal presupposto che anticamente – ovvero in epoca pre-romana e romana – si nominavano spesso i centri abitati – ma anche quelli solamente dedicati al culto delle divinità naturali – con nomi che oltre a richiamarne le caratteristiche geografiche li associavano a certe Dee e a certi Dei, possiamo ricreare, poco alla volta, una rete o una mappa di luoghi che un tempo furono probabilmente legati a tali Dee e Dei.
Si conoscono molti luoghi, specialmente nel Centro Italia, il cui nome nacque da quello delle Dee e/o degli Dei che ivi venivano onorati, e che per le loro caratteristiche ne ritraevano l’aspetto morfologico, e quello che vorrei provare a fare è proprio ricreare una mappa di luoghi simili, qui nel Nord Italia.
11 febbraio 2015
Minerva e Brighid nel Nord Italia
In una delle ricerche pubblicate qualche tempo fa sulla nostra pagina, dedicata alla descrizione dei reperti lapidei rinvenuti nel novarese - ma presenti in tutto il Nord Italia - e in particolare a quelli dedicati alla romanizzata Minerva, abbiamo accennato ad una possibile Dea più antica, di origine celtica o addirittura precedente, che i Romani identificarono appunto con la loro Minerva.
L'ipotesi più verosimile è che la Minerva romana fosse in realtà un'interpretazione dell'antica Brighid celtica, in quanto i Romani attribuivano il nome delle loro divinità a quelle che ne rispecchiavano maggiormente le caratteristiche.
Dalla lettura del prezioso libro "Tracce Celtiche", di Marco Fulvio Barozzi - uno dei libri migliori e più affidabili che trattano di questi temi - emerge con ancora più intensità questo accostamento, questa identificazione, che rende le nostre terre pregne dello spirito dell'arcaica Brighid, che regnava in moltissimi luoghi, e che venne ricordata con il nome di Minerva.
Riportiamo di seguito alcuni brani che spiegano i motivi di questa identificazione:
"La romana Minerva era in origine una Dea etrusca, Menrva, che a sua volta era una delle manifestazioni della Grande Dea mediterranea. (...) secondo il De Palma il nome della Dea conterrebbe una radice indoeuropea, "menes", che indica "mente, coraggio", che con il suffisso derivativo - wa, avrebbe dato Menrs-wa, divenuto poi Menerwa (...). Se questa ipotesi fosse fondata, si spiegherebbero gli attributi della Minerva romana arcaica, venerata come protettrice delle attività intellettuali, delle arti e dei mestieri, oltre che come dea dell'ingegno.
L'ipotesi più verosimile è che la Minerva romana fosse in realtà un'interpretazione dell'antica Brighid celtica, in quanto i Romani attribuivano il nome delle loro divinità a quelle che ne rispecchiavano maggiormente le caratteristiche.
Dalla lettura del prezioso libro "Tracce Celtiche", di Marco Fulvio Barozzi - uno dei libri migliori e più affidabili che trattano di questi temi - emerge con ancora più intensità questo accostamento, questa identificazione, che rende le nostre terre pregne dello spirito dell'arcaica Brighid, che regnava in moltissimi luoghi, e che venne ricordata con il nome di Minerva.
Riportiamo di seguito alcuni brani che spiegano i motivi di questa identificazione:
"La romana Minerva era in origine una Dea etrusca, Menrva, che a sua volta era una delle manifestazioni della Grande Dea mediterranea. (...) secondo il De Palma il nome della Dea conterrebbe una radice indoeuropea, "menes", che indica "mente, coraggio", che con il suffisso derivativo - wa, avrebbe dato Menrs-wa, divenuto poi Menerwa (...). Se questa ipotesi fosse fondata, si spiegherebbero gli attributi della Minerva romana arcaica, venerata come protettrice delle attività intellettuali, delle arti e dei mestieri, oltre che come dea dell'ingegno.
13 gennaio 2015
La Dea della Guarigione e dell'Ispirazione nel Novarese
Nell'intervento precedente ho descritto ciò che ho potuto trarre dai culti alle Matronae e alla virginea Dea dei Boschi nell'Italia settentrionale, in particolare nel Novarese.
Tuttavia le Matronae e la "romanizzata" Diana, non erano le uniche divinità femminili di cui esistevano culti antichissimi in questa zona.
La "interpretatio" romana ci parla anche di una misteriosa Minerva, alla quale sono state dedicate diverse iscrizioni.
Procedendo a ritroso nel tempo, ovvero al periodo che precedette la presenza romana in queste terre, una delle divinità più amate, che forse potrebbe essere stata associata per le sue caratteristiche alla Minerva romana, potrebbe essere Belisama, oppure Brighid - ricordiamo il paesello di Briga Novarese e quello di Briona.
Tuttavia le Matronae e la "romanizzata" Diana, non erano le uniche divinità femminili di cui esistevano culti antichissimi in questa zona.
La "interpretatio" romana ci parla anche di una misteriosa Minerva, alla quale sono state dedicate diverse iscrizioni.
Procedendo a ritroso nel tempo, ovvero al periodo che precedette la presenza romana in queste terre, una delle divinità più amate, che forse potrebbe essere stata associata per le sue caratteristiche alla Minerva romana, potrebbe essere Belisama, oppure Brighid - ricordiamo il paesello di Briga Novarese e quello di Briona.
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