Le Vie dell’Acqua
Alla riscoperta delle antiche Madri delle Acque
Santuario della Madonna della Fontana – San Nazzaro Sesia – Novara – PIEMONTE
In questi ultimi giorni, complice un bellissimo brano sulla pagina Dea in Piemonte, sono stata più volte al Santuario della Madonna della Fontana, sotto il cui altare scorre una sorgente naturale le cui acque contengono proprietà guaritive. La prima volta ci sono stata al crepuscolo, era quasi buio, la luna quasi piena brillava nel cielo limpido, e ho potuto bere in solitudine l’acqua sacra, inginocchiata sui gradini coperti di foglie secche. La seconda volta ho scattato la maggior parte delle foto che vedete, e la terza, ovvero ieri, ho potuto finalmente entrare nel santuario – sempre chiuso perché apre solo per le funzioni domenicali pomeridiane – e vedere la sorgente attraverso il vetro dietro l’altare, anche se per via del freddo il vetro era tutto appannato.
Ero in un santuario cristiano, eppure quella nicchia nascosta dietro l’altare era il richiamo dell’antico, il richiamo di un epoca in cui certamente questo luogo era dedicato – e abitato, come forse lo è ancora – dalle divinità femminili acquatiche. La sorgente che passa sotto terra è la stessa.
Ma partiamo dall’inizio con un po’ di storia del luogo. Nel 1591 “Monsignor Vizia”, visitando il posto notò la presenza di un quadretto affisso sul tronco di un antico rovere. Si trattava di un bassorilievo in cotto – ora incorporato nella parte alta e frontale dell’altare – raffigurante la Vergine col bambino. A pochi passi scorreva una sorgente guaritiva, considerata miracolosa. Il religioso fece allora erigere una cappella in onore della Madonna della Fontana.
26 gennaio 2016
25 gennaio 2016
La Madre del Latte di Gionzana
Le Vie del Latte
Alla riscoperta delle antiche Madri del Latte
Santuario della Madonna del Latte – Gionzana – Novara - PIEMONTE
In questo tempo dell’anno, in cui la candida Brighid, protettrice del latte e della lattazione di animali – specialmente pecore – e donne, vorrei dedicare alcune delle mie ricerche alle antichissime Madri del Latte, che sopravvivono oggi nella figura delle varie Madonne del Latte, i cui santuari sempre molto antichi sorgono su luoghi un tempo legati alle Matronae, dunque alle Grandi Madri, e alle divinità femminili delle acque guaritive.
Per percorrere questo viaggio occorre “guardare attraverso il velo”, ovvero cercare di posare lo sguardo oltre il velo della cristianità, per riconoscere gli antichi simboli e gli indizi che ci parlano dei culti femminili pre-cristiani, e specialmente dei culti della Madre del Nutrimento, la Madre che Allatta, nutre e veglia sui suoi figli.
Naturalmente la prima tappa di questo viaggio non può che cominciare da un luogo a me molto vicino, al quale sin da bambina sono sempre stata affezionata.
Si tratta del Santuario della Madonna del Latte, vicino a Gionzana, nelle campagne del novarese.
Cosa collega questo luogo agli antichi culti femminili?
Alla riscoperta delle antiche Madri del Latte
Santuario della Madonna del Latte – Gionzana – Novara - PIEMONTE
In questo tempo dell’anno, in cui la candida Brighid, protettrice del latte e della lattazione di animali – specialmente pecore – e donne, vorrei dedicare alcune delle mie ricerche alle antichissime Madri del Latte, che sopravvivono oggi nella figura delle varie Madonne del Latte, i cui santuari sempre molto antichi sorgono su luoghi un tempo legati alle Matronae, dunque alle Grandi Madri, e alle divinità femminili delle acque guaritive.
Per percorrere questo viaggio occorre “guardare attraverso il velo”, ovvero cercare di posare lo sguardo oltre il velo della cristianità, per riconoscere gli antichi simboli e gli indizi che ci parlano dei culti femminili pre-cristiani, e specialmente dei culti della Madre del Nutrimento, la Madre che Allatta, nutre e veglia sui suoi figli.
Naturalmente la prima tappa di questo viaggio non può che cominciare da un luogo a me molto vicino, al quale sin da bambina sono sempre stata affezionata.
Si tratta del Santuario della Madonna del Latte, vicino a Gionzana, nelle campagne del novarese.
Cosa collega questo luogo agli antichi culti femminili?
12 dicembre 2015
La Roccia della Fantina
Angrogna - Valli Valdesi - Torino - PIEMONTE
La Roccia della Fantina
In dialetto valdese si chiama Roccha d'la Fantina, o Roccha Filera, e la sua storia è bellissima.
Così ci racconta Marie Bonnet nel suo libro sulle tradizioni valdesi:
"Ad Angrogna, verso la punta del monte Servin, c'era una volta un abbeveratoio, cove le "fantine" [le Fate pastore] lavavano i loro panni. Esse custodivano greggi fiorenti che costituivano la loro occupazione e il loro guadagno, e quando il freddo le cacciava dalla loro abitazione estiva, scendevano fino alla loro Roccha d'la Fantina che avevano esse stesse trasportata lì da non si sa dove."
(Marie Bonnet, Tradizioni orali delle valli valdesi del Piemonte)
La Roccia della Fantina era dunque la dimora invernale delle Fantine, le graziose e minute Fate pastore, che conoscevano i segreti per preparare il burro, la ricotta e addirittura quelli per trasformare il siero del latte in miele e cera, e che oltretutto erano abilissime filatrici.
Ed ecco che arriviamo al cuore della leggenda...
Si racconta che ogni anno, fra la mezzanotte e l'una della notte di Natale, sulla cima della Roccia della Fantina compaia una splendida fanciulla-fata bianca, vestita di uno splendido abito candido come la neve, e si dice in quel breve arco di tempo lei fili la lana, con un piedino poggiato su un grande noce e l'altro sulla ripida roccia. In questo modo fa scivolare il suo fuso magico giù fino a terra, proprio dove c'è la stradina del paese.
La Roccia della Fantina
In dialetto valdese si chiama Roccha d'la Fantina, o Roccha Filera, e la sua storia è bellissima.
Così ci racconta Marie Bonnet nel suo libro sulle tradizioni valdesi:
"Ad Angrogna, verso la punta del monte Servin, c'era una volta un abbeveratoio, cove le "fantine" [le Fate pastore] lavavano i loro panni. Esse custodivano greggi fiorenti che costituivano la loro occupazione e il loro guadagno, e quando il freddo le cacciava dalla loro abitazione estiva, scendevano fino alla loro Roccha d'la Fantina che avevano esse stesse trasportata lì da non si sa dove."
(Marie Bonnet, Tradizioni orali delle valli valdesi del Piemonte)
La Roccia della Fantina era dunque la dimora invernale delle Fantine, le graziose e minute Fate pastore, che conoscevano i segreti per preparare il burro, la ricotta e addirittura quelli per trasformare il siero del latte in miele e cera, e che oltretutto erano abilissime filatrici.
Ed ecco che arriviamo al cuore della leggenda...
Si racconta che ogni anno, fra la mezzanotte e l'una della notte di Natale, sulla cima della Roccia della Fantina compaia una splendida fanciulla-fata bianca, vestita di uno splendido abito candido come la neve, e si dice in quel breve arco di tempo lei fili la lana, con un piedino poggiato su un grande noce e l'altro sulla ripida roccia. In questo modo fa scivolare il suo fuso magico giù fino a terra, proprio dove c'è la stradina del paese.
27 giugno 2015
La Valle della Dea Sulis
Val di Sole - Trento - TRENTINO
La Valle della Dea Sulis
Grazie a una splendida segnalazione della pagina amica "Dea in Trentino Alto Adige", riporto questo splendido brano:
"La Val di Sole (Val de Sól in ladino solandro, Sulzberg o Sulztal in tedesco) è una valle del Trentino. Il nome non ha alcuna relazione con il sole come astro né con eventuali antichi culti solari. L'etimologia del toponimo Sol va fatta probabilmente risalire alla divinità celtica delle acque Sulis che i romani identificavano con Minerva. Ciò sarebbe corroborato dall'esistenza ancora oggi in valle, a Peio e a Rabbi, di fonti di acque termali. Queste fonti sono considerate terapeutiche per il sollievo procurato contro ogni tipo di malessere, essendo, infatti, ricche di zolfo e carbonio con effetti diuretici, ematici e linfatici.”
La Valle della Dea Sulis
Grazie a una splendida segnalazione della pagina amica "Dea in Trentino Alto Adige", riporto questo splendido brano:
"La Val di Sole (Val de Sól in ladino solandro, Sulzberg o Sulztal in tedesco) è una valle del Trentino. Il nome non ha alcuna relazione con il sole come astro né con eventuali antichi culti solari. L'etimologia del toponimo Sol va fatta probabilmente risalire alla divinità celtica delle acque Sulis che i romani identificavano con Minerva. Ciò sarebbe corroborato dall'esistenza ancora oggi in valle, a Peio e a Rabbi, di fonti di acque termali. Queste fonti sono considerate terapeutiche per il sollievo procurato contro ogni tipo di malessere, essendo, infatti, ricche di zolfo e carbonio con effetti diuretici, ematici e linfatici.”
15 giugno 2015
Le Pelne, Fanciulle Colombe e antiche Dee Ornitomorfe
Nuvolau e Gruppo del Nuvolau - Dolomiti di Cortina d'Ampezzo e San Vito di Cadore - Belluno - VENETO
Le Pelne, Fanciulle Colombe e antiche Dee Ornitomorfe
Nei pressi dell'alta parete del Nuvolau, che sorge insieme ad altri vette o "torri" nella zona di Cortina d'Ampezzo e San Vito di Cadore, si dice che volassero degli splendidi uccelli, il cui "melodiosissimo canto" (cfr. K. F. Wolff) poteva incantare chiunque avesse la fortuna di ascoltarlo.
Questi uccelli erano le Pelne, fanciulle oltremondane che potevano assumere la forma di bellissime colombe dalle piume verde pallido. Queste semi-Dee sono in origine ondine che nascono nelle sorgenti, nei fiumi, nelle cascate, e in generale nelle acque. L'acqua è la loro origine, ma "per incantamento" esse vengono mutate in donne per vivere sulla terra, dove assumono per la maggior parte del tempo l'aspetto ornitomorfo.
Il loro canto può essere udito solo quando non è più notte ma non è ancora giorno, ovvero in un "tempo liminale" che rende più facile la percezione dell'Altromondo.
Queste Fanciulle-Uccello, probabilmente sono ciò che resta di antichissime divinità acquatiche e teriomorfe che abitavano le montagne delle Dolomiti, ricche di sorgenti, cascate e ruscelli.
Poterle ascoltare portava in uno stato simile all'estasi e all'innamoramento, e la loro lontananza dopo averle conosciute poteva portare alla disperazione e alla morte.
Le Pelne, Fanciulle Colombe e antiche Dee Ornitomorfe
Nei pressi dell'alta parete del Nuvolau, che sorge insieme ad altri vette o "torri" nella zona di Cortina d'Ampezzo e San Vito di Cadore, si dice che volassero degli splendidi uccelli, il cui "melodiosissimo canto" (cfr. K. F. Wolff) poteva incantare chiunque avesse la fortuna di ascoltarlo.
Questi uccelli erano le Pelne, fanciulle oltremondane che potevano assumere la forma di bellissime colombe dalle piume verde pallido. Queste semi-Dee sono in origine ondine che nascono nelle sorgenti, nei fiumi, nelle cascate, e in generale nelle acque. L'acqua è la loro origine, ma "per incantamento" esse vengono mutate in donne per vivere sulla terra, dove assumono per la maggior parte del tempo l'aspetto ornitomorfo.
Il loro canto può essere udito solo quando non è più notte ma non è ancora giorno, ovvero in un "tempo liminale" che rende più facile la percezione dell'Altromondo.
Queste Fanciulle-Uccello, probabilmente sono ciò che resta di antichissime divinità acquatiche e teriomorfe che abitavano le montagne delle Dolomiti, ricche di sorgenti, cascate e ruscelli.
Poterle ascoltare portava in uno stato simile all'estasi e all'innamoramento, e la loro lontananza dopo averle conosciute poteva portare alla disperazione e alla morte.
14 giugno 2015
La Sposa del Sole
Lago Delio - Maccagno con Pino e Veddasca - Varese - LOMBARDIA
La Sposa del Sole
“La pastorella s’avvicinò alla sorgente, immerse gioiosamente le braccia nell’acqua freschissima, la raccolse riunendo le mani come una ciotola, si lavò il viso.
– Sei innamorata – mormorò la fonte.
La fanciulla guardò intorno stupita e fra le piante, lungo il ruscello, sulla riva poco discosta non vide nessuno. Contenuto tra le pendici del Monte Borgna e del Monte Cadrigna, lo specchio trasparente del lago Delio occhieggiava sotto il sole.
La Sposa del Sole
“La pastorella s’avvicinò alla sorgente, immerse gioiosamente le braccia nell’acqua freschissima, la raccolse riunendo le mani come una ciotola, si lavò il viso.
– Sei innamorata – mormorò la fonte.
La fanciulla guardò intorno stupita e fra le piante, lungo il ruscello, sulla riva poco discosta non vide nessuno. Contenuto tra le pendici del Monte Borgna e del Monte Cadrigna, lo specchio trasparente del lago Delio occhieggiava sotto il sole.
28 maggio 2015
Le Rose del Ricordo e la Sorellanza delle Rose
Sass de Dama e Roseàl - Val di Fassa - TRENTINO
Le Rose del Ricordo e la Sorellanza delle Rose
Per raccontare questa antica credenza legata all'altura Roseàl e al Sass de Dama, in Val di Fassa, rimandiamo alla storia raccolta e rinarrata dal grande Karl Felix Wolff.
In aggiunta, riporto una mia breve nota, e anche le foto di alcune delle zone della leggenda.
Le Rose del Ricordo:
http://www.tempiodellaninfa.net/public/print.php?sid=300
Nota al racconto:
"Secondo Karl Felix Wolff la zona delle montagne bianche e nere potrebbe essere quella di Allòc, Monciòn e Buffàure, nelle Dolomiti fassane. Qui si trova infatti un’alternarsi di rocce bianche e rocce nere che creano singolari contrasti fra loro.
Anche l’altura che viene chiamata Roseàl fa parte delle Dolomiti fassane, ed è vicina alla valle di Contrìn e posta dinnanzi al monte Vajolòn, che era considerato il leggendario giardino di rose di Re Laurino.
Le Rose del Ricordo e la Sorellanza delle Rose
Per raccontare questa antica credenza legata all'altura Roseàl e al Sass de Dama, in Val di Fassa, rimandiamo alla storia raccolta e rinarrata dal grande Karl Felix Wolff.
In aggiunta, riporto una mia breve nota, e anche le foto di alcune delle zone della leggenda.
Le Rose del Ricordo:
http://www.tempiodellaninfa.net/public/print.php?sid=300
Nota al racconto:
"Secondo Karl Felix Wolff la zona delle montagne bianche e nere potrebbe essere quella di Allòc, Monciòn e Buffàure, nelle Dolomiti fassane. Qui si trova infatti un’alternarsi di rocce bianche e rocce nere che creano singolari contrasti fra loro.
Anche l’altura che viene chiamata Roseàl fa parte delle Dolomiti fassane, ed è vicina alla valle di Contrìn e posta dinnanzi al monte Vajolòn, che era considerato il leggendario giardino di rose di Re Laurino.
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