Lungolago di Arona - Novara - PIEMONTE
Sant’Anna che Vigila sul Lago, Protettrice dei Naviganti
“Dove a difesa della città
fu già la Torre di S. Anna
il cittadino Pietro Negri
ne volle eretta la statua
tutrice dei naviganti.”
1933
“Lei è sempre lì, ad ogni ora, veglia sui navigatori, su coloro che solcano le acque, su tutti quelli che stanno attraversando il lago.”
Lei è Sant’Anna, anche se viene spesso chiamata “la Madonnina”, molto amata ad Arona, dove le è già dedicata una chiesetta molto carina nel centro storico della città. Ma questa sua statua, che guarda lontano, sulle acque del lago, e con cura e premura vigila su coloro che le attraversano e sui pescatori, richiama moltissimo le antiche divinità femminili che vegliavano sui naviganti.
Dee protettrici dei viaggi che si svolgevano sulle acque del mare, dei fiumi, dei laghi. Dee come la germanica Nehalennia, che non è escluso fossero conosciute e onorate, con nomi e attributi diversi, anche sulle rive di un lago grande e talvolta insidioso come il Maggiore, e che forse, in tempi antichi, erano qui invocate.
29 aprile 2018
24 aprile 2018
Il Sasso Cavallazzo
Le Pietre Madri
Ranco, Varese - LOMBARDIA
Il Sasso Cavallazzo
Oggi, approfittando della giornata soleggiata ma fresca, sono andata a vedere, o meglio, a incontrare un’altra delle grandi Pietre Madri che venne portata nella zona fra Novara e Varese dallo scioglimento dei grandi ghiacciai. La pietra è di serpentino verde, e ha una formazione litologica identica a quella della Preja Buja di Sesto Calende e delle altre pietre di cui ho scritto tempo fa, e se nel linguaggio scientifico si dice che sono tutti giganteschi frammenti arrivati dalla stessa frana, proveniente forse dal Gottardo o del Sempione, a me piace semplicemente chiamarle Pietre Sorelle, tutte figlie della stessa montagna.
La grande pietra, che come altre simili a me personalmente incute un po’ di timore, almeno all’inizio, perché nonostante dalle fotografie non sembri, è veramente gigantesca, si chiama Sasso Cavallazzo, oppure Sasso Cavallaccio, o nel dialetto del posto Sass Cavalàsc. Il nome è stato dato perché a detta di alcuni la forma del masso richiamerebbe quella del muso di un cavallo – sinceramente io non sono riuscita a vederlo, ma poco importa.
Ranco, Varese - LOMBARDIA
Il Sasso Cavallazzo
Oggi, approfittando della giornata soleggiata ma fresca, sono andata a vedere, o meglio, a incontrare un’altra delle grandi Pietre Madri che venne portata nella zona fra Novara e Varese dallo scioglimento dei grandi ghiacciai. La pietra è di serpentino verde, e ha una formazione litologica identica a quella della Preja Buja di Sesto Calende e delle altre pietre di cui ho scritto tempo fa, e se nel linguaggio scientifico si dice che sono tutti giganteschi frammenti arrivati dalla stessa frana, proveniente forse dal Gottardo o del Sempione, a me piace semplicemente chiamarle Pietre Sorelle, tutte figlie della stessa montagna.
La grande pietra, che come altre simili a me personalmente incute un po’ di timore, almeno all’inizio, perché nonostante dalle fotografie non sembri, è veramente gigantesca, si chiama Sasso Cavallazzo, oppure Sasso Cavallaccio, o nel dialetto del posto Sass Cavalàsc. Il nome è stato dato perché a detta di alcuni la forma del masso richiamerebbe quella del muso di un cavallo – sinceramente io non sono riuscita a vederlo, ma poco importa.
20 aprile 2018
Il Sacro Femminino nella Lomellina
Museo Archeologico Nazionale della Lomellina - Vigevano - Pavia - LOMBARDIA
Il Sacro Femminino nella Lomellina
Finalmente ieri mattina ho fatto visita al Museo Archeologico Nazionale della Lomellina, allestito in uno dei meravigliosi porticati interni del Castello Sforzesco di Vigevano, Pavia. Credo che, come ambientazione, sia forse uno dei musei più belli che abbia visto. I reperti sono belli, ma più che altro il luogo in cui il museo è allestito è veramente stupendo. Consiglio davvero di andarci, ovviamente passando per la magnifica Piazza Ducale.
Tornando ai reperti, ciò che mi interessava di più, come sempre, erano le statuette votive e tutto ciò che concerne gli antichi culti del luogo. Alcune statuette erano simili a quelle rinvenute in altri posti, come Minerva accanto all’ara delle offerte, praticamente identica a quelle trovate nel biellese; mentre altre erano diverse e uniche. In particolare mi ha colpita una statuetta che è descritta semplicemente come “Figura femminile ammantata”. Ha un portamento e qualcosa di particolare che mi ha fatto pensare potesse essere la raffigurazione di una sacerdotessa.
Il Sacro Femminino nella Lomellina
Finalmente ieri mattina ho fatto visita al Museo Archeologico Nazionale della Lomellina, allestito in uno dei meravigliosi porticati interni del Castello Sforzesco di Vigevano, Pavia. Credo che, come ambientazione, sia forse uno dei musei più belli che abbia visto. I reperti sono belli, ma più che altro il luogo in cui il museo è allestito è veramente stupendo. Consiglio davvero di andarci, ovviamente passando per la magnifica Piazza Ducale.
Tornando ai reperti, ciò che mi interessava di più, come sempre, erano le statuette votive e tutto ciò che concerne gli antichi culti del luogo. Alcune statuette erano simili a quelle rinvenute in altri posti, come Minerva accanto all’ara delle offerte, praticamente identica a quelle trovate nel biellese; mentre altre erano diverse e uniche. In particolare mi ha colpita una statuetta che è descritta semplicemente come “Figura femminile ammantata”. Ha un portamento e qualcosa di particolare che mi ha fatto pensare potesse essere la raffigurazione di una sacerdotessa.
14 aprile 2018
Dee, Specchi e Spade sommerse
Museo del Territorio Biellese - Biella - PIEMONTE
Dee, Specchi e Spade sommerse
Le giornate di pioggia sono il momento migliore per visitare musei, specialmente quelli che contengono i segni del nostro passato e delle nostre radici.
La visita al Museo del Territorio Biellese, presso il Chiostro di San Sebastiano a Biella, è uno di questi luoghi, e mi ha stupita per la quantità di piccole e grande Dee, che dimostrano una fervida spiritualità legata al femminile di tutta la zona biellese. Quella che condivido è una selezione di fotografie che ho scattato ieri, nelle quali appaiono alcune Dee Fortuna, uno splendido busto di Minerva con la Gorgone sul petto, Diana e una splendida figurina alata, priva di indicazione, che presumo possa essere Vittoria.
Secondo me è degna di nota anche la stele dedicata a Septicia Marcellina, “Sacerdotessa delle imperatrici divinizzate”, la quale dimostra che anche nel biellese era in uso divinizzare alcune donne imperatrici, particolarmente amate.
Dee, Specchi e Spade sommerse
Le giornate di pioggia sono il momento migliore per visitare musei, specialmente quelli che contengono i segni del nostro passato e delle nostre radici.
La visita al Museo del Territorio Biellese, presso il Chiostro di San Sebastiano a Biella, è uno di questi luoghi, e mi ha stupita per la quantità di piccole e grande Dee, che dimostrano una fervida spiritualità legata al femminile di tutta la zona biellese. Quella che condivido è una selezione di fotografie che ho scattato ieri, nelle quali appaiono alcune Dee Fortuna, uno splendido busto di Minerva con la Gorgone sul petto, Diana e una splendida figurina alata, priva di indicazione, che presumo possa essere Vittoria.
Secondo me è degna di nota anche la stele dedicata a Septicia Marcellina, “Sacerdotessa delle imperatrici divinizzate”, la quale dimostra che anche nel biellese era in uso divinizzare alcune donne imperatrici, particolarmente amate.
21 febbraio 2018
Alla ricerca delle sacre acque di Minerva
Duomo di Milano - Milano - LOMBARDIA
Sotto il Duomo di Milano, ovvero alla ricerca delle sacre acque di Minerva
Questo è stato essenzialmente lo scopo della mia visita all’area archeologica sotterranea del Duomo di Milano, dato che di ciò che ci fu un tempo nel luogo non resta praticamente nulla.
Ciò che resta, sotto, molto sotto la superficie, è l’acqua, che però non si vede… anche se in alcuni punti sembra forse di sentirla. Ma cominciamo dall’inizio. Scendendo le strette scale che portano all’area archeologica del Duomo, si accede subito a un complesso davvero affascinante, che non a caso porta il nome di Battistero di San Giovanni alle Fonti. Le Fonti sono infatti la chiave di ricerca, perché nel luogo, in tempi antichi, scorreva molta acqua.
Una grande vasca battesimale è posta al centro del complesso, e si possono vedere i canalini di accesso e di fuoriuscita delle acque sorgive che, riscaldate, riempivano la vasca.
Sotto il Duomo di Milano, ovvero alla ricerca delle sacre acque di Minerva
Questo è stato essenzialmente lo scopo della mia visita all’area archeologica sotterranea del Duomo di Milano, dato che di ciò che ci fu un tempo nel luogo non resta praticamente nulla.
Ciò che resta, sotto, molto sotto la superficie, è l’acqua, che però non si vede… anche se in alcuni punti sembra forse di sentirla. Ma cominciamo dall’inizio. Scendendo le strette scale che portano all’area archeologica del Duomo, si accede subito a un complesso davvero affascinante, che non a caso porta il nome di Battistero di San Giovanni alle Fonti. Le Fonti sono infatti la chiave di ricerca, perché nel luogo, in tempi antichi, scorreva molta acqua.
Una grande vasca battesimale è posta al centro del complesso, e si possono vedere i canalini di accesso e di fuoriuscita delle acque sorgive che, riscaldate, riempivano la vasca.
14 febbraio 2018
Matronae, Dee e Sorellanze Sacerdotali
Museo di Antichità di Torino - Torino e territorio piemontese - PIEMONTE
Matronae, Dee, Donne devote e Sorellanze Sacerdotali
Dopo alcuni mesi di silenzio, sono felice di avere nuovo materiale per questa mia pagina.
Ieri finalmente sono stata al Museo di Antichità di Torino, tralasciando tutte le sale rinascimentali più gettonate e concentrandomi solo sulla parte archeologica, che preferisco. Il museo è diviso in due zone, una, in pietra molto suggestiva, dove sono conservati antichi reperti sulla Torino antica, abitata dai Taurini e da altri popoli, l’altra, molto estesa e ricca, dedicata in generale alla zona piemontese.
Per mio particolare interesse mi sono concentrata solo su ciò che concerne i culti femminili, e ciò che ho potuto vedere sono reperti di grande importanza. Sono presenti molti cippi dedicati alle Matronae, in particolare le meravigliose Matronae di Avigliana, nonché frammenti ceramici anch’essi dedicati a queste Madri della Natura e delle genti. Inoltre erano presenti molti cippi raffiguranti la Dea Vittoria alata, e dediche a Diana. Splendidi i bronzetti di Minerva, Vittoria, Iside e Fortuna, e il preziosissimo pettinino antropomorfo – femminile – rinvenuto nel Lago di Viverone (Biella) insieme a molti spilloni per capelli, pettinini, ornamenti e altri piccoli reperti prevalentemente femminili.
Matronae, Dee, Donne devote e Sorellanze Sacerdotali
Dopo alcuni mesi di silenzio, sono felice di avere nuovo materiale per questa mia pagina.
Ieri finalmente sono stata al Museo di Antichità di Torino, tralasciando tutte le sale rinascimentali più gettonate e concentrandomi solo sulla parte archeologica, che preferisco. Il museo è diviso in due zone, una, in pietra molto suggestiva, dove sono conservati antichi reperti sulla Torino antica, abitata dai Taurini e da altri popoli, l’altra, molto estesa e ricca, dedicata in generale alla zona piemontese.
Per mio particolare interesse mi sono concentrata solo su ciò che concerne i culti femminili, e ciò che ho potuto vedere sono reperti di grande importanza. Sono presenti molti cippi dedicati alle Matronae, in particolare le meravigliose Matronae di Avigliana, nonché frammenti ceramici anch’essi dedicati a queste Madri della Natura e delle genti. Inoltre erano presenti molti cippi raffiguranti la Dea Vittoria alata, e dediche a Diana. Splendidi i bronzetti di Minerva, Vittoria, Iside e Fortuna, e il preziosissimo pettinino antropomorfo – femminile – rinvenuto nel Lago di Viverone (Biella) insieme a molti spilloni per capelli, pettinini, ornamenti e altri piccoli reperti prevalentemente femminili.
9 giugno 2017
Il Ramo delle Streghe
Cassolnovo, frazione Villareale - Pavia - LOMBARDIA
Il Ramo delle Streghe
Costeggiando l’incantevole Ramo delle Streghe, un ramo secondario del fiume Ticino che scorre fra boschi e prati pieni di farfalle, libellule e uccelli, non si può fare a meno di ripensare alla sua leggenda.
Si racconta che una notte di luna piena, alcune bellissime donne si incontrarono sulle sponde del corso d’acqua per svolgere un rituale di purificazione per una loro compagna, ritenuta affetta da una strana forma di possessione. Illuminate solo dai raggi di luna, le donne stavano per invocare gli antichi spiriti del luogo, secondo formule ereditate dai celti, quando apparve loro il diavolo. Allora la donna malata di trasformò in una grande alga verde, che legò a sé le sue compagne e le trascinò sott’acqua. Le donne affogarono, e la leggenda vuole che i loro capelli ondeggino ancora, mossi dolcemente dalle correnti del corso d’acqua, il quale da allora prese il nome di Ramo delle Streghe.
Si dice che in certe notti di luna piena – e sempre di sabato – le streghe si incontrino ancora nei pressi del Ramo delle Streghe, per svolgere i loro riti magici, ma non si tratta né di brutte megere, né di donne normali, quanto di donne “vicine al mondo del naturalismo e della cultura celtica, ancora molto conosciuta nelle nostre zone”.
Il Ramo delle Streghe
Costeggiando l’incantevole Ramo delle Streghe, un ramo secondario del fiume Ticino che scorre fra boschi e prati pieni di farfalle, libellule e uccelli, non si può fare a meno di ripensare alla sua leggenda.
Si racconta che una notte di luna piena, alcune bellissime donne si incontrarono sulle sponde del corso d’acqua per svolgere un rituale di purificazione per una loro compagna, ritenuta affetta da una strana forma di possessione. Illuminate solo dai raggi di luna, le donne stavano per invocare gli antichi spiriti del luogo, secondo formule ereditate dai celti, quando apparve loro il diavolo. Allora la donna malata di trasformò in una grande alga verde, che legò a sé le sue compagne e le trascinò sott’acqua. Le donne affogarono, e la leggenda vuole che i loro capelli ondeggino ancora, mossi dolcemente dalle correnti del corso d’acqua, il quale da allora prese il nome di Ramo delle Streghe.
Si dice che in certe notti di luna piena – e sempre di sabato – le streghe si incontrino ancora nei pressi del Ramo delle Streghe, per svolgere i loro riti magici, ma non si tratta né di brutte megere, né di donne normali, quanto di donne “vicine al mondo del naturalismo e della cultura celtica, ancora molto conosciuta nelle nostre zone”.
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