1 luglio 2016

La Roccia della Regina

Peverano di Roppolo - Biella - PIEMONTE
La Roc dla Regina, o la Roccia della Regina

Oggi ho finalmente visitato un luogo che desideravo vedere da mesi, e nonostante il caldo sono felice di averlo visto, e di averlo potuto fotografare, con i colori della piena estate. È di una bellezza davvero unica.
La tappa principale, e la più importante per quanto riguarda la mia ricerca, è stata la cosiddetta Roc dla Regina, ovvero la Roccia della Regina, un grande masso erratico in cui è scavata una profonda cavità nella quale è probabile fosse sepolta in epoca antica una Regina celtica di cui nulla è conosciuto. La Roccia della Regina si trova sopra il paese di Roppolo, nella frazione Peverano, in provincia di Biella, non lontano dallo splendido Lago di Viverone che ha una grande importanza a livello archeologico per le sue palafitte e i reperti trovati nei suoi fondali.
Data la mancanza della lastra di chiusura della tomba, nonché delle spoglie e del corredo, probabilmente composto da vasellame, monili, pettini, fibule, monete e magari anche armi, come si usava in epoca celtica (e molto probabilmente rubato in epoca già remota), si mette in dubbio la storicità di questa leggenda, eppure un elemento chiaro della sua veridicità è la presenza dei tasselli lungo il bordo del “sarcofago”, che indicano in modo evidente che una lastra di chiusura c’era stata, ed è possibile che sia stata rotta e poi portata via, a lastre più piccole, nella zona circostante.
Il luogo in cui si trova la Roccia della Regina è lievemente elevato rispetto al paesaggio circostante e in tempi antichi era probabilmente visibile a grande distanza per la mancanza dei boschi che ci sono adesso. Si percepisce che è un luogo scelto appositamente per uno scopo sacro, un luogo che anche dopo la sepoltura continuò ad essere visitato e onorato.

23 giugno 2016

Le Grotte di Ara e il culto delle Dee delle Acque

Ara (Grignasco) - Novara - PIEMONTE
Le Grotte di Ara e il culto delle Dee delle Acque

Ci sono luoghi che entrano nel cuore e dei quali si fa fatica a parlare, perchè si preferisce mantenerli segreti, un po' come quando si trova un rifugio magico e si decide di non parlarne troppo... Ho pensato tante volte in questi ultimi anni di parlare di Ara e delle sue Grotte, ma ho sempre trovato la scusa per non farlo. Ora però mi sono resa conto che qualche parola vorrei spenderla, perchè è un luogo a me molto caro.
Comincio semplicemente riportando alcuni brani presenti sul cartellone che descrive la natura del sito, all'esterno del magico Giardino delle Grotte, perchè raccolgono alcune delle cose più importanti:

"In un vecchio manoscritto, un cultore di storia locale così definiva le Grotte di Ara: Tempio delle fate, grotta delle sirene, luogo prediletto dalle sibille. Queste parole racchiudono un'antica tradizione che lascia supporre il ricordo di arcane pratiche magico-rituali, conservate nella memoria collettiva, testimoniate anche dalla pratica di raccogliere i sass bianc, ovvero le quarziti del torrente Magiaiga, dove defluisce dalle grotte per trarre da queste pietre energia e benessere.
(...)
La grotta, originariamente chiusa come testimonia il grande arco rimasto, divenne con molta probabilità un luogo sacro con tutte le connotazioni di un santuario delle acque (...). Probabilmente in epoca preromana e romana, in questo sito si svolgevano pratiche rituali legate all'elemento femminile e vitale per eccellenza: l'acqua.
Ricordiamo che anche la grotta del laghetto sul Monte Fenera presenta evidenti tracce di grotta cultuale connessa alla raccolta delle acque di stillicidio."

3 giugno 2016

Il sangue della Salvaria

Saxifraga oppositifolia o Sassifraga rossa
Il sangue della Salvaria - Leggenda dolomitica

Se la candida Sassifraga delle Dolomiti richiama il sacro intimo della Grande Madre, non stupisce che una variante della stessa pianta sia legata a una delle tante leggende sulla perdita del sacro femminino nel mondo.
Ed è la storia della sassifraga rossa - probabilmente si tratta della Saxifraga oppositifolia, che cresce spontanea sulle Dolomiti e in varie zone dell'arco alpino.
Una bellissima Salvaria dal doppio aspetto di fanciulla e di lontra, che vive per brevi periodi nell'acqua ma predilige la terra, con i suoi boschi e le sue vette soleggiate, si innamora di un bel cacciatore di camosci, e i due si incontrano tutti i giorni, dove le acque del ruscello incontrano la terra verdeggiante.
Il giovane rifiuta le altre donne e pare sempre invaghito ed estatico, e questo provoca la gelosia dei suoi compaesani, specialmente delle donne stesse, nelle quali sorge un'invidia feroce e velenosa. Viene organizzato un inganno: il cacciatore viene inviato su una montagna vicina per qualche compito inesistente, giusto il tempo che serve per andare al posto suo nel luogo dell'incontro amoroso con la bellissima Donna Selvatica.

29 maggio 2016

Il sacro intimo della Grande Madre

Saxifraga squarrosa o Sassifraga delle Dolomiti
Il sacro intimo della Grande Madre

Diversi anni fa, ricercando e scrivendo un breve saggio sul sacro intimo femminile e sul rito dell'Anasyrma - un gesto apotropaico che consisteva nel mostrare le parti intime, sollevando le gonne, per placare tempeste e domare il mare, nonché per allontanare qualsiasi tipo di oscurità - mi ero imbattuta nella foto di una piantina delicata e bellissima, che cresce nelle fenditure delle rocce e, in molti casi, richiama visivamente proprio il sacro intimo delle donne. Quella foto mi aveva ispirato percezioni bellissime, ma in tutti questi anni non avevo mai capito di che pianta si trattasse.
Un paio di giorni fa, facendo altre ricerche su piante tipiche dell'arco alpino, l'ho finalmente ritrovata e riconosciuta come la Saxifraga squarrosa, comunemente chiamata Sassifraga delle Dolomiti. Si tratta dunque di una varietà di Sassifraga che cresce spontanea proprio sulle Dolomiti, fra le fenditure delle pallide rocce di dolomia, e riempie di ulteriore bellezza il corpo della nostra splendida Madre Natura.

5 aprile 2016

Il Ninfeo di Pombia

Pombia - Novara - PIEMONTE
Il Ninfeo


Il luogo di cui vi sto per raccontare è antichissimo e immerso in una magia che non si è mai allontanata. È quasi del tutto sconosciuto, non ne parla nessuno, e persino gli abitanti del paese in cui si trova – Pombia, in epoca romana “Flavia Plumbia”, in provincia di Novara – lo conoscono poco. Eppure cercando notizie di altri luoghi ne sono venuta a conoscenza, e oggi finalmente l’ho visitato. E’ molto difficile accedervi perché è nascosto all’interno di una proprietà privata, e per poterlo vedere bisogna chiedere il permesso ai proprietari del terreno, i quali non abitano lì. Oggi ho avuto la fortuna di trovarli proprio in cortile e un po’ controvoglia mi ci hanno accompagnata.
Si tratta di un antico Ninfeo di origine romana, completamente interrato, risalente probabilmente al IV secolo e formato da una vasca ottagonale nella quale si raccoglie l’acqua di una sorgente perpetua – scorre sin da quando ne si ha conoscenza – che dopo aver riempito la vasca scorre fuori in un ruscelletto sinuoso.
Intorno alla vasca coperta da un soffitto a cupola, sono scavate cinque nicchie, che un tempo ospitavano cinque statue, molto probabilmente Dee Matronae celtiche o Ninfe romane. La sorgente era infatti sacra ai celti e solo in epoca romana divenne un Ninfeo: “In età celtica c’era una fontana sacra, diventata poi Ninfeo sotto i Romani” (Grazia Maria Francese, Roh Saelho)

30 marzo 2016

La Madre del Latte di Landiona

Le Vie del Latte
Alla riscoperta delle antiche Madri del Latte
Santuario della Madonna dei Campi – Landiona – Novara – PIEMONTE

Proseguono le ricerche sulle splendide Madri del Latte e oggi finalmente ho potuto visitare il Santuario della Madonna dei Campi di Landiona, che apre soltanto il giorno di Pasquetta e in alcune altre rarissime occasioni. Questo santuario, risalente al XII secolo circa, è poco conosciuto ma importantissimo, perché contiene due affreschi fra i più belli e significativi.
Il primo ovviamente è quello che raffigura una splendida e dolcissima Madonna del Latte, fra le più amorevoli e delicate che abbia visto. Il suo volto è sorridente, a differenza di tante altre raffigurazioni simili, e il bimbo beve avidamente dal suo seno rotondo tenendolo fra le manine.
La dolcezza che questa Madonna trasmette dagli occhi, dall’inclinazione della testa, è molto umana, molto naturale, e si sente a pelle. Intorno a lei sono dipinti i fiori di melograno e in lei si riconosce davvero uno degli aspetti più teneri e semplici della Grande Madre antica, molto diversa dalle tipiche raffigurazioni mariane, spesso austere o tristi e dimesse. Purtroppo l’affresco è stato rovinato per la creazione successiva della finestrella sottostante.

30 gennaio 2016

Conturina, la Fanciulla di Pietra

Marmolada e Val Contrin - Canazei - Trento - TRENTINO ALTO ADIGE
Conturina, la Fanciulla di Pietra

Ricordate la bella storia di Conturina, la fanciulla trasformata in pietra e incastonata nella Marmolada?
Il suo bellissimo volto emergeva dalla pallida parete rocciosa, e lei intonava il suo canto dall'alto della roccia:

"Son de sass e no me meve
son de crepa en Marmolèda
son na fia abandonèda
e no sé per che rejon."

Vorrei accompagnare a questo splendido brano estratto dal testo di Nicola Dal Falco e Ulrike Kindl il disegno che l'artista Manara ha tratto dalla storia della bellissima Conturina:

"Chi l'ha offesa, allontanata, costretta al silenzio e, infine, legata in cima ad un picco come si abbandona l'offerta, la restituisce in realtà al suo aspetto originario di nume.
Pura evidenza e fuoco segreto di roccia.