ATTENZIONE – Da leggere attentamente
Il Rispetto dei Luoghi Sacri prima di tutto
Quando si raggiunge un luogo sacro, quando lo si cammina, dentro e fuori, la prima cosa che bisogna fare è rispettarlo. Rispettarlo nella sua natura, nella sua energia, nel suo aspetto, nel suo spirito.
Quando cerco e trovo, e visito un luogo sacro, e poi decido – a volte con non pochi dubbi – di parlarne magari in una pagina come questa, e quindi di esporlo, lo faccio nella speranza che poi coloro che vorranno conoscerlo, e visitarlo, lo rispetteranno.
Soprattutto coloro che credono e dicono di seguire una via dedicata alle antiche divinità e al sacro femminino, dovrebbero capirlo.
Quando “scopro” un luogo sacro, ben noto a chi ci vive accanto, ma non a me, me ne sento sempre un po’ guardiana, e quando torno a trovarlo, cerco di ripulirlo dalla spazzatura che l’essere umano è sempre capace di lasciarsi dietro, come una scia inquinante e dannosa. Me ne prendo cura, perché tengo alla sua natura libera e, possibilmente incontaminata, e se proprio devo lasciare qualcosa, lascio semi e cibo naturale per gli animali che vivono lì. È un’offerta, ed è sempre commestibile e biodegradabile.
Scrivo questo perché ieri, tornata finalmente alle Grotte di Ara, di cui avevo parlato per prima nell’ambiente “social”, ho trovato in una rientranza della roccia, accanto alla cascata, gli avanzi di qualche pseudo rituale incosciente di qualche pseudo praticante, ovvero tea-light e una statuetta prodotta in serie di una pacchianissima Venere del Botticelli.
Magari chi ha lasciato questa roba, sta leggendo queste parole e ha riconosciuto la fotografia, per cui mi rivolgo a lei/loro direttamente, oltre che a chiunque altra/o abbia in mente di ripetere una stupidaggine del genere.
Non è così che si “celebrano” gli antichi riti femminili.
Non è così che ci si comporta nei confronti di un luogo sacro.
26 maggio 2020
9 febbraio 2020
La Madre della Pietraia
Santuario della Madonna della Preiera – Biandrate – Novara – PIEMONTE
La Madre della Pietraia
Dopo la notizia di due giorni fa, che ha segnato la storia del nostro Piemonte, riportando alla luce e rendendo nota la presenza di undici statuette femminili nell’area di scavo archeologico di Biandrate, qualsiasi altra ricerca sembra avere minore importanza. Eppure voglio procedere ancora più entusiasta di prima per provare a far riemergere il sacro femminino ovunque ve ne sia rimasta traccia, e ieri, non volendo allontanarmi da casa per rimanere vicina al luogo dei preziosi ritrovamenti e alle statuette, ho raggiunto ancora il bel Santuario della Madonna della Fontana di San Nazzaro, dove scorre la sorgente sotterranea – ne volevo bere alcuni sorsi e ringraziare per il dono che l’umanità intera ha ricevuto – fermandomi però ad un altro piccolissimo santuario che, guarda caso, è proprio a metà strada fra l’area archeologica e la sorgente cristianizzata.
La prima volta che mi ci ero fermata non avevo trovato nulla di particolare, ma ieri notte, ricercando, ho scoperto qualcosa di molto interessante, e vale davvero la pena di condividerlo.
La chiesa è sempre chiusa, eppure ieri l’ho trovata casualmente e inaspettatamente aperta, così ho potuto vedere anche l’interno, ma in realtà poco importa cosa ci sia dentro, perché ciò che è veramente importante, questa volta, è all’esterno.
Il Santuario è dedicato alla Madonna della Preiera, una parola molto particolare e rivelatoria.
La Madre della Pietraia
Dopo la notizia di due giorni fa, che ha segnato la storia del nostro Piemonte, riportando alla luce e rendendo nota la presenza di undici statuette femminili nell’area di scavo archeologico di Biandrate, qualsiasi altra ricerca sembra avere minore importanza. Eppure voglio procedere ancora più entusiasta di prima per provare a far riemergere il sacro femminino ovunque ve ne sia rimasta traccia, e ieri, non volendo allontanarmi da casa per rimanere vicina al luogo dei preziosi ritrovamenti e alle statuette, ho raggiunto ancora il bel Santuario della Madonna della Fontana di San Nazzaro, dove scorre la sorgente sotterranea – ne volevo bere alcuni sorsi e ringraziare per il dono che l’umanità intera ha ricevuto – fermandomi però ad un altro piccolissimo santuario che, guarda caso, è proprio a metà strada fra l’area archeologica e la sorgente cristianizzata.
La prima volta che mi ci ero fermata non avevo trovato nulla di particolare, ma ieri notte, ricercando, ho scoperto qualcosa di molto interessante, e vale davvero la pena di condividerlo.
La chiesa è sempre chiusa, eppure ieri l’ho trovata casualmente e inaspettatamente aperta, così ho potuto vedere anche l’interno, ma in realtà poco importa cosa ci sia dentro, perché ciò che è veramente importante, questa volta, è all’esterno.
Il Santuario è dedicato alla Madonna della Preiera, una parola molto particolare e rivelatoria.
7 febbraio 2020
Le Undici Madri di Biandrate
Biandrate – Novara – PIEMONTE
Le Undici Madri di Biandrate
“Una storia che dovrà essere riscritta, quella degli insediamenti umani neolitici del Piemonte orientale: diciotto mesi di scavi archeologici in località Brietta Pievi di Biandrate si sono conclusi con il ritrovamento di reperti che risalgono a 7000 anni fa, tra i quali anche una ben conservata “Venere seduta”.”
Queste le prime righe di un bell’articolo di Roberto Lodigiano, apparso ieri – 6 Febbraio 2020 – sul giornale La Stampa.
I lavori di scavo erano attivi da un anno e mezzo, proseguiti oltre la prima data di chiusura dopo aver ottenuto un prolungamento che ha permesso alle archeologhe di scavare ancora più in profondità – senza fermarsi ai resti della fattoria di epoca romana – per riportare alla luce i reperti neolitici.
Dopo aver trovato nel 2018 quattro accette neolitiche in pietra verde e una splendida fibula di bronzo a forma di pantera, con inserti di smalto colorato (II-III secolo d.C.), ecco emergere le preziosissime scoperte: undici statuette fittili di argilla dai lineamenti femminili.
Una di queste è completamente integra e in posizione seduta, pertanto è stata chiamata “la Venere seduta” di Biandrate.
Questo genere di statuette, prosegue il giornalista, sono più comuni nella zona dei Balcani, e per quanto riguarda l’Italia sono note nel Centro e nel Sud Italia, lungo la costa adriatica. Ciò che caratterizza l’estrema importanza di questo sito, infatti, è che reperti di questo tipo non “erano mai stati ritrovati così numerosi nella pianura (…).”
Le Undici Madri di Biandrate
“Una storia che dovrà essere riscritta, quella degli insediamenti umani neolitici del Piemonte orientale: diciotto mesi di scavi archeologici in località Brietta Pievi di Biandrate si sono conclusi con il ritrovamento di reperti che risalgono a 7000 anni fa, tra i quali anche una ben conservata “Venere seduta”.”
Queste le prime righe di un bell’articolo di Roberto Lodigiano, apparso ieri – 6 Febbraio 2020 – sul giornale La Stampa.
I lavori di scavo erano attivi da un anno e mezzo, proseguiti oltre la prima data di chiusura dopo aver ottenuto un prolungamento che ha permesso alle archeologhe di scavare ancora più in profondità – senza fermarsi ai resti della fattoria di epoca romana – per riportare alla luce i reperti neolitici.
Dopo aver trovato nel 2018 quattro accette neolitiche in pietra verde e una splendida fibula di bronzo a forma di pantera, con inserti di smalto colorato (II-III secolo d.C.), ecco emergere le preziosissime scoperte: undici statuette fittili di argilla dai lineamenti femminili.
Una di queste è completamente integra e in posizione seduta, pertanto è stata chiamata “la Venere seduta” di Biandrate.
Questo genere di statuette, prosegue il giornalista, sono più comuni nella zona dei Balcani, e per quanto riguarda l’Italia sono note nel Centro e nel Sud Italia, lungo la costa adriatica. Ciò che caratterizza l’estrema importanza di questo sito, infatti, è che reperti di questo tipo non “erano mai stati ritrovati così numerosi nella pianura (…).”
2 febbraio 2020
Il Santuario di Crea, o la Collina della Madre Bruna
Santuario della Madonna di Crea e Sacro Monte di Crea – Serralunga di Crea – Alessandria - PIEMONTE
La Collina della Madre Bruna
In Piemonte si trovano due fra i luoghi più sacri all’eterno femminino d’Italia. Si tratta di due colline, che originariamente erano dedicate alla Grande Madre e che con l’arrivo della cristianità vennero rese grandi centri cultuali dedicati alla Madonna. Una di queste colline, leggermente meno importante della seconda, è quella del Sacro Monte di Crea, in Monferrato; sulla seconda, invece, sorge niente meno che il grande Santuario di Oropa.
Su entrambe le colline è presente – ed è la meta dei molti pellegrini – una Madonna Nera.
Sulla simbologia della Madonna Nera si potrebbe scrivere un libro intero, e ne sono stati scritti molti, pertanto non mi è possibile approfondirla qui, però una cosa che credo si possa affermare senza sbagliare è che la Madonna Nera è la più misteriosa e ambigua di tutte, tanto che lo stesso clero spesso ne parla malvolentieri, e purtroppo molte madonne, nere e quindi “scomode” in origine, nel corso dei secoli sono state letteralmente sbiancate.
Legata alle antiche divinità femminili più nascoste e incomprensibili, infere, nel senso di ctonie, terrigene, notturne, celate e non “avvicinabili” da tutti, la Madonna nera è possibile che sia legata a luoghi in cui si custodivano misteri, ovvero dove esistevano vie iniziatiche segrete che si prefiggevano di sperimentarli e rivelarli. E forse uno dei motivi per cui sono nere è proprio questo. Sono oscure perché inconoscibili, e si rivelano veramente solo dopo un lungo e tortuoso percorso.
La Collina della Madre Bruna
In Piemonte si trovano due fra i luoghi più sacri all’eterno femminino d’Italia. Si tratta di due colline, che originariamente erano dedicate alla Grande Madre e che con l’arrivo della cristianità vennero rese grandi centri cultuali dedicati alla Madonna. Una di queste colline, leggermente meno importante della seconda, è quella del Sacro Monte di Crea, in Monferrato; sulla seconda, invece, sorge niente meno che il grande Santuario di Oropa.
Su entrambe le colline è presente – ed è la meta dei molti pellegrini – una Madonna Nera.
Sulla simbologia della Madonna Nera si potrebbe scrivere un libro intero, e ne sono stati scritti molti, pertanto non mi è possibile approfondirla qui, però una cosa che credo si possa affermare senza sbagliare è che la Madonna Nera è la più misteriosa e ambigua di tutte, tanto che lo stesso clero spesso ne parla malvolentieri, e purtroppo molte madonne, nere e quindi “scomode” in origine, nel corso dei secoli sono state letteralmente sbiancate.
Legata alle antiche divinità femminili più nascoste e incomprensibili, infere, nel senso di ctonie, terrigene, notturne, celate e non “avvicinabili” da tutti, la Madonna nera è possibile che sia legata a luoghi in cui si custodivano misteri, ovvero dove esistevano vie iniziatiche segrete che si prefiggevano di sperimentarli e rivelarli. E forse uno dei motivi per cui sono nere è proprio questo. Sono oscure perché inconoscibili, e si rivelano veramente solo dopo un lungo e tortuoso percorso.
25 gennaio 2020
Le Streghe di Sambughetto
Sambughetto - Valstrona - Verbano-Cusio-Ossola - PIEMONTE
Le Streghe di Sambughetto
Il paese di Sambughetto, in Valstrona, è noto per le sue grotte... e per le sue streghe. Queste donne erano solite tendere un lungo filo che dalla soglia della loro grotta raggiungeva il campanile della chiesa, e su quel filo si appollaiavano nottetempo, in forma di gufi, gatti, galline e altri animali.
Ma di loro si narrano anche altre storie, e la loro grotta, l'Boeucc dal Faj (il Buco delle Fate) è davvero un luogo speciale e magico...
Le Streghe di Sambughetto
Il paese di Sambughetto, in Valstrona, è noto per le sue grotte... e per le sue streghe. Queste donne erano solite tendere un lungo filo che dalla soglia della loro grotta raggiungeva il campanile della chiesa, e su quel filo si appollaiavano nottetempo, in forma di gufi, gatti, galline e altri animali.
Ma di loro si narrano anche altre storie, e la loro grotta, l'Boeucc dal Faj (il Buco delle Fate) è davvero un luogo speciale e magico...
24 gennaio 2020
La Dea Cervo di Aosta
Museo Archeologico Regionale – Aosta – VALLE D'AOSTA
La Dea Cervo valdostana
Il tempo dell’emersione dal sonno sta arrivando, e anche questa pagina, rimasta dormiente a lungo, si risveglia e si rinnova.
Durante questi mesi le ricerche sono continuate, ho viaggiato con il corpo e con la mente, ho potuto conoscere tanti nuovi argomenti, tante suggestioni e ispiranti frammenti del sacro femminino che fa parte del nostro passato.
In una delle mie gite dedicate alla ricerca sul territorio sono stata ad Aosta, allo splendido Museo Archeologico Regionale, che vi consiglio vivamente di andare a vedere perché è unico nel suo genere.
Non voglio soffermarmi sul suo bellissimo percorso labirintico e su tutti i tesori che custodisce, perché ne ho parlato nel mio Diario di Viaggio – se volete, lo trovate qui – ma su ciò che più di tutto concerne la mia ricerca e l’argomento sul quale si basa questa pagina: la Grande Madre.
Una parte del museo è infatti dedicata ai culti valdostani, in particolare aostani, ovvero alle preziosissime statuette, alle steli votive, e ai simboli cultuali rinvenuti nel territorio di Aosta.
Premettendo che tutte queste divinità sono passate attraverso la interpretatio romana, e che quindi celano sotto la superficie del loro nome romano divinità precedenti, celtiche o pre-celtiche, che per la somiglianza con alcune specifiche attitudini delle dee romane vennero in tal modo rinominate, possiamo affermare che ad Aosta si venerassero la boschiva Diana, Fortuna e Luna, poi le grandi Matronae, l’amorosa Venere, la ieratica Giunone e addirittura Iside, per la presenza di un uccello dal volto femminile incoronato, in tutto simile a quelli mediterranei.
Ma colei su cui voglio soffermarmi di più è la dea che viene chiamata Giunone, ma che dal reperto ad essa attribuito ricorda qualcosa di molto diverso.
La Dea Cervo valdostana
Il tempo dell’emersione dal sonno sta arrivando, e anche questa pagina, rimasta dormiente a lungo, si risveglia e si rinnova.
Durante questi mesi le ricerche sono continuate, ho viaggiato con il corpo e con la mente, ho potuto conoscere tanti nuovi argomenti, tante suggestioni e ispiranti frammenti del sacro femminino che fa parte del nostro passato.
In una delle mie gite dedicate alla ricerca sul territorio sono stata ad Aosta, allo splendido Museo Archeologico Regionale, che vi consiglio vivamente di andare a vedere perché è unico nel suo genere.
Non voglio soffermarmi sul suo bellissimo percorso labirintico e su tutti i tesori che custodisce, perché ne ho parlato nel mio Diario di Viaggio – se volete, lo trovate qui – ma su ciò che più di tutto concerne la mia ricerca e l’argomento sul quale si basa questa pagina: la Grande Madre.
Una parte del museo è infatti dedicata ai culti valdostani, in particolare aostani, ovvero alle preziosissime statuette, alle steli votive, e ai simboli cultuali rinvenuti nel territorio di Aosta.
Premettendo che tutte queste divinità sono passate attraverso la interpretatio romana, e che quindi celano sotto la superficie del loro nome romano divinità precedenti, celtiche o pre-celtiche, che per la somiglianza con alcune specifiche attitudini delle dee romane vennero in tal modo rinominate, possiamo affermare che ad Aosta si venerassero la boschiva Diana, Fortuna e Luna, poi le grandi Matronae, l’amorosa Venere, la ieratica Giunone e addirittura Iside, per la presenza di un uccello dal volto femminile incoronato, in tutto simile a quelli mediterranei.
Ma colei su cui voglio soffermarmi di più è la dea che viene chiamata Giunone, ma che dal reperto ad essa attribuito ricorda qualcosa di molto diverso.
13 maggio 2019
La Prima Madre del Latte e la Dea Uccello
Tutto nasce da Lei, la Grande Madre arcaica, la fonte di ogni cosa partorita, germogliata, plasmata dalla Natura. Ogni cosa proviene da Lei, e a Lei tornerà, alla fine di ogni ciclo vitale, per poi riemergere nuovamente e rinascere – oppure rimanere nel Suo grembo d’armonia, se il ciclo delle vite si è concluso.
Ma ad ogni nascita, Lei nutre, e la prima fonte di nutrimento è il Latte che sgorga dolce dal suo seno.
In questi ultimi mesi ho parlato spesso e a lungo delle Madonne del Latte. Ne ho cercate e trovate molte, e la ricerca continuerà seguendo i miei ritmi naturali. Ho parlato molto del suo legame con la Grande Madre, con la primitiva Madre Nutrice, con il bianco latte che è il suo dono alle proprie figlie e ai propri figli, e col tempo scriverò una ricerca un po’ più approfondita, ma in questa giornata che è stata dedicata a tutte le madri – anche a coloro che semplicemente creano con Amore, senza per forza partorite un bambino – voglio fare solo un piccolo accenno alla chiave di tutto il lavoro fatto sinora, e di quello che ancora verrà.
La chiave che tutto unisce, e che rende più comprensibile a chi segue le antiche vie la figura della cristianizzata Madonna del Latte. Ebbene, la chiave è in questa statuetta, in quelle ad essa simili, così come al loro significato arcaico.
La prima Madre del Latte ha origini antichissime, la statuetta che la raffigura proviene da Gradac, in Ungheria, e risale al 5000 a.C. In questa statuetta il bambino succhia il latte dal seno della Madre, ed è curioso che il bimbo sia stato definito col volto d’uccello.
Ma ad ogni nascita, Lei nutre, e la prima fonte di nutrimento è il Latte che sgorga dolce dal suo seno.
In questi ultimi mesi ho parlato spesso e a lungo delle Madonne del Latte. Ne ho cercate e trovate molte, e la ricerca continuerà seguendo i miei ritmi naturali. Ho parlato molto del suo legame con la Grande Madre, con la primitiva Madre Nutrice, con il bianco latte che è il suo dono alle proprie figlie e ai propri figli, e col tempo scriverò una ricerca un po’ più approfondita, ma in questa giornata che è stata dedicata a tutte le madri – anche a coloro che semplicemente creano con Amore, senza per forza partorite un bambino – voglio fare solo un piccolo accenno alla chiave di tutto il lavoro fatto sinora, e di quello che ancora verrà.
La chiave che tutto unisce, e che rende più comprensibile a chi segue le antiche vie la figura della cristianizzata Madonna del Latte. Ebbene, la chiave è in questa statuetta, in quelle ad essa simili, così come al loro significato arcaico.
La prima Madre del Latte ha origini antichissime, la statuetta che la raffigura proviene da Gradac, in Ungheria, e risale al 5000 a.C. In questa statuetta il bambino succhia il latte dal seno della Madre, ed è curioso che il bimbo sia stato definito col volto d’uccello.
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