Santuario di Oropa – Oropa – Biella – PIEMONTE
L’antico tempio naturale della Madre Nera
Considerato fra i luoghi di culto più importanti delle Alpi, il Santuario di Oropa sorge a circa 1200 metri di altitudine su un vasto pianoro, simile a un anfiteatro naturale circondato dalle vette delle montagne, ed è ritenuto sacro sin da tempi remoti. Fu infatti centro spirituale femminile dedicato alla Grande Madre e alle sue manifestazioni naturali molto prima che il cristianesimo vi mettesse radici, costruendo le sue chiese.
I fedeli vi si recano per pregare e chiedere guarigione alla Madonna Nera, custodita all’interno della Basilica Antica, ma è raro che conoscano le origini del santuario e i suoi siti più magici e potenti, fatti di rocce millenarie, boschi e corsi d’acqua.
I centri più noti e frequentati del santuario sono infatti le due Basiliche, diverse per valore e importanza. La Basilica Antica, piccola e accogliente, risalente al 1600 – nata come voto fatto dalla Città di Biella durante la grave epidemia di peste avvenuta nel 1599 – e ultimata nel 1620, è da considerarsi l’edificio più rilevante; quella nuova, la Basilica Superiore, o Basilica Nuova, molto più spaziosa, è stata costruita alla fine del 1800 – la prima pietra venne posata nel 1885 – e consacrata nel 1960, con lo scopo di contenere comodamente il grande flusso di fedeli in visita al santuario, troppo numerosi per poter assistere alle funzioni nella piccola Basilica Antica.
Accanto alle due Basiliche si snoda il percorso del Sacro Monte, con le numerose cappelle disseminate sul versante della montagna, mentre all’interno del complesso, sul lato sinistro, si trovano gli appartamenti reali dei Savoia e il Museo dei Tesori di Oropa, nel quale sono custoditi i preziosi gioielli che, una volta ogni cento anni, adornano la statua della Madonna Nera durante il rituale dell’incoronazione.
I misteri più antichi di Oropa, però, sono legati alla terra su cui sorge il Santuario, ed emergono anche dalle varie leggende sulla sua origine e su quella dell’emblematica Madonna Nera.
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9 gennaio 2023
19 dicembre 2020
Tracce di sacro femminino al Duomo di Novara
Cattedrale di Novara e Battistero – Novara – PIEMONTE
Il sacro femminino celato
Certe volte penso che non sia tanto io a cercare i luoghi sacri pre-cristiani, ma che siano loro a cercare me. O forse sono entrambe le cose.
Ieri mi sono concessa un’oretta in centro a Novara per vedere le decorazioni natalizie, in particolare quelle del Broletto, con il lungo corridoio ad arco luminoso e luccicante, che si percorre camminando letteralmente sulle parole di Gianni Rodari, fra gli abeti decorati e l’atmosfera antica tipica di questa zona di Novara.
Sempre più insofferente alle persone, però, ho resistito poco e pensando di scattare qualche foto quando si fossero ridotte – o meglio, dissolte nel nulla – mi sono infilata di fronte, nell’imponente cortile deserto e quasi silenzioso della Cattedrale. Sembra assurdo ma, pur abitando vicino a Novara, non ero mai stata dentro la Cattedrale, e tantomeno nel Battistero di origine paleocristiana.
Ci sono entrata ieri per la prima volta, preferendo prima il Battistero, e se sul subito ho notato il presepe, allestito all’interno, in un secondo momento mi sono resa conto che, proprio lì, c’era qualcosa di particolare. Si notano le rovine di una costruzione precedente, è presente una sorta di stretta vasca cilindrica dall’aspetto particolare, e soprattutto, al centro dello spazio ottagonale, c’è la piccola vasca battesimale, alla quale si accede grazie a qualche gradino.
Ho camminato intorno alla vasca, percorrendo il Battistero rotondo, notando appena le grandi nicchie affrescate, perché lo stile degli affreschi non mi diceva nulla, ma uscendo mi sono ripromessa che avrei fatto una breve ricerca sul luogo appena tornata a casa, perché l’istinto mi diceva che quel posto aveva qualcosa da raccontare.
Il sacro femminino celato
Certe volte penso che non sia tanto io a cercare i luoghi sacri pre-cristiani, ma che siano loro a cercare me. O forse sono entrambe le cose.
Ieri mi sono concessa un’oretta in centro a Novara per vedere le decorazioni natalizie, in particolare quelle del Broletto, con il lungo corridoio ad arco luminoso e luccicante, che si percorre camminando letteralmente sulle parole di Gianni Rodari, fra gli abeti decorati e l’atmosfera antica tipica di questa zona di Novara.
Sempre più insofferente alle persone, però, ho resistito poco e pensando di scattare qualche foto quando si fossero ridotte – o meglio, dissolte nel nulla – mi sono infilata di fronte, nell’imponente cortile deserto e quasi silenzioso della Cattedrale. Sembra assurdo ma, pur abitando vicino a Novara, non ero mai stata dentro la Cattedrale, e tantomeno nel Battistero di origine paleocristiana.
Ci sono entrata ieri per la prima volta, preferendo prima il Battistero, e se sul subito ho notato il presepe, allestito all’interno, in un secondo momento mi sono resa conto che, proprio lì, c’era qualcosa di particolare. Si notano le rovine di una costruzione precedente, è presente una sorta di stretta vasca cilindrica dall’aspetto particolare, e soprattutto, al centro dello spazio ottagonale, c’è la piccola vasca battesimale, alla quale si accede grazie a qualche gradino.
Ho camminato intorno alla vasca, percorrendo il Battistero rotondo, notando appena le grandi nicchie affrescate, perché lo stile degli affreschi non mi diceva nulla, ma uscendo mi sono ripromessa che avrei fatto una breve ricerca sul luogo appena tornata a casa, perché l’istinto mi diceva che quel posto aveva qualcosa da raccontare.
9 febbraio 2020
La Madre della Pietraia
Santuario della Madonna della Preiera – Biandrate – Novara – PIEMONTE
La Madre della Pietraia
Dopo la notizia di due giorni fa, che ha segnato la storia del nostro Piemonte, riportando alla luce e rendendo nota la presenza di undici statuette femminili nell’area di scavo archeologico di Biandrate, qualsiasi altra ricerca sembra avere minore importanza. Eppure voglio procedere ancora più entusiasta di prima per provare a far riemergere il sacro femminino ovunque ve ne sia rimasta traccia, e ieri, non volendo allontanarmi da casa per rimanere vicina al luogo dei preziosi ritrovamenti e alle statuette, ho raggiunto ancora il bel Santuario della Madonna della Fontana di San Nazzaro, dove scorre la sorgente sotterranea – ne volevo bere alcuni sorsi e ringraziare per il dono che l’umanità intera ha ricevuto – fermandomi però ad un altro piccolissimo santuario che, guarda caso, è proprio a metà strada fra l’area archeologica e la sorgente cristianizzata.
La prima volta che mi ci ero fermata non avevo trovato nulla di particolare, ma ieri notte, ricercando, ho scoperto qualcosa di molto interessante, e vale davvero la pena di condividerlo.
La chiesa è sempre chiusa, eppure ieri l’ho trovata casualmente e inaspettatamente aperta, così ho potuto vedere anche l’interno, ma in realtà poco importa cosa ci sia dentro, perché ciò che è veramente importante, questa volta, è all’esterno.
Il Santuario è dedicato alla Madonna della Preiera, una parola molto particolare e rivelatoria.
La Madre della Pietraia
Dopo la notizia di due giorni fa, che ha segnato la storia del nostro Piemonte, riportando alla luce e rendendo nota la presenza di undici statuette femminili nell’area di scavo archeologico di Biandrate, qualsiasi altra ricerca sembra avere minore importanza. Eppure voglio procedere ancora più entusiasta di prima per provare a far riemergere il sacro femminino ovunque ve ne sia rimasta traccia, e ieri, non volendo allontanarmi da casa per rimanere vicina al luogo dei preziosi ritrovamenti e alle statuette, ho raggiunto ancora il bel Santuario della Madonna della Fontana di San Nazzaro, dove scorre la sorgente sotterranea – ne volevo bere alcuni sorsi e ringraziare per il dono che l’umanità intera ha ricevuto – fermandomi però ad un altro piccolissimo santuario che, guarda caso, è proprio a metà strada fra l’area archeologica e la sorgente cristianizzata.
La prima volta che mi ci ero fermata non avevo trovato nulla di particolare, ma ieri notte, ricercando, ho scoperto qualcosa di molto interessante, e vale davvero la pena di condividerlo.
La chiesa è sempre chiusa, eppure ieri l’ho trovata casualmente e inaspettatamente aperta, così ho potuto vedere anche l’interno, ma in realtà poco importa cosa ci sia dentro, perché ciò che è veramente importante, questa volta, è all’esterno.
Il Santuario è dedicato alla Madonna della Preiera, una parola molto particolare e rivelatoria.
7 febbraio 2020
Le Undici Madri di Biandrate
Biandrate – Novara – PIEMONTE
Le Undici Madri di Biandrate
“Una storia che dovrà essere riscritta, quella degli insediamenti umani neolitici del Piemonte orientale: diciotto mesi di scavi archeologici in località Brietta Pievi di Biandrate si sono conclusi con il ritrovamento di reperti che risalgono a 7000 anni fa, tra i quali anche una ben conservata “Venere seduta”.”
Queste le prime righe di un bell’articolo di Roberto Lodigiano, apparso ieri – 6 Febbraio 2020 – sul giornale La Stampa.
I lavori di scavo erano attivi da un anno e mezzo, proseguiti oltre la prima data di chiusura dopo aver ottenuto un prolungamento che ha permesso alle archeologhe di scavare ancora più in profondità – senza fermarsi ai resti della fattoria di epoca romana – per riportare alla luce i reperti neolitici.
Dopo aver trovato nel 2018 quattro accette neolitiche in pietra verde e una splendida fibula di bronzo a forma di pantera, con inserti di smalto colorato (II-III secolo d.C.), ecco emergere le preziosissime scoperte: undici statuette fittili di argilla dai lineamenti femminili.
Una di queste è completamente integra e in posizione seduta, pertanto è stata chiamata “la Venere seduta” di Biandrate.
Questo genere di statuette, prosegue il giornalista, sono più comuni nella zona dei Balcani, e per quanto riguarda l’Italia sono note nel Centro e nel Sud Italia, lungo la costa adriatica. Ciò che caratterizza l’estrema importanza di questo sito, infatti, è che reperti di questo tipo non “erano mai stati ritrovati così numerosi nella pianura (…).”
Le Undici Madri di Biandrate
“Una storia che dovrà essere riscritta, quella degli insediamenti umani neolitici del Piemonte orientale: diciotto mesi di scavi archeologici in località Brietta Pievi di Biandrate si sono conclusi con il ritrovamento di reperti che risalgono a 7000 anni fa, tra i quali anche una ben conservata “Venere seduta”.”
Queste le prime righe di un bell’articolo di Roberto Lodigiano, apparso ieri – 6 Febbraio 2020 – sul giornale La Stampa.
I lavori di scavo erano attivi da un anno e mezzo, proseguiti oltre la prima data di chiusura dopo aver ottenuto un prolungamento che ha permesso alle archeologhe di scavare ancora più in profondità – senza fermarsi ai resti della fattoria di epoca romana – per riportare alla luce i reperti neolitici.
Dopo aver trovato nel 2018 quattro accette neolitiche in pietra verde e una splendida fibula di bronzo a forma di pantera, con inserti di smalto colorato (II-III secolo d.C.), ecco emergere le preziosissime scoperte: undici statuette fittili di argilla dai lineamenti femminili.
Una di queste è completamente integra e in posizione seduta, pertanto è stata chiamata “la Venere seduta” di Biandrate.
Questo genere di statuette, prosegue il giornalista, sono più comuni nella zona dei Balcani, e per quanto riguarda l’Italia sono note nel Centro e nel Sud Italia, lungo la costa adriatica. Ciò che caratterizza l’estrema importanza di questo sito, infatti, è che reperti di questo tipo non “erano mai stati ritrovati così numerosi nella pianura (…).”
2 febbraio 2020
Il Santuario di Crea, o la Collina della Madre Bruna
Santuario della Madonna di Crea e Sacro Monte di Crea – Serralunga di Crea – Alessandria - PIEMONTE
La Collina della Madre Bruna
In Piemonte si trovano due fra i luoghi più sacri all’eterno femminino d’Italia. Si tratta di due colline, che originariamente erano dedicate alla Grande Madre e che con l’arrivo della cristianità vennero rese grandi centri cultuali dedicati alla Madonna. Una di queste colline, leggermente meno importante della seconda, è quella del Sacro Monte di Crea, in Monferrato; sulla seconda, invece, sorge niente meno che il grande Santuario di Oropa.
Su entrambe le colline è presente – ed è la meta dei molti pellegrini – una Madonna Nera.
Sulla simbologia della Madonna Nera si potrebbe scrivere un libro intero, e ne sono stati scritti molti, pertanto non mi è possibile approfondirla qui, però una cosa che credo si possa affermare senza sbagliare è che la Madonna Nera è la più misteriosa e ambigua di tutte, tanto che lo stesso clero spesso ne parla malvolentieri, e purtroppo molte madonne, nere e quindi “scomode” in origine, nel corso dei secoli sono state letteralmente sbiancate.
Legata alle antiche divinità femminili più nascoste e incomprensibili, infere, nel senso di ctonie, terrigene, notturne, celate e non “avvicinabili” da tutti, la Madonna nera è possibile che sia legata a luoghi in cui si custodivano misteri, ovvero dove esistevano vie iniziatiche segrete che si prefiggevano di sperimentarli e rivelarli. E forse uno dei motivi per cui sono nere è proprio questo. Sono oscure perché inconoscibili, e si rivelano veramente solo dopo un lungo e tortuoso percorso.
La Collina della Madre Bruna
In Piemonte si trovano due fra i luoghi più sacri all’eterno femminino d’Italia. Si tratta di due colline, che originariamente erano dedicate alla Grande Madre e che con l’arrivo della cristianità vennero rese grandi centri cultuali dedicati alla Madonna. Una di queste colline, leggermente meno importante della seconda, è quella del Sacro Monte di Crea, in Monferrato; sulla seconda, invece, sorge niente meno che il grande Santuario di Oropa.
Su entrambe le colline è presente – ed è la meta dei molti pellegrini – una Madonna Nera.
Sulla simbologia della Madonna Nera si potrebbe scrivere un libro intero, e ne sono stati scritti molti, pertanto non mi è possibile approfondirla qui, però una cosa che credo si possa affermare senza sbagliare è che la Madonna Nera è la più misteriosa e ambigua di tutte, tanto che lo stesso clero spesso ne parla malvolentieri, e purtroppo molte madonne, nere e quindi “scomode” in origine, nel corso dei secoli sono state letteralmente sbiancate.
Legata alle antiche divinità femminili più nascoste e incomprensibili, infere, nel senso di ctonie, terrigene, notturne, celate e non “avvicinabili” da tutti, la Madonna nera è possibile che sia legata a luoghi in cui si custodivano misteri, ovvero dove esistevano vie iniziatiche segrete che si prefiggevano di sperimentarli e rivelarli. E forse uno dei motivi per cui sono nere è proprio questo. Sono oscure perché inconoscibili, e si rivelano veramente solo dopo un lungo e tortuoso percorso.
25 gennaio 2020
Le Streghe di Sambughetto
Sambughetto - Valstrona - Verbano-Cusio-Ossola - PIEMONTE
Le Streghe di Sambughetto
Il paese di Sambughetto, in Valstrona, è noto per le sue grotte... e per le sue streghe. Queste donne erano solite tendere un lungo filo che dalla soglia della loro grotta raggiungeva il campanile della chiesa, e su quel filo si appollaiavano nottetempo, in forma di gufi, gatti, galline e altri animali.
Ma di loro si narrano anche altre storie, e la loro grotta, l'Boeucc dal Faj (il Buco delle Fate) è davvero un luogo speciale e magico...
Le Streghe di Sambughetto
Il paese di Sambughetto, in Valstrona, è noto per le sue grotte... e per le sue streghe. Queste donne erano solite tendere un lungo filo che dalla soglia della loro grotta raggiungeva il campanile della chiesa, e su quel filo si appollaiavano nottetempo, in forma di gufi, gatti, galline e altri animali.
Ma di loro si narrano anche altre storie, e la loro grotta, l'Boeucc dal Faj (il Buco delle Fate) è davvero un luogo speciale e magico...
31 marzo 2019
La Madre del Latte di Paruzzaro
Le Vie del Latte
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di San Marcello - Paruzzaro - Novara - PIEMONTE
Una nuova breve gita in un luogo molto particolare, nel quale simboli di vita, nutrimento e soprattutto morte – dunque nutrimento oltre la morte e nuova vita – sono tutti uniti insieme.
Si tratta della bella chiesetta di San Marcello, costruita e gradualmente rinnovata fra il XI e il XVI secolo, che si trova all’interno del Cimitero di Paruzzaro, vicino ad Arona. Prima di entrare nella chiesa bisogna attraversare un breve tratto del cimitero, e in particolare un piccolo ossario.
L’interno della chiesetta è molto bello, la parete di destra è interamente affrescata, e osservando bene da vicino si nota che gli affreschi visibili sono stati fatti su altri affreschi precedenti, dato che alcuni pezzi di intonaco affrescato si sono staccati, rivelando altre figure sottostanti – e le due che si scorgono bene sono certamente due figure femminili, dato che sono visibili un pezzetto delle loro gonne.
Molto bella è Santa Liberata, con i due bambini in braccio, e altre figure sono senza dubbio interessanti.
Ma quella più importante è senza dubbio la Madonna del Latte, che è messa ben in risalto sulla parete di sinistra.
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di San Marcello - Paruzzaro - Novara - PIEMONTE
Una nuova breve gita in un luogo molto particolare, nel quale simboli di vita, nutrimento e soprattutto morte – dunque nutrimento oltre la morte e nuova vita – sono tutti uniti insieme.
Si tratta della bella chiesetta di San Marcello, costruita e gradualmente rinnovata fra il XI e il XVI secolo, che si trova all’interno del Cimitero di Paruzzaro, vicino ad Arona. Prima di entrare nella chiesa bisogna attraversare un breve tratto del cimitero, e in particolare un piccolo ossario.
L’interno della chiesetta è molto bello, la parete di destra è interamente affrescata, e osservando bene da vicino si nota che gli affreschi visibili sono stati fatti su altri affreschi precedenti, dato che alcuni pezzi di intonaco affrescato si sono staccati, rivelando altre figure sottostanti – e le due che si scorgono bene sono certamente due figure femminili, dato che sono visibili un pezzetto delle loro gonne.
Molto bella è Santa Liberata, con i due bambini in braccio, e altre figure sono senza dubbio interessanti.
Ma quella più importante è senza dubbio la Madonna del Latte, che è messa ben in risalto sulla parete di sinistra.
25 marzo 2019
La Madre del Latte di Massino Visconti
Le Vie del Latte
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di San Michele - Massino Visconti - Novara - PIEMONTE
Questa è una delle ultime Madonne del Latte che ho visto e di cui scriverò brevemente quest’anno. Dedico sempre un po’ di tempo a loro durante il periodo di Imbolc, e quest’anno questo tempo si è protratto molto perché ci tenevo a vederne il più possibile – apertura delle chiese permettendo, e infatti ne ho viste ben poche.
Non amo molto visitare chiese, le uniche che sopporto, e che anzi trovo piacevoli, sono proprio questi santuari campestri, ma sento che per quest’anno ne ho avuto abbastanza. Ho bisogno di dedicarmi ad altro e di purificarmi un pochino da tutto questo tripudio di cristianità, che mi soffoca e non mi fa stare bene.
Per questo, all’entusiasmo delle settimane passate, si è sostituita una lieve insofferenza, ma dato che avevo in mente di vederne ancora almeno un paio, ho rispettato il “programma” e oggi ho fatto una breve gita al borgo antico di Massino Visconti.
Questo paesino si affaccia sul Lago Maggiore, ma è abbastanza sopraelevato rispetto al lago, e devo dire che è davvero molto carino. Ma ciò che mi interessava di più era la bella Madonna del Latte conservata nella chiesa dedicata a San Michele Arcangelo.
La chiesetta, mi duole ammetterlo, è davvero un tripudio di patriarcato, e anche se gli affreschi sono davvero molto belli, non mi hanno lasciato addosso una bella sensazione. Naturalmente questo non vale per la splendida Madonna del Latte, e per la bella Sant'Agata a lei adiacente.
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di San Michele - Massino Visconti - Novara - PIEMONTE
Questa è una delle ultime Madonne del Latte che ho visto e di cui scriverò brevemente quest’anno. Dedico sempre un po’ di tempo a loro durante il periodo di Imbolc, e quest’anno questo tempo si è protratto molto perché ci tenevo a vederne il più possibile – apertura delle chiese permettendo, e infatti ne ho viste ben poche.
Non amo molto visitare chiese, le uniche che sopporto, e che anzi trovo piacevoli, sono proprio questi santuari campestri, ma sento che per quest’anno ne ho avuto abbastanza. Ho bisogno di dedicarmi ad altro e di purificarmi un pochino da tutto questo tripudio di cristianità, che mi soffoca e non mi fa stare bene.
Per questo, all’entusiasmo delle settimane passate, si è sostituita una lieve insofferenza, ma dato che avevo in mente di vederne ancora almeno un paio, ho rispettato il “programma” e oggi ho fatto una breve gita al borgo antico di Massino Visconti.
Questo paesino si affaccia sul Lago Maggiore, ma è abbastanza sopraelevato rispetto al lago, e devo dire che è davvero molto carino. Ma ciò che mi interessava di più era la bella Madonna del Latte conservata nella chiesa dedicata a San Michele Arcangelo.
La chiesetta, mi duole ammetterlo, è davvero un tripudio di patriarcato, e anche se gli affreschi sono davvero molto belli, non mi hanno lasciato addosso una bella sensazione. Naturalmente questo non vale per la splendida Madonna del Latte, e per la bella Sant'Agata a lei adiacente.
14 marzo 2019
La Madre del Latte di Varallo
Le Vie del Latte
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Collegiata di San Gaudenzio - Varallo Sesia - Vercelli - PIEMONTE
In questi giorni pensavo che non è affatto difficile far conoscere in modo veloce ed efficiente le moltissime Madri del Latte disseminate nel Nord Italia. È sufficiente raccoglierne le fotografie e condividerle, avendo cura di accompagnarle al nome di chi le ha scattate. Ma andare a cercare, una per una, quelle più belle, quelle che per qualche motivo affascinano di più e trasmettono maggiormente quella dolcezza che è propria di queste figure, è di certo tutt’altra cosa. Se ne trovano poche, pochissime, perché come ho già avuto modo di dire più volte, le chiese e le cappelle dove sono custodite sono quasi sempre chiuse, ma trovarsi al cospetto di questi affreschi così belli, così fini e antichi, con i loro colori appena sbiaditi, polverosi eppure ancora vivi, vale l’attesa, le difficoltà, la pazienza, e qualche volta il viaggio non brevissimo.
Proprio per incontrare una di queste bellissime Madri del Latte, sorella di quella che era stata affrescata, e successivamente trafugata, nel mio amato Santuario della Madonna del Latte di Gionzana, e di alcune delle altre Madri che sfilano lungo le sue pareti, sono andata alla grande Collegiata di Varallo domenica scorsa, cogliendo l’occasione per fare una breve gita pomeridiana in un paese che mi è caro.
Alla scoperta delle antiche Madri del Latte
Collegiata di San Gaudenzio - Varallo Sesia - Vercelli - PIEMONTE
In questi giorni pensavo che non è affatto difficile far conoscere in modo veloce ed efficiente le moltissime Madri del Latte disseminate nel Nord Italia. È sufficiente raccoglierne le fotografie e condividerle, avendo cura di accompagnarle al nome di chi le ha scattate. Ma andare a cercare, una per una, quelle più belle, quelle che per qualche motivo affascinano di più e trasmettono maggiormente quella dolcezza che è propria di queste figure, è di certo tutt’altra cosa. Se ne trovano poche, pochissime, perché come ho già avuto modo di dire più volte, le chiese e le cappelle dove sono custodite sono quasi sempre chiuse, ma trovarsi al cospetto di questi affreschi così belli, così fini e antichi, con i loro colori appena sbiaditi, polverosi eppure ancora vivi, vale l’attesa, le difficoltà, la pazienza, e qualche volta il viaggio non brevissimo.
Proprio per incontrare una di queste bellissime Madri del Latte, sorella di quella che era stata affrescata, e successivamente trafugata, nel mio amato Santuario della Madonna del Latte di Gionzana, e di alcune delle altre Madri che sfilano lungo le sue pareti, sono andata alla grande Collegiata di Varallo domenica scorsa, cogliendo l’occasione per fare una breve gita pomeridiana in un paese che mi è caro.
2 marzo 2019
Una Madre del Latte da salvare
Le Vie del Latte
Alla riscoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di San Silvestro in Castro – Briona - Frazione Proh - Novara - PIEMONTE
Pochi giorni fa, sull’onda dell’entusiasmo – e di un sogno che avevo fatto la notte prima – ho deciso di andare a visitare una chiesetta sconsacrata e interdetta, perché sta letteralmente crollando, in un paesino non lontano da qui. La chiesetta risultava chiusa e inagibile, però mi era stato detto che forse si poteva accedere da una porta laterale malmessa, e io ci tenevo tanto a vedere un affresco splendido, eppure in totale rovina, raffigurante una Madonna del Latte estremamente regale, molto più simile a una Dea che a una Madonna.
Quindi, con quella dose di incoscienza che il più delle volte mi ha portata a correre pericoli assolutamente evitabili, ho deciso di combinare anche questa.
Arrivata sul posto, mi sono subito stupita dalla posizione della chiesetta, che sorge su una collinetta e si raggiunge tramite una breve salita e alcune scale. Considerando che si trova in una piccolissima frazione di Briona – uno dei toponimi legati alla collina e alla Dea Briga – la cosa mi è sembrata subito interessante, soprattutto perché proprio su quella collina si trova l’affresco della Madre del Latte. Due elementi che, insieme, rivelano e rafforzano la presenza del sacro femminino nel luogo.
Alla riscoperta delle antiche Madri del Latte
Chiesa di San Silvestro in Castro – Briona - Frazione Proh - Novara - PIEMONTE
Pochi giorni fa, sull’onda dell’entusiasmo – e di un sogno che avevo fatto la notte prima – ho deciso di andare a visitare una chiesetta sconsacrata e interdetta, perché sta letteralmente crollando, in un paesino non lontano da qui. La chiesetta risultava chiusa e inagibile, però mi era stato detto che forse si poteva accedere da una porta laterale malmessa, e io ci tenevo tanto a vedere un affresco splendido, eppure in totale rovina, raffigurante una Madonna del Latte estremamente regale, molto più simile a una Dea che a una Madonna.
Quindi, con quella dose di incoscienza che il più delle volte mi ha portata a correre pericoli assolutamente evitabili, ho deciso di combinare anche questa.
Arrivata sul posto, mi sono subito stupita dalla posizione della chiesetta, che sorge su una collinetta e si raggiunge tramite una breve salita e alcune scale. Considerando che si trova in una piccolissima frazione di Briona – uno dei toponimi legati alla collina e alla Dea Briga – la cosa mi è sembrata subito interessante, soprattutto perché proprio su quella collina si trova l’affresco della Madre del Latte. Due elementi che, insieme, rivelano e rafforzano la presenza del sacro femminino nel luogo.
25 febbraio 2019
Le Madri del Latte di Briona
Le Vie del Latte
Alla riscoperta delle antiche Madri del Latte
Oratorio di San Bernardo - Briona - Novara - PIEMONTE
Siamo circondate/i di Madri del Latte, lo siamo davvero. In Piemonte, e soprattutto nel novarese, ce ne sono tantissime… eppure per quante siano, sparse in ogni dove, riuscire a vederle è spesso molto difficile, perché i luoghi di culto nei quali si trovano sono quasi sempre chiusi, o aperti soltanto in certe festività.
Così oggi, cercando Madri del Latte nel paesino di Briona, e sapendo bene che erano presenti in ben tre chiesette su quattro, non sono riuscita a vederne bene nemmeno una, perché tutte le chiese erano rigorosamente chiuse. Anche il piccolissimo Oratorio di San Bernardo, che le indicazioni segnalavano come “sempre aperto” era chiuso, e tristemente utilizzato come deposito di sedie, statue, tavolacci di legno e vecchie decorazioni natalizie. Un oratorio del XIV-XV secolo, con affreschi davvero splendidi, diventato quasi una sorta di sgabuzzino. Questo mi ha davvero rattristata...
Per questo, oggi sono riuscita a scattare solo qualche fotografia, a fatica, attraverso le sbarre di ferro delle piccole finestrelle dell’Oratorio, e anche se sono venute meglio di quanto sperassi, è comunque stata una delusione non poter osservare da vicino queste figure così potenti, e non poterne vedere una che mi interessava molto, ma che era in una posizione irraggiungibile anche dall’obiettivo e dallo zoom.
Alla riscoperta delle antiche Madri del Latte
Oratorio di San Bernardo - Briona - Novara - PIEMONTE
Siamo circondate/i di Madri del Latte, lo siamo davvero. In Piemonte, e soprattutto nel novarese, ce ne sono tantissime… eppure per quante siano, sparse in ogni dove, riuscire a vederle è spesso molto difficile, perché i luoghi di culto nei quali si trovano sono quasi sempre chiusi, o aperti soltanto in certe festività.
Così oggi, cercando Madri del Latte nel paesino di Briona, e sapendo bene che erano presenti in ben tre chiesette su quattro, non sono riuscita a vederne bene nemmeno una, perché tutte le chiese erano rigorosamente chiuse. Anche il piccolissimo Oratorio di San Bernardo, che le indicazioni segnalavano come “sempre aperto” era chiuso, e tristemente utilizzato come deposito di sedie, statue, tavolacci di legno e vecchie decorazioni natalizie. Un oratorio del XIV-XV secolo, con affreschi davvero splendidi, diventato quasi una sorta di sgabuzzino. Questo mi ha davvero rattristata...
Per questo, oggi sono riuscita a scattare solo qualche fotografia, a fatica, attraverso le sbarre di ferro delle piccole finestrelle dell’Oratorio, e anche se sono venute meglio di quanto sperassi, è comunque stata una delusione non poter osservare da vicino queste figure così potenti, e non poterne vedere una che mi interessava molto, ma che era in una posizione irraggiungibile anche dall’obiettivo e dallo zoom.
13 febbraio 2019
La Madonna dal Seno sprizzante Latte
Aggiornamenti sul Santuario della Madonna del Latte - Gionzana - Novara - PIEMONTE
La Madonna dal Seno sprizzante Latte
A volte siamo talmente abituate/i a vedere ciò che abbiamo davanti, che non lo guardiamo veramente, e spesso la differenza fra vedere e guardare è molto netta.
Oggi, nonostante una leggera ma debilitante influenza, sono tornata al Santuario della Madonna del Latte. La luce del sole era intensa e brillante, e al di là della voglia di ritornare in quel posto così particolare e caro, avevo la chiara sensazione che ci fosse ancora qualcosa di importante da scoprire al suo interno.
Sono rimasta dentro a lungo, cercando di intuire – ma forse sarebbe meglio dire a “fantasticare” – su cosa dovesse essere raffigurato accanto alla Madonna del Latte, sottratta da tempo, nella parte della parete completamente staccata. Forse un’altra immagine della Madonna, a rivelare ancora di più la predominanza e il potere del sacro femminino arcaico presente nel luogo, e un tempo pienamente riconosciuto e onorato. O forse una santa altrettanto evocativa… Mi sono persa nei pensieri, riflettendo sulla possibilità di rivolgermi a qualche anziana/o del paese per chiedere se ricordasse, e potesse raccontarmi, ciò che altrimenti non mi è dato sapere, ma mentre la mente viaggiava libera, qualcosa dentro di me mi ha suggerito di “guardare meglio”. Guardare meglio ciò che era rimasto, ed era ben visibile agli occhi, prima di perdermi davanti a una parete vuota.
La Madonna dal Seno sprizzante Latte
A volte siamo talmente abituate/i a vedere ciò che abbiamo davanti, che non lo guardiamo veramente, e spesso la differenza fra vedere e guardare è molto netta.
Oggi, nonostante una leggera ma debilitante influenza, sono tornata al Santuario della Madonna del Latte. La luce del sole era intensa e brillante, e al di là della voglia di ritornare in quel posto così particolare e caro, avevo la chiara sensazione che ci fosse ancora qualcosa di importante da scoprire al suo interno.
Sono rimasta dentro a lungo, cercando di intuire – ma forse sarebbe meglio dire a “fantasticare” – su cosa dovesse essere raffigurato accanto alla Madonna del Latte, sottratta da tempo, nella parte della parete completamente staccata. Forse un’altra immagine della Madonna, a rivelare ancora di più la predominanza e il potere del sacro femminino arcaico presente nel luogo, e un tempo pienamente riconosciuto e onorato. O forse una santa altrettanto evocativa… Mi sono persa nei pensieri, riflettendo sulla possibilità di rivolgermi a qualche anziana/o del paese per chiedere se ricordasse, e potesse raccontarmi, ciò che altrimenti non mi è dato sapere, ma mentre la mente viaggiava libera, qualcosa dentro di me mi ha suggerito di “guardare meglio”. Guardare meglio ciò che era rimasto, ed era ben visibile agli occhi, prima di perdermi davanti a una parete vuota.
10 febbraio 2019
La Madre del Latte di Gionzana - Aggiornamenti
Aggiornamenti sul Santuario della Madonna del Latte - Gionzana - Novara - PIEMONTE
In questi ultimi giorni, approfittando del periodo dedicato alle Madri del Latte, alla grande Dea Brighid, e alla festività del fuoco, delle candele, della lattazione degli agnelli, della purificazione e del primo risveglio che avviene nel cuore della grotta, sono tornata alcune volte al vicino Santuario della Madonna del Latte di Gionzana, luogo in cui ho trascorso tante giornate della mia infanzia e che negli ultimi anni è stato parte delle mie ricerche, rivelandosi uno dei luoghi più importanti del culto delle antiche Matronae e di Diana.
Ne ho già parlato qualche anno fa – riporto la prima ricerca qui condivisa nel link in fondo a questo intervento – ma vorrei spendere ancora qualche parola a riguardo, ricollegando tutti gli elementi e cercando di trarre una conclusione ipotetica ma davvero ispirante e soprattutto, oggettivamente realistica.
In questo luogo, che si trova nelle campagne del Novarese, è stato rinvenuto un cippo dedicato a Diana – ora conservato ai Musei della Canonica di Novara – e la chiesetta, sorta nel XIV secolo, è letteralmente piena di raffigurazioni della Madonna, molto più di tante chiese simili. Ogni parete mostra più di una raffigurazione della Madre divina, in trono, e famoso era l’affresco, purtroppo staccato dal muro e rubato negli anni ’70, della Madonna del Latte. Fino a poco tempo fa, al suo posto era presente su un cavalletto l’ingrandimento di una sua fotografia originale, ora purtroppo sostituito da una riproduzione che dell’originale non conserva nulla – e dunque anche l’immagine stessa dell’affresco originale non è più reperibile in alcun modo, tranne nelle fotografie, che per fortuna sono numerose, soprattutto su questa pagina.
Ciò che colpisce è la grande presenza del sacro femminile in questo antico luogo di culto, nato in una zona certamente dedicata a Diana, e come si deduce, alle Matronae – da cui sono nate proprio le successive Madri del Latte.
In questi ultimi giorni, approfittando del periodo dedicato alle Madri del Latte, alla grande Dea Brighid, e alla festività del fuoco, delle candele, della lattazione degli agnelli, della purificazione e del primo risveglio che avviene nel cuore della grotta, sono tornata alcune volte al vicino Santuario della Madonna del Latte di Gionzana, luogo in cui ho trascorso tante giornate della mia infanzia e che negli ultimi anni è stato parte delle mie ricerche, rivelandosi uno dei luoghi più importanti del culto delle antiche Matronae e di Diana.
Ne ho già parlato qualche anno fa – riporto la prima ricerca qui condivisa nel link in fondo a questo intervento – ma vorrei spendere ancora qualche parola a riguardo, ricollegando tutti gli elementi e cercando di trarre una conclusione ipotetica ma davvero ispirante e soprattutto, oggettivamente realistica.
In questo luogo, che si trova nelle campagne del Novarese, è stato rinvenuto un cippo dedicato a Diana – ora conservato ai Musei della Canonica di Novara – e la chiesetta, sorta nel XIV secolo, è letteralmente piena di raffigurazioni della Madonna, molto più di tante chiese simili. Ogni parete mostra più di una raffigurazione della Madre divina, in trono, e famoso era l’affresco, purtroppo staccato dal muro e rubato negli anni ’70, della Madonna del Latte. Fino a poco tempo fa, al suo posto era presente su un cavalletto l’ingrandimento di una sua fotografia originale, ora purtroppo sostituito da una riproduzione che dell’originale non conserva nulla – e dunque anche l’immagine stessa dell’affresco originale non è più reperibile in alcun modo, tranne nelle fotografie, che per fortuna sono numerose, soprattutto su questa pagina.
Ciò che colpisce è la grande presenza del sacro femminile in questo antico luogo di culto, nato in una zona certamente dedicata a Diana, e come si deduce, alle Matronae – da cui sono nate proprio le successive Madri del Latte.
2 maggio 2018
La Strìa Gatina di Cervarolo
Varallo Sesia - Vercelli - PIEMONTE
Monumento alla Strìa Gatina, l'ultima "strega" uccisa in Italia, a Cervarolo di Varallo nel 1828
“In memoria della Stria Gatina
ultima strega massacrata in Italia
trucidata a
Cervarolo di Varallo il 22 - 1 - 1828
custode
dell’antica sapienza montanara.”
Si chiamava Margherita Guglielmina de Gaudenzi, aveva 64 anni, e non era una persona facile. Povera e dal carattere difficile, era definita petulante, invadente, scorbutica verso i vicini, e inoltre aveva un aspetto cupo, era alta, non bella, e il suo volto era scuro e spesso accigliato. I ragazzini le urlavano “Strega!” e poi scappavano eccitati e impauriti al contempo, e i compaesani non la vedevano di buon occhio. Ma lei non era malvagia, aveva una figlia debole e malata, e faceva quel che poteva per sopravvivere. Era stata soprannominata Strìa Gatina, ovvero Strega Gattina, perché si credeva che il gatto, associato alle streghe, le si confacesse.
Il suo destino prese una svolta tragica in seguito a un fatto che ebbe inizio un anno prima della sua morte.
Monumento alla Strìa Gatina, l'ultima "strega" uccisa in Italia, a Cervarolo di Varallo nel 1828
“In memoria della Stria Gatina
ultima strega massacrata in Italia
trucidata a
Cervarolo di Varallo il 22 - 1 - 1828
custode
dell’antica sapienza montanara.”
Si chiamava Margherita Guglielmina de Gaudenzi, aveva 64 anni, e non era una persona facile. Povera e dal carattere difficile, era definita petulante, invadente, scorbutica verso i vicini, e inoltre aveva un aspetto cupo, era alta, non bella, e il suo volto era scuro e spesso accigliato. I ragazzini le urlavano “Strega!” e poi scappavano eccitati e impauriti al contempo, e i compaesani non la vedevano di buon occhio. Ma lei non era malvagia, aveva una figlia debole e malata, e faceva quel che poteva per sopravvivere. Era stata soprannominata Strìa Gatina, ovvero Strega Gattina, perché si credeva che il gatto, associato alle streghe, le si confacesse.
Il suo destino prese una svolta tragica in seguito a un fatto che ebbe inizio un anno prima della sua morte.
29 aprile 2018
La Dea Protettrice dei Naviganti
Lungolago di Arona - Novara - PIEMONTE
Sant’Anna che Vigila sul Lago, Protettrice dei Naviganti
“Dove a difesa della città
fu già la Torre di S. Anna
il cittadino Pietro Negri
ne volle eretta la statua
tutrice dei naviganti.”
1933
“Lei è sempre lì, ad ogni ora, veglia sui navigatori, su coloro che solcano le acque, su tutti quelli che stanno attraversando il lago.”
Lei è Sant’Anna, anche se viene spesso chiamata “la Madonnina”, molto amata ad Arona, dove le è già dedicata una chiesetta molto carina nel centro storico della città. Ma questa sua statua, che guarda lontano, sulle acque del lago, e con cura e premura vigila su coloro che le attraversano e sui pescatori, richiama moltissimo le antiche divinità femminili che vegliavano sui naviganti.
Dee protettrici dei viaggi che si svolgevano sulle acque del mare, dei fiumi, dei laghi. Dee come la germanica Nehalennia, che non è escluso fossero conosciute e onorate, con nomi e attributi diversi, anche sulle rive di un lago grande e talvolta insidioso come il Maggiore, e che forse, in tempi antichi, erano qui invocate.
Sant’Anna che Vigila sul Lago, Protettrice dei Naviganti
“Dove a difesa della città
fu già la Torre di S. Anna
il cittadino Pietro Negri
ne volle eretta la statua
tutrice dei naviganti.”
1933
“Lei è sempre lì, ad ogni ora, veglia sui navigatori, su coloro che solcano le acque, su tutti quelli che stanno attraversando il lago.”
Lei è Sant’Anna, anche se viene spesso chiamata “la Madonnina”, molto amata ad Arona, dove le è già dedicata una chiesetta molto carina nel centro storico della città. Ma questa sua statua, che guarda lontano, sulle acque del lago, e con cura e premura vigila su coloro che le attraversano e sui pescatori, richiama moltissimo le antiche divinità femminili che vegliavano sui naviganti.
Dee protettrici dei viaggi che si svolgevano sulle acque del mare, dei fiumi, dei laghi. Dee come la germanica Nehalennia, che non è escluso fossero conosciute e onorate, con nomi e attributi diversi, anche sulle rive di un lago grande e talvolta insidioso come il Maggiore, e che forse, in tempi antichi, erano qui invocate.
14 aprile 2018
Dee, Specchi e Spade sommerse
Museo del Territorio Biellese - Biella - PIEMONTE
Dee, Specchi e Spade sommerse
Le giornate di pioggia sono il momento migliore per visitare musei, specialmente quelli che contengono i segni del nostro passato e delle nostre radici.
La visita al Museo del Territorio Biellese, presso il Chiostro di San Sebastiano a Biella, è uno di questi luoghi, e mi ha stupita per la quantità di piccole e grande Dee, che dimostrano una fervida spiritualità legata al femminile di tutta la zona biellese. Quella che condivido è una selezione di fotografie che ho scattato ieri, nelle quali appaiono alcune Dee Fortuna, uno splendido busto di Minerva con la Gorgone sul petto, Diana e una splendida figurina alata, priva di indicazione, che presumo possa essere Vittoria.
Secondo me è degna di nota anche la stele dedicata a Septicia Marcellina, “Sacerdotessa delle imperatrici divinizzate”, la quale dimostra che anche nel biellese era in uso divinizzare alcune donne imperatrici, particolarmente amate.
Dee, Specchi e Spade sommerse
Le giornate di pioggia sono il momento migliore per visitare musei, specialmente quelli che contengono i segni del nostro passato e delle nostre radici.
La visita al Museo del Territorio Biellese, presso il Chiostro di San Sebastiano a Biella, è uno di questi luoghi, e mi ha stupita per la quantità di piccole e grande Dee, che dimostrano una fervida spiritualità legata al femminile di tutta la zona biellese. Quella che condivido è una selezione di fotografie che ho scattato ieri, nelle quali appaiono alcune Dee Fortuna, uno splendido busto di Minerva con la Gorgone sul petto, Diana e una splendida figurina alata, priva di indicazione, che presumo possa essere Vittoria.
Secondo me è degna di nota anche la stele dedicata a Septicia Marcellina, “Sacerdotessa delle imperatrici divinizzate”, la quale dimostra che anche nel biellese era in uso divinizzare alcune donne imperatrici, particolarmente amate.
14 febbraio 2018
Matronae, Dee e Sorellanze Sacerdotali
Museo di Antichità di Torino - Torino e territorio piemontese - PIEMONTE
Matronae, Dee, Donne devote e Sorellanze Sacerdotali
Dopo alcuni mesi di silenzio, sono felice di avere nuovo materiale per questa mia pagina.
Ieri finalmente sono stata al Museo di Antichità di Torino, tralasciando tutte le sale rinascimentali più gettonate e concentrandomi solo sulla parte archeologica, che preferisco. Il museo è diviso in due zone, una, in pietra molto suggestiva, dove sono conservati antichi reperti sulla Torino antica, abitata dai Taurini e da altri popoli, l’altra, molto estesa e ricca, dedicata in generale alla zona piemontese.
Per mio particolare interesse mi sono concentrata solo su ciò che concerne i culti femminili, e ciò che ho potuto vedere sono reperti di grande importanza. Sono presenti molti cippi dedicati alle Matronae, in particolare le meravigliose Matronae di Avigliana, nonché frammenti ceramici anch’essi dedicati a queste Madri della Natura e delle genti. Inoltre erano presenti molti cippi raffiguranti la Dea Vittoria alata, e dediche a Diana. Splendidi i bronzetti di Minerva, Vittoria, Iside e Fortuna, e il preziosissimo pettinino antropomorfo – femminile – rinvenuto nel Lago di Viverone (Biella) insieme a molti spilloni per capelli, pettinini, ornamenti e altri piccoli reperti prevalentemente femminili.
Matronae, Dee, Donne devote e Sorellanze Sacerdotali
Dopo alcuni mesi di silenzio, sono felice di avere nuovo materiale per questa mia pagina.
Ieri finalmente sono stata al Museo di Antichità di Torino, tralasciando tutte le sale rinascimentali più gettonate e concentrandomi solo sulla parte archeologica, che preferisco. Il museo è diviso in due zone, una, in pietra molto suggestiva, dove sono conservati antichi reperti sulla Torino antica, abitata dai Taurini e da altri popoli, l’altra, molto estesa e ricca, dedicata in generale alla zona piemontese.
Per mio particolare interesse mi sono concentrata solo su ciò che concerne i culti femminili, e ciò che ho potuto vedere sono reperti di grande importanza. Sono presenti molti cippi dedicati alle Matronae, in particolare le meravigliose Matronae di Avigliana, nonché frammenti ceramici anch’essi dedicati a queste Madri della Natura e delle genti. Inoltre erano presenti molti cippi raffiguranti la Dea Vittoria alata, e dediche a Diana. Splendidi i bronzetti di Minerva, Vittoria, Iside e Fortuna, e il preziosissimo pettinino antropomorfo – femminile – rinvenuto nel Lago di Viverone (Biella) insieme a molti spilloni per capelli, pettinini, ornamenti e altri piccoli reperti prevalentemente femminili.
2 giugno 2017
La Pietra delle Donne
Le Pietre Madri
Suno – Novara – PIEMONTE
Preja da Scalavé, la Pietra delle Donne
Il breve viaggio di oggi mi ha portata in un luogo davvero magico, dove l’energia acquatica femminile è percepibile a pelle, nell’aria che sa di umido, nella pietra ricoperta di morbido muschio, nei pesci che nuotano nel ruscello, nei fiori dei moltissimi rovi che circondano il posto – e che d’estate si riempiranno di succose e dolcissime more.
La Preja da Scalavè, che “sorge dalle acque” del ruscello – il Rio Zuffolone – è uno dei massi erratici simili a quelli di cui ho precedentemente scritto. Sono tutte pietre sorelle, giunte qui in tempi antichissimi con lo scioglimento dei ghiacciai dell’Era Quaternaria.
Come le sue sorelle, anche questa è di serpentino verde, e come le sue sorelle può essere definita una Pietra Madre.
Suno – Novara – PIEMONTE
Preja da Scalavé, la Pietra delle Donne
Il breve viaggio di oggi mi ha portata in un luogo davvero magico, dove l’energia acquatica femminile è percepibile a pelle, nell’aria che sa di umido, nella pietra ricoperta di morbido muschio, nei pesci che nuotano nel ruscello, nei fiori dei moltissimi rovi che circondano il posto – e che d’estate si riempiranno di succose e dolcissime more.
La Preja da Scalavè, che “sorge dalle acque” del ruscello – il Rio Zuffolone – è uno dei massi erratici simili a quelli di cui ho precedentemente scritto. Sono tutte pietre sorelle, giunte qui in tempi antichissimi con lo scioglimento dei ghiacciai dell’Era Quaternaria.
Come le sue sorelle, anche questa è di serpentino verde, e come le sue sorelle può essere definita una Pietra Madre.
31 marzo 2017
Le Matronae e le antiche donne del Vercellese
Museo Archeologico di Vercelli – Vercelli – PIEMONTE
Le Matronae e la Grande Madre
Alcune belle sorprese dal Museo Archeologico di Vercelli, per conoscere anche qui la presenza della Dea Madre in epoca antica. Fra i reperti più belli sono presenti le divinità femminili che erano venerate in questo territorio. Abitata in origine dai Libui, una popolazione celtica, la zona di Vercelli venne presto romanizzata, pur mantenendo alcune delle divinità dei suoi primi abitanti. Due reperti – più un terzo di cui parlerò a breve – sono forse i più significativi per delineare il culto femminile: una statuetta che rappresenta una Madre divina, e una ceramica, purtroppo frammentaria, con raffigurazione delle Matronae, in questo caso accompagnate da una figura maschile identificata con Mercurio.
Le Matronae erano fra le divinità più antiche e più venerate della Cisalpina, e moltissime sono le iscrizioni a loro dedicate, ritrovate anche nel vercellese.
Le Matronae e la Grande Madre
Alcune belle sorprese dal Museo Archeologico di Vercelli, per conoscere anche qui la presenza della Dea Madre in epoca antica. Fra i reperti più belli sono presenti le divinità femminili che erano venerate in questo territorio. Abitata in origine dai Libui, una popolazione celtica, la zona di Vercelli venne presto romanizzata, pur mantenendo alcune delle divinità dei suoi primi abitanti. Due reperti – più un terzo di cui parlerò a breve – sono forse i più significativi per delineare il culto femminile: una statuetta che rappresenta una Madre divina, e una ceramica, purtroppo frammentaria, con raffigurazione delle Matronae, in questo caso accompagnate da una figura maschile identificata con Mercurio.
Le Matronae erano fra le divinità più antiche e più venerate della Cisalpina, e moltissime sono le iscrizioni a loro dedicate, ritrovate anche nel vercellese.
19 marzo 2017
Sass Malò, Il Sasso delle Streghe
Le Pietre Madri
Gattico – Novara – PIEMONTE
Sass Malò, il Sasso delle Streghe
Uno dei due posti sacri che ho incontrato oggi fa parte dei quei luoghi dove sin dai primordi veniva venerata la Madre Pietra, a cui si attribuivano poteri di fertilità e sotto la quale si diceva nascessero i bambini.
In ogni luogo in cui sia presente una di queste Pietre, infatti, secondo la tradizione popolare non è “la cicogna” a portare i bambini alle loro madri, ma è la Pietra stessa. Si dice infatti che i neonati escano proprio da certe spaccature - a forma di vagina - presenti sulla sua superficie.
Sorella della Preja Buja di Sesto Calende, poiché depositata anch’essa dal ghiacciaio quaternario e fatta dello stesso serpentino verde, è il Sass Malò, che si trova vicino a Gattico, in provincia di Novara.
Il nome Sass Malò significa “sasso malvagio”: la parola “malò” deriva infatti da maolochum, maoloco, ovvero “malo loco”, luogo del male, malvagio, inquietante, pericoloso e quindi temuto.
Gattico – Novara – PIEMONTE
Sass Malò, il Sasso delle Streghe
Uno dei due posti sacri che ho incontrato oggi fa parte dei quei luoghi dove sin dai primordi veniva venerata la Madre Pietra, a cui si attribuivano poteri di fertilità e sotto la quale si diceva nascessero i bambini.
In ogni luogo in cui sia presente una di queste Pietre, infatti, secondo la tradizione popolare non è “la cicogna” a portare i bambini alle loro madri, ma è la Pietra stessa. Si dice infatti che i neonati escano proprio da certe spaccature - a forma di vagina - presenti sulla sua superficie.
Sorella della Preja Buja di Sesto Calende, poiché depositata anch’essa dal ghiacciaio quaternario e fatta dello stesso serpentino verde, è il Sass Malò, che si trova vicino a Gattico, in provincia di Novara.
Il nome Sass Malò significa “sasso malvagio”: la parola “malò” deriva infatti da maolochum, maoloco, ovvero “malo loco”, luogo del male, malvagio, inquietante, pericoloso e quindi temuto.
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