Museo Archeologico Regionale – Aosta – VALLE D'AOSTA
La Dea Cervo valdostana
Il tempo dell’emersione dal sonno sta arrivando, e anche questa pagina, rimasta dormiente a lungo, si risveglia e si rinnova.
Durante questi mesi le ricerche sono continuate, ho viaggiato con il corpo e con la mente, ho potuto conoscere tanti nuovi argomenti, tante suggestioni e ispiranti frammenti del sacro femminino che fa parte del nostro passato.
In una delle mie gite dedicate alla ricerca sul territorio sono stata ad Aosta, allo splendido Museo Archeologico Regionale, che vi consiglio vivamente di andare a vedere perché è unico nel suo genere.
Non voglio soffermarmi sul suo bellissimo percorso labirintico e su tutti i tesori che custodisce, perché ne ho parlato nel mio Diario di Viaggio – se volete, lo trovate qui – ma su ciò che più di tutto concerne la mia ricerca e l’argomento sul quale si basa questa pagina: la Grande Madre.
Una parte del museo è infatti dedicata ai culti valdostani, in particolare aostani, ovvero alle preziosissime statuette, alle steli votive, e ai simboli cultuali rinvenuti nel territorio di Aosta.
Premettendo che tutte queste divinità sono passate attraverso la interpretatio romana, e che quindi celano sotto la superficie del loro nome romano divinità precedenti, celtiche o pre-celtiche, che per la somiglianza con alcune specifiche attitudini delle dee romane vennero in tal modo rinominate, possiamo affermare che ad Aosta si venerassero la boschiva Diana, Fortuna e Luna, poi le grandi Matronae, l’amorosa Venere, la ieratica Giunone e addirittura Iside, per la presenza di un uccello dal volto femminile incoronato, in tutto simile a quelli mediterranei.
Ma colei su cui voglio soffermarmi di più è la dea che viene chiamata Giunone, ma che dal reperto ad essa attribuito ricorda qualcosa di molto diverso.
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24 gennaio 2020
28 novembre 2014
Il Lago della Vecchia - Aggiornamento
Tempo fa ho raccontato la bellissima storia del Lago della Vecchia, nel Biellese. Una Vecchia che un tempo era stata una splendente regina e che quando rimase sola per la morte del suo amato sposo, si ritirò nei pressi del Lago e visse a lungo in compagnia di un Orso, che le stava accanto e le era amico.
Riporto ora la leggenda e la descrizione del Lago con le parole uniche, poetiche e profondamente belle dell'antica autrice Maria Savi-Lopez, che nel 1800 ne scrisse divinamente nel suo testo “Leggende delle Alpi”.
***
“La leggenda del Lago della Vecchia nel Biellese è forse una delle più note fra quelle intorno ai laghi alpini (...).
A quell'altezza, innanzi all'acqua tersa come uno specchio, ove si rifletteva lo scintillìo dei nevai e delle rocce che sembravano d'acciaio, io non mi trovai fra quel silenzio che mi fece provare spesso un senso di sgomento vicino ad altri laghi alpini; invece si udiva la voce dell'acqua che scendeva in cascata dagli altissimi nevai, che si adagiano verso le nude creste.
Fra quella solenne grandezza del paesaggio visse la vecchia leggendaria, che ebbe un orso per fido compagno. Dicesi ch'ella aveva portato sulla fronte un serto di regina, ed era andata a cercare la pace vicino al lago alpino, ove in una bara d'oro avea fatto deporre la salma dello sposo, che erale stato unito da infinito amore negli anni sereni della giovinezza, e fra lo splendore del regno.
Riporto ora la leggenda e la descrizione del Lago con le parole uniche, poetiche e profondamente belle dell'antica autrice Maria Savi-Lopez, che nel 1800 ne scrisse divinamente nel suo testo “Leggende delle Alpi”.
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“La leggenda del Lago della Vecchia nel Biellese è forse una delle più note fra quelle intorno ai laghi alpini (...).
A quell'altezza, innanzi all'acqua tersa come uno specchio, ove si rifletteva lo scintillìo dei nevai e delle rocce che sembravano d'acciaio, io non mi trovai fra quel silenzio che mi fece provare spesso un senso di sgomento vicino ad altri laghi alpini; invece si udiva la voce dell'acqua che scendeva in cascata dagli altissimi nevai, che si adagiano verso le nude creste.
Fra quella solenne grandezza del paesaggio visse la vecchia leggendaria, che ebbe un orso per fido compagno. Dicesi ch'ella aveva portato sulla fronte un serto di regina, ed era andata a cercare la pace vicino al lago alpino, ove in una bara d'oro avea fatto deporre la salma dello sposo, che erale stato unito da infinito amore negli anni sereni della giovinezza, e fra lo splendore del regno.
27 maggio 2014
La Leggenda della Vecchia e dell'Orso
Lago della Vecchia - Valle Cervo - Biella - PIEMONTE
La Leggenda della Vecchia e dell'Orso
Il Lago della Vecchia, o "lagh ëd la Vegia" in piemontese, è un piccolo bacino lacustre vicino al comune biellese di Piedicavallo.
La leggenda più comune che dà origine al suo nome sembra risalire a un tempo molto antico, e narra dell'amore fra un giovane guerriero e una bellissima fanciulla. Il ragazzo, innamorato, chiese alla giovane di sposarlo e le nozze vennero preparate con gioia. "La roccia a poca distanza del lago era stata allestita ad altare e decorata con fiori alpestri e fronde" e la sposa, splendente come un raggio di sole, attendeva il suo sposo per unirsi a lui. Purtroppo un messaggero recò la triste notizia che il ragazzo era rimasto ucciso nel bosco, e la fanciulla, piena di dolore, si allontanò dalla sua casa e andò a vivere nei pressi del lago, dove l'amato era stato sepolto. La sua unica compagnia era un orso, che non la abbandonava mai. "Negli anni la giovane divenne una vecchia, considerata una maga a cui la gente del luogo chiedeva consigli per rimedi, sortilegi, medicamenti. Quando morì fu sepolta al fondo del lago e secondo le tradizioni celtiche, i due spiriti innamorati s'incontrarono e si fusero. Ancora oggi, nelle magiche notti di luna, c'è chi afferma che si scorge sorvolare la superficie del lago un fantasma dai lunghi e bianchi capelli."
La Leggenda della Vecchia e dell'Orso
Il Lago della Vecchia, o "lagh ëd la Vegia" in piemontese, è un piccolo bacino lacustre vicino al comune biellese di Piedicavallo.
La leggenda più comune che dà origine al suo nome sembra risalire a un tempo molto antico, e narra dell'amore fra un giovane guerriero e una bellissima fanciulla. Il ragazzo, innamorato, chiese alla giovane di sposarlo e le nozze vennero preparate con gioia. "La roccia a poca distanza del lago era stata allestita ad altare e decorata con fiori alpestri e fronde" e la sposa, splendente come un raggio di sole, attendeva il suo sposo per unirsi a lui. Purtroppo un messaggero recò la triste notizia che il ragazzo era rimasto ucciso nel bosco, e la fanciulla, piena di dolore, si allontanò dalla sua casa e andò a vivere nei pressi del lago, dove l'amato era stato sepolto. La sua unica compagnia era un orso, che non la abbandonava mai. "Negli anni la giovane divenne una vecchia, considerata una maga a cui la gente del luogo chiedeva consigli per rimedi, sortilegi, medicamenti. Quando morì fu sepolta al fondo del lago e secondo le tradizioni celtiche, i due spiriti innamorati s'incontrarono e si fusero. Ancora oggi, nelle magiche notti di luna, c'è chi afferma che si scorge sorvolare la superficie del lago un fantasma dai lunghi e bianchi capelli."
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