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24 gennaio 2020

La Dea Cervo di Aosta

Museo Archeologico Regionale – Aosta – VALLE D'AOSTA
La Dea Cervo valdostana


Il tempo dell’emersione dal sonno sta arrivando, e anche questa pagina, rimasta dormiente a lungo, si risveglia e si rinnova.
Durante questi mesi le ricerche sono continuate, ho viaggiato con il corpo e con la mente, ho potuto conoscere tanti nuovi argomenti, tante suggestioni e ispiranti frammenti del sacro femminino che fa parte del nostro passato.
In una delle mie gite dedicate alla ricerca sul territorio sono stata ad Aosta, allo splendido Museo Archeologico Regionale, che vi consiglio vivamente di andare a vedere perché è unico nel suo genere.
Non voglio soffermarmi sul suo bellissimo percorso labirintico e su tutti i tesori che custodisce, perché ne ho parlato nel mio Diario di Viaggio – se volete, lo trovate qui – ma su ciò che più di tutto concerne la mia ricerca e l’argomento sul quale si basa questa pagina: la Grande Madre.
Una parte del museo è infatti dedicata ai culti valdostani, in particolare aostani, ovvero alle preziosissime statuette, alle steli votive, e ai simboli cultuali rinvenuti nel territorio di Aosta.
Premettendo che tutte queste divinità sono passate attraverso la interpretatio romana, e che quindi celano sotto la superficie del loro nome romano divinità precedenti, celtiche o pre-celtiche, che per la somiglianza con alcune specifiche attitudini delle dee romane vennero in tal modo rinominate, possiamo affermare che ad Aosta si venerassero la boschiva Diana, Fortuna e Luna, poi le grandi Matronae, l’amorosa Venere, la ieratica Giunone e addirittura Iside, per la presenza di un uccello dal volto femminile incoronato, in tutto simile a quelli mediterranei.
Ma colei su cui voglio soffermarmi di più è la dea che viene chiamata Giunone, ma che dal reperto ad essa attribuito ricorda qualcosa di molto diverso.

30 gennaio 2017

Le Matronae Danzanti di Angera

Museo Civico Archeologico di Villa Mirabello - Varese - LOMBARDIA
L'Ara delle Matronae Celtiche di Angera - Le Dee Danzanti

Finalmente oggi pomeriggio, dopo tanti anni di ricerche e di confronti, spesso consultando fotografie o pessime fotocopie in bianco e nero più fuorvianti che utili allo studio, ho incontrato dal vero le divine Matronae, le antiche Dee Madri celtiche scolpite su un cippo ritrovato nei pressi di Angera, in provincia di Varese.
Il cippo è custodito nel Museo Civico Archeologico all’interno di Villa Mirabello, a Varese, e anche se per me era la cosa più bella e importante di tutte, è comunque circondato da una ricchissima collezione di reperti splendidi, tutti rinvenuti nei territori di Varese e paesi limitrofi.
Il museo contiene quindi ritrovamenti dell’area di Malpensa, della Valganna – importantissima per le ricerche sulla Dea Ganna – del Lago di Monate, Besnate, di Golasecca e, fra gli altri, di uno dei siti archeologici più preziosi e importanti: l’Isolino Virginia, situato nel Lago di Varese.
Proprio fra i reperti dell’Isolino Virginia ho potuto trovare quella che è la testimonianza – l’unica – della spiritualità di coloro che abitavano l’Isolino. Ma prima di parlare di questo, voglio spendere qualche parola sulle sacre Matronae, che sono la prima ragione per cui ho visitato il museo, e per farlo vorrei riportare un brano che ho scritto un paio di anni fa a proposito delle divinità femminili che un tempo vegliavano sulle nostre terre del Nord Italia.

13 gennaio 2015

Le Matronae e l'antica Dea dei Boschi nel Novarese

Studiare e immaginare per anni antichi reperti lapidei dedicati alle splendide Matronae celtiche, e vederli, toccarli, accarezzarli, "sentirli" tenendo appoggiata una mano sulla loro superficie ruvida, e commuoversi davanti ad essi, non è la stessa cosa.
E finalmente oggi ho potuto viverli, sospirando piena di felicità e commozione per la gioia di averli trovati.
Le ricerche nell'ambito del culto delle Matronae celtiche, e dunque del culto della Madre antica nella zona piemontese sono arrivate ad una importante svolta in questo ultimo periodo, quando, grazie all'aiuto di una vecchia archeologa, ho finalmente ricucito molti frammenti e ho cominciato a comprendere il loro disegno.
Perché le Matronae dell'area cisalpina sono diverse da quelle dell'area transalpina? Le "nostre" Matronae sono fanciulle danzanti, giovani, verginee, gioiose. Danzano tenendosi per mano e attorno a loro crescono querce e fiori, alberi e vegetazione rigogliosa, ovvero l'ambiente boschivo, naturale, selvatico ma allo stesso tempo dolce, tipico della zona che circonda i fiumi Ticino e Sesia. Ebbene, forse la loro diversità dalle Matronae transalpine, che hanno un aspetto più materno e, se vogliamo, un pochino austero, ma circondato dall'abbondanza della fruttificazione, dei doni della terra, e dunque della prosperità e del nutrimento, è data dal fatto che effettivamente il loro carattere era differente, forse perché in più di una iscrizione loro sono associate a Diana. O meglio, alla misteriosa dea dei boschi, degli animali, della fanciullezza, della verginità, della libertà, della danza gioiosa e dell'armonia, che i romani "interpretarono" come una divinità simile, e dunque assimilabile, alla loro Diana.