Santuario di Oropa – Oropa – Biella – PIEMONTE
L’antico tempio naturale della Madre Nera
Considerato fra i luoghi di culto più importanti delle Alpi, il Santuario di Oropa sorge a circa 1200 metri di altitudine su un vasto pianoro, simile a un anfiteatro naturale circondato dalle vette delle montagne, ed è ritenuto sacro sin da tempi remoti. Fu infatti centro spirituale femminile dedicato alla Grande Madre e alle sue manifestazioni naturali molto prima che il cristianesimo vi mettesse radici, costruendo le sue chiese.
I fedeli vi si recano per pregare e chiedere guarigione alla Madonna Nera, custodita all’interno della Basilica Antica, ma è raro che conoscano le origini del santuario e i suoi siti più magici e potenti, fatti di rocce millenarie, boschi e corsi d’acqua.
I centri più noti e frequentati del santuario sono infatti le due Basiliche, diverse per valore e importanza. La Basilica Antica, piccola e accogliente, risalente al 1600 – nata come voto fatto dalla Città di Biella durante la grave epidemia di peste avvenuta nel 1599 – e ultimata nel 1620, è da considerarsi l’edificio più rilevante; quella nuova, la Basilica Superiore, o Basilica Nuova, molto più spaziosa, è stata costruita alla fine del 1800 – la prima pietra venne posata nel 1885 – e consacrata nel 1960, con lo scopo di contenere comodamente il grande flusso di fedeli in visita al santuario, troppo numerosi per poter assistere alle funzioni nella piccola Basilica Antica.
Accanto alle due Basiliche si snoda il percorso del Sacro Monte, con le numerose cappelle disseminate sul versante della montagna, mentre all’interno del complesso, sul lato sinistro, si trovano gli appartamenti reali dei Savoia e il Museo dei Tesori di Oropa, nel quale sono custoditi i preziosi gioielli che, una volta ogni cento anni, adornano la statua della Madonna Nera durante il rituale dell’incoronazione.
I misteri più antichi di Oropa, però, sono legati alla terra su cui sorge il Santuario, ed emergono anche dalle varie leggende sulla sua origine e su quella dell’emblematica Madonna Nera.
Visualizzazione post con etichetta Le Pietre Madri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Le Pietre Madri. Mostra tutti i post
9 gennaio 2023
24 aprile 2018
Il Sasso Cavallazzo
Le Pietre Madri
Ranco, Varese - LOMBARDIA
Il Sasso Cavallazzo
Oggi, approfittando della giornata soleggiata ma fresca, sono andata a vedere, o meglio, a incontrare un’altra delle grandi Pietre Madri che venne portata nella zona fra Novara e Varese dallo scioglimento dei grandi ghiacciai. La pietra è di serpentino verde, e ha una formazione litologica identica a quella della Preja Buja di Sesto Calende e delle altre pietre di cui ho scritto tempo fa, e se nel linguaggio scientifico si dice che sono tutti giganteschi frammenti arrivati dalla stessa frana, proveniente forse dal Gottardo o del Sempione, a me piace semplicemente chiamarle Pietre Sorelle, tutte figlie della stessa montagna.
La grande pietra, che come altre simili a me personalmente incute un po’ di timore, almeno all’inizio, perché nonostante dalle fotografie non sembri, è veramente gigantesca, si chiama Sasso Cavallazzo, oppure Sasso Cavallaccio, o nel dialetto del posto Sass Cavalàsc. Il nome è stato dato perché a detta di alcuni la forma del masso richiamerebbe quella del muso di un cavallo – sinceramente io non sono riuscita a vederlo, ma poco importa.
Ranco, Varese - LOMBARDIA
Il Sasso Cavallazzo
Oggi, approfittando della giornata soleggiata ma fresca, sono andata a vedere, o meglio, a incontrare un’altra delle grandi Pietre Madri che venne portata nella zona fra Novara e Varese dallo scioglimento dei grandi ghiacciai. La pietra è di serpentino verde, e ha una formazione litologica identica a quella della Preja Buja di Sesto Calende e delle altre pietre di cui ho scritto tempo fa, e se nel linguaggio scientifico si dice che sono tutti giganteschi frammenti arrivati dalla stessa frana, proveniente forse dal Gottardo o del Sempione, a me piace semplicemente chiamarle Pietre Sorelle, tutte figlie della stessa montagna.
La grande pietra, che come altre simili a me personalmente incute un po’ di timore, almeno all’inizio, perché nonostante dalle fotografie non sembri, è veramente gigantesca, si chiama Sasso Cavallazzo, oppure Sasso Cavallaccio, o nel dialetto del posto Sass Cavalàsc. Il nome è stato dato perché a detta di alcuni la forma del masso richiamerebbe quella del muso di un cavallo – sinceramente io non sono riuscita a vederlo, ma poco importa.
2 giugno 2017
La Pietra delle Donne
Le Pietre Madri
Suno – Novara – PIEMONTE
Preja da Scalavé, la Pietra delle Donne
Il breve viaggio di oggi mi ha portata in un luogo davvero magico, dove l’energia acquatica femminile è percepibile a pelle, nell’aria che sa di umido, nella pietra ricoperta di morbido muschio, nei pesci che nuotano nel ruscello, nei fiori dei moltissimi rovi che circondano il posto – e che d’estate si riempiranno di succose e dolcissime more.
La Preja da Scalavè, che “sorge dalle acque” del ruscello – il Rio Zuffolone – è uno dei massi erratici simili a quelli di cui ho precedentemente scritto. Sono tutte pietre sorelle, giunte qui in tempi antichissimi con lo scioglimento dei ghiacciai dell’Era Quaternaria.
Come le sue sorelle, anche questa è di serpentino verde, e come le sue sorelle può essere definita una Pietra Madre.
Suno – Novara – PIEMONTE
Preja da Scalavé, la Pietra delle Donne
Il breve viaggio di oggi mi ha portata in un luogo davvero magico, dove l’energia acquatica femminile è percepibile a pelle, nell’aria che sa di umido, nella pietra ricoperta di morbido muschio, nei pesci che nuotano nel ruscello, nei fiori dei moltissimi rovi che circondano il posto – e che d’estate si riempiranno di succose e dolcissime more.
La Preja da Scalavè, che “sorge dalle acque” del ruscello – il Rio Zuffolone – è uno dei massi erratici simili a quelli di cui ho precedentemente scritto. Sono tutte pietre sorelle, giunte qui in tempi antichissimi con lo scioglimento dei ghiacciai dell’Era Quaternaria.
Come le sue sorelle, anche questa è di serpentino verde, e come le sue sorelle può essere definita una Pietra Madre.
19 marzo 2017
Sass Malò, Il Sasso delle Streghe
Le Pietre Madri
Gattico – Novara – PIEMONTE
Sass Malò, il Sasso delle Streghe
Uno dei due posti sacri che ho incontrato oggi fa parte dei quei luoghi dove sin dai primordi veniva venerata la Madre Pietra, a cui si attribuivano poteri di fertilità e sotto la quale si diceva nascessero i bambini.
In ogni luogo in cui sia presente una di queste Pietre, infatti, secondo la tradizione popolare non è “la cicogna” a portare i bambini alle loro madri, ma è la Pietra stessa. Si dice infatti che i neonati escano proprio da certe spaccature - a forma di vagina - presenti sulla sua superficie.
Sorella della Preja Buja di Sesto Calende, poiché depositata anch’essa dal ghiacciaio quaternario e fatta dello stesso serpentino verde, è il Sass Malò, che si trova vicino a Gattico, in provincia di Novara.
Il nome Sass Malò significa “sasso malvagio”: la parola “malò” deriva infatti da maolochum, maoloco, ovvero “malo loco”, luogo del male, malvagio, inquietante, pericoloso e quindi temuto.
Gattico – Novara – PIEMONTE
Sass Malò, il Sasso delle Streghe
Uno dei due posti sacri che ho incontrato oggi fa parte dei quei luoghi dove sin dai primordi veniva venerata la Madre Pietra, a cui si attribuivano poteri di fertilità e sotto la quale si diceva nascessero i bambini.
In ogni luogo in cui sia presente una di queste Pietre, infatti, secondo la tradizione popolare non è “la cicogna” a portare i bambini alle loro madri, ma è la Pietra stessa. Si dice infatti che i neonati escano proprio da certe spaccature - a forma di vagina - presenti sulla sua superficie.
Sorella della Preja Buja di Sesto Calende, poiché depositata anch’essa dal ghiacciaio quaternario e fatta dello stesso serpentino verde, è il Sass Malò, che si trova vicino a Gattico, in provincia di Novara.
Il nome Sass Malò significa “sasso malvagio”: la parola “malò” deriva infatti da maolochum, maoloco, ovvero “malo loco”, luogo del male, malvagio, inquietante, pericoloso e quindi temuto.
La Prea Guzza
Le Pietre Madri
Riserva Orientata del Bosco Solivo – Borgo Ticino, Revislate, Agrate Conturbia – Novara – PIEMONTE
Prea Guzza, Preja Guzzana o Preja d’Orgoi – la Grande Pietra Madre
Nel cuore del Bosco Solivo fra Borgo Ticino, Revislate e Agrate, sorge una pietra davvero immensa. È alta circa cinque metri, larga dieci e lunga quindici. Quando ci si trova davanti ad essa ci si rende conto di quanto siamo piccole/i in confronto a Madre Natura. Piccole/i eppure abitati dalla stessa essenza che abita in essa… e che abita da millenni in questa pietra gigantesca.
Si chiama Prea Guzza o Preja Guzzana, dal nome della vicina Cascina Raguzzana, ma è chiamata anche Preja d’Orgoi, ovvero “pietra d’Orgoglio”, il nome del piccolo corso d’acqua che scorre ai suoi piedi. Anch’essa è sorella della Preja Buja di Sesto Calende e del Sass Malò di Gattico. Stesso serpentino verde, stessa glaciazione quaternaria.
Probabilmente sono arrivate qui insieme e si sono fermate in posti poco distanti l’uno dall’altro, diventando centri sacri di culto betilico dedicato al sacro femminino e alla maternità.
Anche la Prea Guzza, infatti, era legata a riti di fertilità e visitata dalle donne che desideravano avere figli.
Riserva Orientata del Bosco Solivo – Borgo Ticino, Revislate, Agrate Conturbia – Novara – PIEMONTE
Prea Guzza, Preja Guzzana o Preja d’Orgoi – la Grande Pietra Madre
Nel cuore del Bosco Solivo fra Borgo Ticino, Revislate e Agrate, sorge una pietra davvero immensa. È alta circa cinque metri, larga dieci e lunga quindici. Quando ci si trova davanti ad essa ci si rende conto di quanto siamo piccole/i in confronto a Madre Natura. Piccole/i eppure abitati dalla stessa essenza che abita in essa… e che abita da millenni in questa pietra gigantesca.
Si chiama Prea Guzza o Preja Guzzana, dal nome della vicina Cascina Raguzzana, ma è chiamata anche Preja d’Orgoi, ovvero “pietra d’Orgoglio”, il nome del piccolo corso d’acqua che scorre ai suoi piedi. Anch’essa è sorella della Preja Buja di Sesto Calende e del Sass Malò di Gattico. Stesso serpentino verde, stessa glaciazione quaternaria.
Probabilmente sono arrivate qui insieme e si sono fermate in posti poco distanti l’uno dall’altro, diventando centri sacri di culto betilico dedicato al sacro femminino e alla maternità.
Anche la Prea Guzza, infatti, era legata a riti di fertilità e visitata dalle donne che desideravano avere figli.
11 agosto 2016
Il Sasso di Preja Buia
Le Pietre Madri
Sesto Calende - Varese - LOMBARDIA
Il Sasso di Preja Buia, o la Chioccia d'Oro
Dopo molti anni sono tornata in questo luogo emozionante, da sempre legato al culto della Grande Madre. Si tratta di un boschetto in cui si trova un grande masso erratico, il cosiddetto Sàss de Preja Buia, o Preabuco, la cui forma ricorda quella di una grande e materna chioccia, motivo per cui è chiamato anche Pita d’Oro o Chioccia d’Oro.
La Preja Buia è una grande pietra di serpentino verde che risale all’Era Quaternaria, e venne trascinata nel luogo in cui si trova dall’ultima glaciazione del Neozoico, quando il ghiacciaio si ritirò e portò con sé enormi massi e materiale morenico. Una delle sue caratteristiche più curiose è che possiede un grande potere magnetico, tanto che in sua vicinanza le bussole impazziscono e non riconoscono più il nord.
Il nome dialettale Preja Buia significa sia “pietra scura”, forse per il colore molto scuro del serpentino, sia “pietra forata” o “pietra bucata”, probabilmente per via delle numerose coppelle scavate nella parte piana del masso, sotto il “muso” della chioccia. Questa parte piatta del masso si pensa fosse usata per compiere rituali sacrificali in epoca arcaica, ma i numerosi petroglifi e le coppelle scavate sulla sua superficie potrebbero far pensare più che altro al suo utilizzo come altare per le offerte. Il sacrificio potrebbe dunque essere semplicemente l’offerta di primizie, oppure di liquidi come il latte, il sangue – forse mestruale – l’idromele, il vino e così via, mentre le coppelle potrebbero essere state utilizzate anche a scopo terapeutico, attingendo la preziosa acqua piovana che si raccoglie al loro interno e acquisisce così le proprietà minerali della pietra.
Sesto Calende - Varese - LOMBARDIA
Il Sasso di Preja Buia, o la Chioccia d'Oro
Dopo molti anni sono tornata in questo luogo emozionante, da sempre legato al culto della Grande Madre. Si tratta di un boschetto in cui si trova un grande masso erratico, il cosiddetto Sàss de Preja Buia, o Preabuco, la cui forma ricorda quella di una grande e materna chioccia, motivo per cui è chiamato anche Pita d’Oro o Chioccia d’Oro.
La Preja Buia è una grande pietra di serpentino verde che risale all’Era Quaternaria, e venne trascinata nel luogo in cui si trova dall’ultima glaciazione del Neozoico, quando il ghiacciaio si ritirò e portò con sé enormi massi e materiale morenico. Una delle sue caratteristiche più curiose è che possiede un grande potere magnetico, tanto che in sua vicinanza le bussole impazziscono e non riconoscono più il nord.
Il nome dialettale Preja Buia significa sia “pietra scura”, forse per il colore molto scuro del serpentino, sia “pietra forata” o “pietra bucata”, probabilmente per via delle numerose coppelle scavate nella parte piana del masso, sotto il “muso” della chioccia. Questa parte piatta del masso si pensa fosse usata per compiere rituali sacrificali in epoca arcaica, ma i numerosi petroglifi e le coppelle scavate sulla sua superficie potrebbero far pensare più che altro al suo utilizzo come altare per le offerte. Il sacrificio potrebbe dunque essere semplicemente l’offerta di primizie, oppure di liquidi come il latte, il sangue – forse mestruale – l’idromele, il vino e così via, mentre le coppelle potrebbero essere state utilizzate anche a scopo terapeutico, attingendo la preziosa acqua piovana che si raccoglie al loro interno e acquisisce così le proprietà minerali della pietra.
Iscriviti a:
Post (Atom)