Monte Rosa e Belvedere - Macugnaga - Verbano-Cusio-Ossola - PIEMONTE
La leggenda dell'Isola dei Camosci
Ci sono luoghi che nascondono porte segrete, magici passaggi che danno sul mondo sottile, l'Altromondo, una Avalon nostrana in cui vivono Fate e Donne divine, Anime nobili e meravigliosi Animali. Anche nel nostro Nord Italia sono numerose le leggende che riguardano questi luoghi, nei quali si nascondono le eco delle antiche tradizioni femminili. Una di queste è legata al Monte Rosa e ai ghiacciai del Belvedere, che svelerebbero la divina Isola dei camosci.
30 luglio 2014
27 maggio 2014
La Leggenda della Vecchia e dell'Orso
Lago della Vecchia - Valle Cervo - Biella - PIEMONTE
La Leggenda della Vecchia e dell'Orso
Il Lago della Vecchia, o "lagh ëd la Vegia" in piemontese, è un piccolo bacino lacustre vicino al comune biellese di Piedicavallo.
La leggenda più comune che dà origine al suo nome sembra risalire a un tempo molto antico, e narra dell'amore fra un giovane guerriero e una bellissima fanciulla. Il ragazzo, innamorato, chiese alla giovane di sposarlo e le nozze vennero preparate con gioia. "La roccia a poca distanza del lago era stata allestita ad altare e decorata con fiori alpestri e fronde" e la sposa, splendente come un raggio di sole, attendeva il suo sposo per unirsi a lui. Purtroppo un messaggero recò la triste notizia che il ragazzo era rimasto ucciso nel bosco, e la fanciulla, piena di dolore, si allontanò dalla sua casa e andò a vivere nei pressi del lago, dove l'amato era stato sepolto. La sua unica compagnia era un orso, che non la abbandonava mai. "Negli anni la giovane divenne una vecchia, considerata una maga a cui la gente del luogo chiedeva consigli per rimedi, sortilegi, medicamenti. Quando morì fu sepolta al fondo del lago e secondo le tradizioni celtiche, i due spiriti innamorati s'incontrarono e si fusero. Ancora oggi, nelle magiche notti di luna, c'è chi afferma che si scorge sorvolare la superficie del lago un fantasma dai lunghi e bianchi capelli."
La Leggenda della Vecchia e dell'Orso
Il Lago della Vecchia, o "lagh ëd la Vegia" in piemontese, è un piccolo bacino lacustre vicino al comune biellese di Piedicavallo.
La leggenda più comune che dà origine al suo nome sembra risalire a un tempo molto antico, e narra dell'amore fra un giovane guerriero e una bellissima fanciulla. Il ragazzo, innamorato, chiese alla giovane di sposarlo e le nozze vennero preparate con gioia. "La roccia a poca distanza del lago era stata allestita ad altare e decorata con fiori alpestri e fronde" e la sposa, splendente come un raggio di sole, attendeva il suo sposo per unirsi a lui. Purtroppo un messaggero recò la triste notizia che il ragazzo era rimasto ucciso nel bosco, e la fanciulla, piena di dolore, si allontanò dalla sua casa e andò a vivere nei pressi del lago, dove l'amato era stato sepolto. La sua unica compagnia era un orso, che non la abbandonava mai. "Negli anni la giovane divenne una vecchia, considerata una maga a cui la gente del luogo chiedeva consigli per rimedi, sortilegi, medicamenti. Quando morì fu sepolta al fondo del lago e secondo le tradizioni celtiche, i due spiriti innamorati s'incontrarono e si fusero. Ancora oggi, nelle magiche notti di luna, c'è chi afferma che si scorge sorvolare la superficie del lago un fantasma dai lunghi e bianchi capelli."
5 maggio 2014
Il Lago delle Donne e la Porta segreta
Lago di Braies - Braies, provincia autonoma di Bolzano - TRENTINO
Il Lago delle Donne e la Porta segreta
Vi era un tempo un grande regno che governava in armonia sulle Dolomiti. Il Regno dei Fanes, il cui animale totemico era in origine la sacra marmotta, era ancora guidato da Donne e Regine, come la bellissima vergine guerriera Dolasilla, sua madre la Regina e la sua misteriosa sorella gemella Lujanta, scomparsa dalla culla poco dopo la nascita.
Eppure sempre l'antica tradizione cessa di essere ascoltata e seguita, e il popolo delle Madri si nasconde, si addormenta, o muore di una morte temporanea, in attesa di tornare.
Narra la leggenda che "Una volta ogni anno, in una notte di luna crescente, una barca nera faceva il giro del Lago di Braies. Usciva da una porta aperta nella roccia, a traverso la quale le acque del lago penetravano all'interno della montagna. Nel silenzio notturno (...) la barca scivolava fuori silenziosa, percorreva lentamente, tutt'attorno, il lago addormentato e tornava a entrare nella porta misteriosa, scomparendo nelle ignote profondità della montagna.
Nella barca sedevano la vecchia e cieca regina dei Fanes e sua figlia Lujanta."
Il Lago delle Donne e la Porta segreta
Vi era un tempo un grande regno che governava in armonia sulle Dolomiti. Il Regno dei Fanes, il cui animale totemico era in origine la sacra marmotta, era ancora guidato da Donne e Regine, come la bellissima vergine guerriera Dolasilla, sua madre la Regina e la sua misteriosa sorella gemella Lujanta, scomparsa dalla culla poco dopo la nascita.
Eppure sempre l'antica tradizione cessa di essere ascoltata e seguita, e il popolo delle Madri si nasconde, si addormenta, o muore di una morte temporanea, in attesa di tornare.
Narra la leggenda che "Una volta ogni anno, in una notte di luna crescente, una barca nera faceva il giro del Lago di Braies. Usciva da una porta aperta nella roccia, a traverso la quale le acque del lago penetravano all'interno della montagna. Nel silenzio notturno (...) la barca scivolava fuori silenziosa, percorreva lentamente, tutt'attorno, il lago addormentato e tornava a entrare nella porta misteriosa, scomparendo nelle ignote profondità della montagna.
Nella barca sedevano la vecchia e cieca regina dei Fanes e sua figlia Lujanta."
27 aprile 2014
La leggenda della Ninfa del Lago di Carezza
Lago di Carezza - Dolomiti - Bolzano - TRENTINO
La leggenda della Ninfa del Lago e l'inabissamento del sacro Femminino
La primavera è esplosa in tutta la sua fiorente bellezza, ma stasera fa freddino... è una sera perfetta per una nuova storia.
Questa storia racconta del meraviglioso Lago di Carezza, ai piedi del grande Latemar, nella valle delle Dolomiti di Bolzano.
Si dice che un tempo lontano, una bellissima ninfa, o una sirena, abitasse le acque trasparenti di quel lago incantato, e che ogni giorno, sotto ai caldi raggi di sole, uscisse dalle acque e si pettinasse i lunghi capelli, che brillavano d'acqua nella luce del meriggio. Mentre scioglieva la lunga chioma dorata, la fanciulla cantava, e cantava... e il suo canto era pura magia... e chiunque lo udisse si perdeva d'amore per lei.
Ogni volta che qualche uomo di avvicinava al lago per cercare di vederla, però, la splendida fanciulla si rituffava sotto la superficie acquorea, e si poteva scorgere di lei solo un fulmineo guizzare d'argento.
La leggenda della Ninfa del Lago e l'inabissamento del sacro Femminino
La primavera è esplosa in tutta la sua fiorente bellezza, ma stasera fa freddino... è una sera perfetta per una nuova storia.
Questa storia racconta del meraviglioso Lago di Carezza, ai piedi del grande Latemar, nella valle delle Dolomiti di Bolzano.
Si dice che un tempo lontano, una bellissima ninfa, o una sirena, abitasse le acque trasparenti di quel lago incantato, e che ogni giorno, sotto ai caldi raggi di sole, uscisse dalle acque e si pettinasse i lunghi capelli, che brillavano d'acqua nella luce del meriggio. Mentre scioglieva la lunga chioma dorata, la fanciulla cantava, e cantava... e il suo canto era pura magia... e chiunque lo udisse si perdeva d'amore per lei.
Ogni volta che qualche uomo di avvicinava al lago per cercare di vederla, però, la splendida fanciulla si rituffava sotto la superficie acquorea, e si poteva scorgere di lei solo un fulmineo guizzare d'argento.
16 aprile 2014
Avigliana e le Matronae
Avigliana - Torino - PIEMONTE
Luogo di ritrovamento di uno dei cippi delle antiche Matronae celtiche - Luogo di culto femminile
Il luogo preciso in cui sono stati scoperti diversi reperti antichi, fra cui lo splendido cippo delle Matronae danzanti di Avigliana, si chiama Borgata Malano.
Riportiamo un brano tratto dal comunicato stampa del Comune di Avigliana, in occasione dell'evento "Archeologia a porte aperte":
"Il sito denominato “Statio ad Fines” o “Fines Cotii” che si trova in Borgata Malano di Avigliana è molto importante per la ricostruzione storica del Piemonte Romano. Il suo appellativo indica che si tratta di un confine di frontiera con dogana sulla via delle Gallie fra l’Italia romana e il distretto delle Alpi Cozie. Dai ritrovamenti risulta che era anche un luogo di culto. Lo attesta, in particolare, il Cippo in marmo con dedica alle matrone (risalente al I° secolo dopo Cristo). Il culto delle Matrone, noto da molte altre epigrafi piemontesi, affonda le proprie radici nel patrimonio religioso primitivo preceltico. Le Matrone in epoca romana sono molto popolari negli ambienti rurali perché protettrici dei cicli generativi della natura e delle donne. La frequenza del loro culto nei distretti alpini ne suggerisce la caratteristica di divinità tutelari dei luoghi di passaggio (...)"
Luogo di ritrovamento di uno dei cippi delle antiche Matronae celtiche - Luogo di culto femminile
Il luogo preciso in cui sono stati scoperti diversi reperti antichi, fra cui lo splendido cippo delle Matronae danzanti di Avigliana, si chiama Borgata Malano.
Riportiamo un brano tratto dal comunicato stampa del Comune di Avigliana, in occasione dell'evento "Archeologia a porte aperte":
"Il sito denominato “Statio ad Fines” o “Fines Cotii” che si trova in Borgata Malano di Avigliana è molto importante per la ricostruzione storica del Piemonte Romano. Il suo appellativo indica che si tratta di un confine di frontiera con dogana sulla via delle Gallie fra l’Italia romana e il distretto delle Alpi Cozie. Dai ritrovamenti risulta che era anche un luogo di culto. Lo attesta, in particolare, il Cippo in marmo con dedica alle matrone (risalente al I° secolo dopo Cristo). Il culto delle Matrone, noto da molte altre epigrafi piemontesi, affonda le proprie radici nel patrimonio religioso primitivo preceltico. Le Matrone in epoca romana sono molto popolari negli ambienti rurali perché protettrici dei cicli generativi della natura e delle donne. La frequenza del loro culto nei distretti alpini ne suggerisce la caratteristica di divinità tutelari dei luoghi di passaggio (...)"
Il Regno della Regina Tanna
Marmarole - Cadore - Belluno - VENETO
Il Regno della Regina Tanna
Fra le molte regine divine che regnavano sulle Dolomiti in tempo arcaico-matriarcale, una di queste è Tanna, sovrana delle aspre Marmarole. Il suo regno era abitato dai Croderes, entità fatte di pietra, fredde e prive di sentimenti, così come fredde e rigide appaiono le Marmarole. Ogni regina divina, infatti, incarna le fattezze del proprio regno, ovvero ritrae i suoi lineamenti, siano essi dolci e accoglienti, o ruvidi e inospitali.
Narra la leggenda che Tanna non desiderasse essere così ruvida e inospitale... il suo cuore voleva fiorire, i suoi occhi volevano sorridere, e lei desiderava tanto amare gli uomini, suoi figli.
Scese dalle alte Marmarole e rese quell'ambiente dolce e piacevole, rese la natura benigna verso l'uomo, lo protesse da valanghe e tempeste di neve... si innamorò ed ebbe un figlio. Eppure il cuore dell'uomo spesso è duro e vile.
A causa del suo amante, la regina Tanna perse il suo amatissimo figlio e la sua sposa, e piena di dolore decise di tornare in cima alle Marmarole, insieme ai suoi sudditi Croderes, anch'essa come loro ormai priva di sentimento.
Il Regno della Regina Tanna
Fra le molte regine divine che regnavano sulle Dolomiti in tempo arcaico-matriarcale, una di queste è Tanna, sovrana delle aspre Marmarole. Il suo regno era abitato dai Croderes, entità fatte di pietra, fredde e prive di sentimenti, così come fredde e rigide appaiono le Marmarole. Ogni regina divina, infatti, incarna le fattezze del proprio regno, ovvero ritrae i suoi lineamenti, siano essi dolci e accoglienti, o ruvidi e inospitali.
Narra la leggenda che Tanna non desiderasse essere così ruvida e inospitale... il suo cuore voleva fiorire, i suoi occhi volevano sorridere, e lei desiderava tanto amare gli uomini, suoi figli.
Scese dalle alte Marmarole e rese quell'ambiente dolce e piacevole, rese la natura benigna verso l'uomo, lo protesse da valanghe e tempeste di neve... si innamorò ed ebbe un figlio. Eppure il cuore dell'uomo spesso è duro e vile.
A causa del suo amante, la regina Tanna perse il suo amatissimo figlio e la sua sposa, e piena di dolore decise di tornare in cima alle Marmarole, insieme ai suoi sudditi Croderes, anch'essa come loro ormai priva di sentimento.
5 aprile 2014
La Borsa della Viaggiatrice
La Viaggiatrice - così come il Viaggiatore - è colei che seguendo l'istinto e l'ispirazione, ovvero la Chiamata dei luoghi che più rispecchiano la sua natura e le parlano in un linguaggio naturale fatto non di parole, ma di gioia, di emozioni, di percezioni profonde e travolgenti, si mette alla loro ricerca e, cercando, scavando e Ascoltando, ne ritrova il canto antico, quella melodia che narra di culti antenati, o semplicemente di pura magia naturale.
Ascoltare e rispondere alla Chiamata dei luoghi, ovvero delle più belle e vergini manifestazioni della Grande Madre, è come farsi guidare da Lei verso di Lei, e permette alla Viaggiatrice - e al Viaggiatore - di Ritrovarla, di Riconoscerla e cominciare ad agire per Ri-Membrarla.
In ognuna di noi vive la Viaggiatrice - o il Viaggiatore - e ognuna di noi è Chiamata in modi diversi eppure tutti legati alla stessa origine luminosa.
Pertanto Viaggiamo, tutte insieme, in compagnia o in solitudine... Viaggiamo per Ritrovare Lei, che ci chiama e ci chiede di far di nuovo parte delle nostre vite, dentro e fuori, nell'anima e nella natura che ci circonda.
Cerchiamola dove Lei e le nostre Antenate ci hanno lasciato delle tracce luminose, dove reperti e leggende si sono radicati così in profondità che ancora oggi sopravvivono e ci narrano della sua Armonia e della sua Magia.
Cerchiamola ovunque, perché Lei ci chiama... la sua voce canta per noi attraverso il vento che accarezza i prati alpini, il gorgogliare delle sorgenti argentine, le rocce dalle forme femminili e maschili, i boschi silenziosi e la memoria di quelle poche anziane e di quei pochi anziani che ancora la ricordano, e hanno conservato le sue storie segrete.
Cerchiamoli e chiediamo, e mettiamo nella nostra Borsa di Viaggiatrici tutto ciò che troviamo, per poi condividerlo e farlo rivivere di nuovo.
Così facendo, Lei tornerà in noi.
Ascoltare e rispondere alla Chiamata dei luoghi, ovvero delle più belle e vergini manifestazioni della Grande Madre, è come farsi guidare da Lei verso di Lei, e permette alla Viaggiatrice - e al Viaggiatore - di Ritrovarla, di Riconoscerla e cominciare ad agire per Ri-Membrarla.
In ognuna di noi vive la Viaggiatrice - o il Viaggiatore - e ognuna di noi è Chiamata in modi diversi eppure tutti legati alla stessa origine luminosa.
Pertanto Viaggiamo, tutte insieme, in compagnia o in solitudine... Viaggiamo per Ritrovare Lei, che ci chiama e ci chiede di far di nuovo parte delle nostre vite, dentro e fuori, nell'anima e nella natura che ci circonda.
Cerchiamola dove Lei e le nostre Antenate ci hanno lasciato delle tracce luminose, dove reperti e leggende si sono radicati così in profondità che ancora oggi sopravvivono e ci narrano della sua Armonia e della sua Magia.
Cerchiamola ovunque, perché Lei ci chiama... la sua voce canta per noi attraverso il vento che accarezza i prati alpini, il gorgogliare delle sorgenti argentine, le rocce dalle forme femminili e maschili, i boschi silenziosi e la memoria di quelle poche anziane e di quei pochi anziani che ancora la ricordano, e hanno conservato le sue storie segrete.
Cerchiamoli e chiediamo, e mettiamo nella nostra Borsa di Viaggiatrici tutto ciò che troviamo, per poi condividerlo e farlo rivivere di nuovo.
Così facendo, Lei tornerà in noi.
Iscriviti a:
Post (Atom)